Tuesday, 30 November 2010

Wikileaks: oops, imbarazzante - terza parte: Iran, Italia, etc.

di Rinaldo Francesca

(qui la prima parte)

(qui la seconda parte)

Un'interruzione al corso dei nostri pensieri è a questo punto obbligatoria: no, non la passeremmo liscia se continuassimo fare i vaghi e fischiettare come niente fosse, ignorando questa "eeedizione straordinariaaa" che ha colpito i media occidentali in questi ultimi due giorni.
Ebbene sì, Julian Assange ha colpito ancora: Wikileaks ha scaricato sul mondo tonnellate di ulteriori soffiate e indiscrezioni sotto forma di comunicazioni via cavo da centinaia di ambasciate USA in altrettanti paesi, attraverso il loro consueto network, chiamato SIPRNet: comunicazioni che, viste come un grande mosaico, danno l'idea di che tipo di pagella l'oligarchia statunitense è andata in questi anni scrivendo sulle oligarchie nostrane, bla-bla-bla, e tante altre cose che sapete già.
Saprete altresì che, trattandosi di circa 250.000 documenti, per quanto grandi siano il nostro amore per Voi e l'irrefrenabile desiderio di condividere quante più informazioni con Voi (nell'attesa di essere di tanto in tanto contraccambiati), non è per il momento nostra intenzione leggere ogni singolo documento a caccia di scoop – un'attività che, a ritmo di cento documenti al giorno, ci terrebbe occupati per i prossimi sette anni. Diciamo che non Vi amiamo fino a quel punto.
Quella che segue è quindi una parziale e distorta sintesi.
I suddetti documenti furono consegnati settimane fa a varie pubblicazioni qua e là per l'Europa, per dare tempo agli editori di leggerli con calma e pubblicare quanto ritenevano opportuno far sapere ai loro lettori: The New York Times, The Guardian, Der Spiegel, Le Monde e El Paìs hanno così avuto l'anteprima (no, dài: sul serio pensavate che un "quotidiano" italiano sarebbe stato preso in considerazione? Naaaaaaa; vabeh, adesso basta piagnucolare, via!), e in data lunedì, 29 novembre 2010, i suddetti giornali hanno simultaneamente riempito le loro pagine delle ultime assangeries (neologismo da noi coniato: sentitevi liberi di usarlo, non crediamo alla filosofia del copyright): il tutto è avvenuto a orologeria, come in una magnifica coreografia con Esther Williams – e se questa non è una mossa dal sapore "oligarchico", allora non ne abbiamo mai vista una.
Sia come sia, l'italico ministro degli affari esteri, nonché vanto nazionale, Frattini Franco non ha voluto perdere tempo a informarci che "È l'11 settembre della diplomazia". [1]
Ma certo che lo è, Frattini, gioia mia.
Ti dirò di più: siccome il termine "stato fascista" appare in uno dei documenti Wikileaks pubblicati da Le Monde, termine pronunciato un anno fa dal diplomatico Jean-David Levitte nei confronti dell'Iran, [2] la connessione con l'11 settembre appare ancora più notevole per quanti sanno che questo stesso termine fu usato da illustri predecessori, quali l'impareggiabile coppia Nixon-Kissinger – in riferimento al Cile di Salvador Allende - nel lontano 1971. [3]
Poi, si sa, da cosa nasce cosa e, quando dalle parole si decise di passare ai fatti, Salvador Allende fu rimosso in un colpo di stato targato CIA – per l'appunto – l'11 settembre '73.
E se il Frattini avesse più ragione di quanto non creda?
Ma noi riteniamo che siano ben altre le perle regalate al vulgo dal MAESTRO (laddove MAE sta per Ministro Affari Esteri, e STRO sta per... ciò che preferite) in quelle dichiarazioni su Il Giornale. Udite-udite:
"[È] un attacco contro gli Stati Uniti [e quindi] bisogna fare di tutto per aiutare i nostri amici americani e, più in generale, per tutelare le relazioni diplomatiche internazionali", raccomanda Frattini – mai uno da tirarsi indietro quando si tratta di fare a chi scatta sull'attenti con più rapidità ogni qualvolta i gentili padroni soffiano in un fischietto.
E chi potrebbe dargli torto? In uno dei documenti Wikileaks pubblicati sul Guardian il nostro è addirittura nominato per-so-nal-men-te! [4]
Il documento in questione narra di un incontro con il segretario della difesa americano Robert Gates a febbraio di quest'anno, al quale sembra partecipò anche il nostro Frattini - e non azzardatevi a immaginare quest'ultimo con le manine raccolte, ansimante, che so io, con la lingua a penzoloni e un'entusiastica abbaiata di tanto in tanto: è pur sempre un onorevole. In quest'incontro Frattini si prodigava di mostrare la nostra obbedienza nel mandare, proprio come ci era stato ordinato per anni [5], al macello afghano altri giovani italiani – embeh? Tanto sono tutti figli di gente che il Frattini non dovrà mai incontrare, no? Vadano pure.
A quel punto Gates si rivolgeva al Frattini, ricordandogli che bisognava stare particolarmente in campana con l'Iran, sempre diabolicamente impegnato a sabotare i sacrosanti sforzi ISAF.
Qualcuno ci aiuti – peramordiddìo – a scacciare dalla testa l'immagine di un Frattini che, prono sul suo candido lettino, gambe all'insù nella sua stanza tappezzata di poster, confida al suo Diario: "Oggi il Segretario della Difesa USA mi ha rivolto la parola: e non si trattava neanche di cose come a-cuccia-seduto-da'-la-zampa... o no-no-no, cose serie, sai? Avresti dovuto vedermi, caro Diario, ci ho fatto un figurone, in mezzo a tutti quei signori importanti..."
Scusate, ma qui si perde il filo...
Insomma, come in ogni parziale e distorta sintesi che si rispetti, sarebbe opportuno cominciare dalle nostre assangeries preferite. Ecco una citazione dal Guardian: "Prese nell'insieme, le direttive [diplomatiche] forniscono una vivida istantanea della percezione americana di come minacce esterne siano intricatamente collegate da far girare la testa. Narcotrafficanti paraguayani erano sospettati di sostenere Hezbollah e al-Qaida, mentre i latino-americani signori della cocaina sarebbero stati collegati a reti criminali negli stati desertici dell'Africa occidentale, i quali sarebbero stati a loro volta connessi con terroristi islamici in Medio Oriente e in Asia". [6]
Come-come? Ommioddío, ma allora le oligarchie USA non hanno veramente mai smesso di credere alla fiaba paranoica di Claire Sterling, distillata in quel libro intitolato The Terror Network – 1981.
Come si era già scritto in queste pagine [7], "questo libro, fondamentalmente un romanzo liberamente ispirato a fatti reali, tentava disperatamente di provare che dietro a ogni singolo attentato terroristico degli anni precedenti, indipendentemente dal luogo e dal perpetratore – OLP, ETA, IRA, RAF, BR, etc. - fosse individuabile la mano nascosta dell'URSS".
A trent'anni di distanza, con l'URSS defunta, il network del terrore – a quanto pare – è ancora vivo e gode di ottima salute.
Wow!
D'altronde, com'è che dicevano i latini? Omnia munda mundis? O, per parafrasare, omnes octopi octopis? Insomma, tagliando corto: abbiamo la tendenza a vedere nostri simili ovunque, anche laddove non ce ne sono. Se sei un Terror Network tu stesso, vedrai Terror Networks ovunque. Là, senza bisogno di essere pretenziosi!
Un'altra chicca? Beh, visto che insistete...
Tralasciando quel dettagliuccio che è emerso, secondo cui il Dipartimento di Stato, sotto la guida di Hillary Clinton, avrebbe pensato bene di tenere sotto sorveglianza i diplomatici dell'ONU, seguendo la direttiva nota come NHCD (National HumInt Collection Directive) e includendo nel dossieraggio dati come informazioni biometriche, numeri di cellulare, transazioni di carte di credito, emails, spostamenti, nomi di famigliari, etc etc (il che non è assolutamente un'azione da "stato fascista"; ah, no e poi no! Non sognatevi nemmeno di pensarla in questi termini), beh, a parte questo trascurabile particolare, ciò che abbiamo trovato particolarmente spassoso è stato il personaggio a sorpresa tra gli ansiosi che ripetono senza sosta: "Bomb Iran! Bomb Iran!"....
Israele, dite? Mannooo, si era detto "personaggio a sorpresa"!
In questo caso è l'Arabia Saudita [8] a mettere in guardia contro lo "stato fascista" iraniano. Saggi consigli, soprattutto quando si considera che provengono da una nazione dove si preferisce lasciare che 15 ragazzine brucino vive piuttosto che permettere loro di fuggire da un'incendio senza il velo in testa [9], dove si rischiano 5 anni di galera e un'ammenda fino a $800.000 se si criticano le autorità su un blog [10], e dove una donna che viene stuprata da un gruppo di uomini potrebbe essere condannata a 200 frustate se i giudici dovessero decidere che se l'era andata a cercare. [11]
Ultima perla? D'accordo.
Per concludere, non poteva mancare un ulteriore "angolo Italia", stavolta non necessariamente sul tono gioviale ed entusiastico che contraddistingue le dichiarazioni dei nostri politici quando i loro padroni si ricordano di loro... o perlomeno, non così smaccatamente.
Marco Travaglio, ad esempio, facendo una delle cose che gli riescono meglio, riporta quanto si dice sulle assangeries riguardo a (indovinate un po') Silvio Berlusconi: "Berlusconi è visto come una macchietta, come un pagliaccio, come un personaggio ridicolo a livello internazionale e pericoloso a livello nazionale, la N. 2 dell’ambasciata americana, stiamo parlando di una signora che è stata per 4 anni di fatto la vice ambasciatrice lo definisce inetto, incapace di governare, inadatto a governare, vanitoso e dedito a queste feste selvagge che poi gli rubano tempo al riposo e quindi di giorno è una specie di pugile suonato". [12]
E fin qui nulla di nuovo. La cosa diventa più intrigante quando Travaglio continua con: "in ogni caso era diritto di Hilary Clinton, chiedere informazioni sugli affari privati che si sospetta esistere tra Putin e Berlusconi e credo anche tra Berlusconi e Gheddafi".
Mmm... continua Travaglio, hai la nostra attenzione.
"Affari privati e comunque vulnerabilità dell’Italia derivanti dal fatto che Berlusconi ha praticamente consegnato il rubinetto delle nostre forniture energetiche a due Paesi come la Russia e la Libia, il che espone l’Italia naturalmente a qualsiasi tipo da [sic] rappresaglia e di vendetta e obbliga l’Italia a essere la serva dei libici e dei russi".
Vedete, noialtri - popolo ignorante che non siamo altro - abbiamo sempre visto questo guardare a est e nel Mediterraneo per le forniture energetiche dell'Italia come a un voler spezzare il cordone ombelicale con l'egemonia Esso-Shell-Total, etc etc...
Solo con anni di studi e ragionamenti sopraffini si può arrivare a capire che si tratta in realtà di trasformare l'Italia in una "serva dei libici e dei russi", e che solo ritornando all'ovile il paese riconquisterà la propria indipendenza e sovranità.
Capito, bambini?
Va bene, chiusa l'immensa parentesi.

(qui la quarta parte)

[1] Wikileaks, Frattini: "E' l'11 settembre della diplomazia" I pm di Roma: "Valutiamo se ci sono estremi di reato", Il Giornale, 29 novembre 2010, pubblicato qui:
http://www.ilgiornale.it/esteri/wikileaks_frattini_e_l11_settembre_diplomazia_i_pm_roma_valutiamo_se_ci_sono_estremi_reato/usa-politica-berlusconi-wikileaks-reato-file-11_settembre-procura/28-11-2010/articolo-id=490127-page=0-comments=1
[2] La diplomatie française vue de Washington, Le Monde, 29 novembre 2010, disponibile su:
http://www.lemonde.fr/international/article/2010/11/29/paris-vu-de-washington_1446127_3210.html
[3] Peter Kornbluh: Las inéditas cintas de Nixon sobre Chile y Allende: el lenguaje del imperio, reperibile su:
http://pcperuano.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1445:petter-kornbluh&catid=3:internacional&Itemid=28
Una versione in italiano si trova qui:
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7422
[4] US embassy cables: Gates warns of war, The Guardian, 29 novembre 2010, pubblicato su:
http://www.guardian.co.uk/world/us-embassy-cables-documents/248624
[5] Vedere per esempio: Europe should do more in Afghanistan, 22 gennaio 2008, disponibile su:
http://www.ambwindhoek.esteri.it/NR/rdonlyres/587D7B0C-2284-47B6-AF79-734533E4E27D/26463/interview_bonanni_de_hoop_scheffer.pdf
non ci riesce per il momento di reperire l'originale, apparso su Repubblica.
[6] Robert Booth e Julian Borger: US diplomats spied on UN leadership, 28 novembre 2010, disponibile su:
http://www.guardian.co.uk/world/2010/nov/28/us-embassy-cables-spying-un
[7] Vedere http://ap0ti.blogspot.com/2010/05/perche-le-correzioni-non-funzionano.html
[8] Ian Black e Simon Tisdall: Saudi Arabia urges US attack on Iran to stop nuclear programme, The Guardian, 28 novembre 2010, disponibile su:
http://www.guardian.co.uk/world/2010/nov/28/us-embassy-cables-saudis-iran
[9] Saudi police 'stopped' fire rescue, reperibile su:
http://news.bbc.co.uk/1/hi/1874471.stm
[10] Saudi Arabia: Travel ban against blogger Mr Raif Badawi for criticising religious police, pubblicato su:
http://www.frontlinedefenders.org/node/2281
[11] Richard Pendlebury: My harrowing story, by the teenage girl who was sentenced to 200 lashes after being gang raped in Saudi Arabia, The Daily Mail, 30 novembre 2007, disponibile su:
http://www.dailymail.co.uk/femail/article-498849/My-harrowing-story-teenage-girl-sentenced-200-lashes-gang-raped-Saudi-Arabia.html
[12] Intervento reperibile qui:
http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2572862.html

Sunday, 21 November 2010

Tutti parte di una grande famiglia

di Rinaldo Francesca

Questi sono giorni emozionanti amici, giorni carichi di dio-solo-sa quali strabilianti sorprese per infondere nuova linfa vitale allo spirito della nazione: si pensi solo che la prossima tappa del casting per l'Isola dei Famosi è dietro l'angolo [1] – un fremito ci percorre il corpo – per non parlare dell'impaziente libidine (si può scrivere “libidine” su internet?) che ci scrolla nel profondo, al pensiero di un'intera discarica di nuove fiction che, come una meravigliosa e spumeggiante cloaca, si prepara a riversarsi nelle case degli italiani, attraverso il nostro Dio TV, nella stagione che verrà [2]. Con tutto questo da fare, onestamente, Àp0ti non ha certo tempo di occuparsi di quisquilie: ci sia però permesso – visto che gli scossoni al corso della Storia vengono sempre a gruppi di tre – di aggiungere una terza rivelazione epocale che, da una settimana a questa parte, circola con non chalance da un mezzo mediatico all'altro: avvicinatevi dunque, e udite-udite, poiché sembrerebbe che la CIA – così narrano le pagine del New York Times [3] – abbia consapevolmente e ripetutamente dato asilo a criminali nazisti negli Stati Uniti, proteggendoli e avvalendosi della loro collaborazione professionale nell'ultimo mezzo secolo.
Sia l'approfondimento che segue da considerarsi dedicato a tutti coloro la cui scioccata reazione alla notizia è stata più o meno qualcosa come: “Embe'?”
Lasciate che ci si spieghi. Siamo d'accordo: il New York Times, con questa notizia-bomba, assomiglia tristemente a un ipotetico personaggio che – occhi pallati e fiato in gola – dovessse rivelare al mondo di avere le prove che la Santa Sede avrebbe occasionalmente dato la cittadinanza vaticana a qualche cattolico. Di tanto in tanto.
Non c'è dubbio. Ma non è questo il punto.
Ci rivolgiamo a Voi, Sacra Famiglia Proprietaria del New York Times: nel Nome del Padre, Arthur Ochs Sulzberger, del Figlio, Arthur Ochs Sulzberger Jr, e degli azionisti di maggioranza Golden, Cohen, Adler e Dryfoos [4]: è dunque arrivato il momento – per usare una trita eppur calzante metafora – di tirare fuori gli scheletri dall'armadio? Tutti, ma proprio tutti?
No perché, sapete, Famiglia Piena di Grazia, non è da stamattina che la nazi-USA connection è stata smascherata da fior di studiosi e reporter investigativi, e non solo la connection che collega la squadra del Fuhrer al “mondo” delle istituzioni governative americane (vedi CIA), ma soprattutto quella che unisce il Partito Nazionalsocialista al “mondo” industriale e finanziario USA (sì, inizialmente avevamo anche noi difficoltà a distinguere uno dei suddetti “mondi” dall'altro; ma nulla che non possa essere superato con una sana dose di pratica su quel giochino Individuate le Sette Differenze tra Queste Due Immagini, disponibile con la Settimana Enigmistica).
Per esempio, Sacra Famiglia, fa sempre bene ricordare per l'ennesima volta l'Operazione Paperclip che l'OSS – progenitrice della CIA – mise in piedi nel 1945 per consentire la fuga a taluni scienziati del Terzo Reich attraverso network segreti (noti come ratlines): ma di questa roba hanno già parlato cànidi e suini – con tutto rispetto – e in letteratura che non era nemmeno del tutto attinente con il tema. Per dire, Eric Schlosser in Fast Food Nation [5] ci parla per esempio del celeberrimo prof. Wernher von Braun che, dopo un strepitosa carriera nell'esercito tedesco in qualità di scienziato nel programma missilistico (svilupppato nel campo di concentramento di Dora-Nordhausen, dove lavorarono a morte 20.000 prigionieri) poté, grazie al salvataggio delle forze armate americane, continuare indisturbato il suo lavoro negli Stati Uniti; o di Heinz Haber, che sperimentò su esseri umani per studiare gli effetti della pressione ad alta quota per conto della Luftwaffe: come nel caso di von Braun, i prigionieri del campo di Dachau, utilizzati per questi esperimenti, venivano regolarmente uccisi e sezionati. Anche Haber naturalmente continuò la sua carriera negli USA, con la benedizione dell'OSS (detto per inciso, entrambi questi buontemponi, von Braun & Haber, lavorarono a un certo punto per la Walt Disney, su un progetto chiamato Tomorrowland, basato a Disneyland: penfenuti pampìni, in laboratorio di zii Heinz und Wernher!).
Fa altresì bene parlare, come fa l'articolo sul Vostro NY Times, del caso di Otto Albrecht Alfred von Bolschwing che, da braccio destro di Adolf Eichmann negli anni '30, divenne agente della CIA in Austria [6].
E anche queste nuove, ultime rivelazioni sembrerebbero non fare eccezione nella loro prevedibilità: stavolta si parla di altri nazisti a cui la Agency garantì impunità e protezione. L'unica novità, a quanto ci è dato leggere sul Sulzberger Times, è che oggi si hanno maggiori certezze di come la loro identità e il loro passato fossero sempre stati il proverbiale segreto di Pulcinella.
Like, duh!
Come si dice dottamente dalle vostre parti.
Non fraintendeteci, tutto questo va bene, per carità Sacra Famiglia, e complimenti per la pubblicazione dello “scottante dossier” [7] che, per dirla con le parole apparse su La Stampa “rischia di trasformarsi in una patata bollente per il presidente Barack Obama” [8].
Tuttavia, e qui arriviamo al punto, se è veramente arrivato il momento di sfrattare gli scheletri dall'armadio, non sarebbe forse il caso di cominciare da altre, più antiche rivelazioni, che da anni continuano risolutamente a non apparire sul Vostro illustre giornale, e che potrebbero rivelarsi “una patata bollente” per ben altri ex-presidenti – famiglie comprese?
Toh, tanto per fare un esempio, già sei anni orsono il giornalista americano John Buchanan scopriva, dopo estenuanti ricerche nell'immensa Libreria del Congresso e nell'Archivio Nazionale, che le finanziarie americane Brown Brothers Harriman e Union Banking Corporation, prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, curavano gli interessi economici di magnati industriali tedeschi che, con i loro finanziamenti, avevano contribuito all'ascesa al potere del partito nazista e continuavano a garantire lo sviluppo della sua macchina da guerra. Un nome sembra spiccare tra tutti: quello dell'industriale dell'acciaio Fritz Thyssen, nazista della prima ora. Allora, possiamo dire che la BBH e la UBC fossero di fatto delle agenzie per riciclaggio di denaro nazista? O è maleducazione? Insomma, ci sarà pure stata una ragione se l'FBI mise sotto sequestro queste compagnie nel '42, con l'accusa di fare affari con il nemico? Che cosa raccontiamo ai nostri àpoti lettori, Sacra Famiglia?
Beh, se dovessimo solo basarci su quanto appare sul Vostro illustre giornale, non diremmo proprio nulla, visto che nulla di questa storia sembra essere apparso sulle Vostre pagine. A meno che, naturalmente, siamo noi così pasticcioni da non aver ancora imparato a usare correttamente il vostro motorino cerca-notizie “dal 1851 a oggi”.
Né siamo riusciti a trovare menzione del fatto che la fortuna della famiglia Bush derivi proprio dall'aver intrattenuto simili cordiali rapporti d'affari con i nazisti prima e durante la guerra, visto che il rampante Prescott Bush – rispettivamente padre e nonno degli ex-presidenti Bush I & Buh II – era appunto direttore della BBH e della UBC!
Una storia del genere era apparsa sull'inglese Guardian a suo tempo [9]; così abbiamo dedicato un po' del nostro tempo a cercare un articolo dedicato a questa intrigante vicenda anche sul sito del New York Times. Nulla. Ci dichiariamo sconfitti.
Ora, è ben risaputo che negli USA, se mai c'è un'autorità che ha l'ultima parola assoluta, quando si tratta di stabilire chi sia o non sia un nazista, questa è la temutissima Anti-Defamation League. E poveri voi se doveste mai finire sulla sua lista dei Cattivi. Fine della vostra carriera. RIP.
Cogliamo qui l'occasione per salutare cordialmente tutto lo staff all'ADL e augurare anticipatamente felice Chanukah a tutti! Vogliamoci bene, OK?
Chiusa parentesi.
Orbene, l'ADL si era già pronunciata nel 2003 per quanto riguardava la famiglia Bush, dicendo che simili fesserie non erano da prendere in considerazione e che, quand'anche fossero vere, non provavano assolutamente che Prescott Bush o i suoi discendenti fossero simpatizzanti nazisti. E poi del resto Fritz Thyssen era anche caduto in disgrazia con il partito nazista. Chiusa la discussione. [10]
Riassumendo: l'ADL intima di non seguire quella pista. Il New York Times non segue quella pista.
Ogni collegamento tra le due cose è da ritenersi un'oltraggiosa teoria di complotto. Punto.
Messaggio per i nostri avvocati: come stiamo andando finora?
Vabeh, ad ogni modo – volendo anche lasciar perdere i Bush – sono passati trentaquattro anni da quando il prof. Anthony Cyril Sutton pubblicava il suo Wall Street and The Rise of Adolf Hitler [11], dove veniva provato senza ombra di dubbio come alcune tra le maggiori dinastie industriali americane avessero resa possibile l'ascesa del partito nazista: Henry Ford, per esempio (che ricevette dai nazisti una medaglia dell'Ordine dell'Aquila Tedesca nel '38; guarda caso, la sua fabbrica a Colonia, nonostante fosse un legittimo obiettivo militare, non fu mai bombardata durante la guerra); o la General Electrics (nessuna delle sue dieci fabbriche in Germania fu mai bombardata); o la Standard Oil dei Rockefeller (che durante la guerra prestava aiuti tecnici alla tedesca I.G. Farben per sintetizzare dal carbone la benzina che faceva volare gli aerei della Luftwaffe; d'altronde c'erano persone che sedevano sia nel consiglio di amministrazione della IG Farben negli USA che in quello della Standard Oil); oppure la ITT (che finanziava le fabbriche dove si producevano gli aerei Focke-Wulf Fw 190); o la Osram; o la IBM.
Insomma, di questo e altro parlava il prof. Sutton. [12]
Frenino tuttavia il loro entusiasmo quanti si stanno apprestando in questo momento a digitare il nome del defunto professore sul motore di ricerca del NY Times “dal 1851 a oggi”. Non troverete nulla. Insomma, Sacra Famiglia, niente da fare, hey?
Nemmeno un accennino su quella storiella secondo cui la Twentieth Century Fox investì capitali per produrre una serie di film di propaganda per Hitler nel 1932? [13]
No, a quanto pare no.
Insomma, abbiamo capito la lezione, Sacra Famiglia. Certe dinastie vanno lasciate in pace. D'accordo.
Com'è quel detto? Una Sacra Famiglia lava l'altra?
Auf Wiedersehen. Gott mit Euch.

[1] http://www.castingisoladeifamosi.rai.it/isola/
[2] http://www.nuoveproduzioni.it/fiction-rai-mediaset-2010-2011.htm
[3] Eric Lichtblau: Nazis Were Given ‘Safe Haven’ in U.S., Report Says, The New York Times, 13 novembre 2010, pubblicato su:
http://www.nytimes.com/2010/11/14/us/14nazis.html?_r=1
[4] Ron Chernow: Who's in Charge Here, The New York Times, 26 settembre 1999, disponibile (talvolta) qui:
http://www.nytimes.com/books/99/09/26/reviews/990926.26chernot.html
[5] Eric Schlosser: Fast Food Nation, pp.38-9 dell'edizione Penguin Books, Londra 2002
[6] Kevin C. Ruffner: CIA's Support to the Nazi War Criminal Investigations, 14 aprile 2007, sul sito della CIA:
https://www.cia.gov/library/center-for-the-study-of-intelligence/csi-publications/csi-studies/studies/97unclass/naziwar.html
[7] Reperibile qui:
http://documents.nytimes.com/confidential-report-provides-new-evidence-of-notorious-nazi-cases?ref=us#p=1
[8] Francesco Semprini: Nazisti negli Usa con l’aiuto della Cia, La Stampa, 15 novembre 2010. Una versione dell'articolo è riportata qui:
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&sez=120&id=37283&print=preview
[9] Ben Aris e Duncan Campbell: How Bush's grandfather helped Hitler's rise to power, The Guardian, 25 settembre 2004, disponibile su:
http://www.guardian.co.uk/world/2004/sep/25/usa.secondworldwar
[10] Questo commento appare qui:
http://www.adl.org/Internet_Rumors/prescott.htm
[11] Oggi disponibile online:
http://reformed-theology.org/html/books/wall_street/index.html
[12] Intervista reperibile qui:
http://video.google.com/videoplay?docid=6244851259954264539#
[13] Webster G. Tarpley: In 1932, Fox Helped Make Propaganda Films for Hitler, 30 settembre 2010, pubblicato qui:
http://tarpley.net/2010/09/30/in-1932-fox-helped-make-propaganda-films-for-hitler/

Monday, 15 November 2010

Morali senza Dio

di Raffaele Carcano

Gran parte dell’umanità vive oggi in società in cui non esiste più la certezza dell’esistenza di Dio. Non che nei tempi andati ci fossero evidenze di diverso tenore, ora venute improvvisamente meno: molto più semplicemente, a venir meno sono state quelle leggi che garantivano adeguate punizioni a coloro che osavano mettere in discussione un simile assunto. La laicizzazione e la secolarizzazione hanno fatto il loro corso: il numero dei non credenti è cresciuto esponenzialmente con il crescere dell’istruzione, del tenore di vita, del riconoscimento della libertà di espressione, ma anche la gran parte dei credenti sa che, ormai, affidarsi a Dio significa affidarsi a qualcuno sulla cui esistenza si può solo congetturare. La conseguenza più eclatante di tale situazione è che qualsiasi morale, la cui legittimità riposi su presunte leggi istituite da un essere divino la cui esistenza è opinabile, e la cui interpretazione sia lasciata ad esseri umani inevitabilmente fallibili, si trova ora priva di qualsivoglia fondamento.
Dell’enormità della posta in gioco sono molto più consci in Vaticano che alla Mecca – anche perché i leader arabo-musulmani rientrano tra coloro le cui affermazioni sono tuttora protette con l’uso della coercizione. Benedetto XVI prova probabilmente un po’ di invidia per i fratellastri islamici, ma deve fare di necessità virtù: è per questo che la Chiesa cattolica, dopo averlo combattuto a lungo, ha negli ultimi anni valorizzato il «diritto naturale», accompagnandolo con la richiesta del «riconoscimento delle radici cristiane». Succedanei dal valore argomentativo praticamente inesistente, e che infatti possono attecchire soltanto in ambienti già aprioristicamente favorevoli alle istanze ecclesiastiche.
Tuttavia, qualcuno ci ricorda che una base morale esiste già: è quella che ci accomuna agli altri primati. Presso scimpanzé, bonobo, gorilla, è infatti possibile ravvisare comportamenti e desideri molto simili ai nostri: come noi sono capaci di manifestare emozioni, affetti, altruismo «disinteressato». Il primatologo Frans De Waal, in un importante articolo disponibile sul sito del New York Times, intitolato Morals Without God? (Morali senza Dio?), ha evidenziato molto bene questo aspetto, approfondendo anche ciò che ne consegue. La nostra prossimità biologica con gli altri primati è talmente evidente che è da questo dato di fatto che il dibattito dovrebbe cominciare, anche se ciò genererà mal di pancia a chi continua a pensare che l’uomo è tuttora al centro del «creato», e le altre specie sono state poste a sua completa disposizione. «L’accettazione dell’evoluzione può aprire un abisso morale, per chi crede che la morale discenda da Dio», chiosa a ragione l’etologo olandese, notando come solo un pertinace creazionista possa oggi negare la maggior antichità della moralità rispetto alla religione, che ha alle spalle solo poche migliaia di anni di storia. Qualcuno può ancora veramente credere, scrive ancora De Waal, «che, prima che avessero una religione, i nostri antenati mancavano di norme sociali, o non assistevano i propri simili in difficoltà?» La moralità «è costruita dentro di noi»: e la religione, piuttosto che una fonte della moralità, può invece essere ritenuta un suo mero «accessorio».
Problemi di questo tipo, tuttavia, non sono un’esclusiva dei credenti, sostiene De Waal. Anche se siamo discendenti di altri animali sociali, ritiene difficile definire uno scimpanzé, che non sembra in grado di giudicare l’adeguatezza delle azioni che non coinvolgono se stesso, «un essere morale». La specificità della moralità umana consisterebbe nella propensione a muoversi «verso standard universali combinati con un elaborato sistema di giustificazione, controllo e punizione». Le religioni si sono rivelate straordinariamente adeguate a soddisfare tale impulso: una morale senza Dio è in grado, si chiede De Waal, di fare altrettanto? Ulteriore difficoltà: è «impossibile sapere a cosa assomiglierebbe la nostra moralità» se non avessimo alle spalle millenni di religione. Occorrerebbe trovare una cultura umana che non si sia mai imbattuta nella religione. Impossibile. Del resto, come hanno sostenuto Telmo Pievani e altri sulla scia di Pascal Boyer, siamo in qualche modo «nati per credere». Anche se non siamo affatto destinati a morire cristiani.
Criticando i new atheists, De Waal sostiene che la scienza non è in grado di costituire un’alternativa migliore della religione. Non abbiamo bisogno di Dio per spiegare cosa siamo ora, scrive, ma ciò non implica che la scienza o una visione naturalistica del mondo possano automaticamente diventare un’ispirazione per realizzare il bene. Ogni nuovo sistema ideologico sviluppato per sostenere un certo quadro morale sarebbe infatti destinato, conclude scetticamente, a produrre «una sua lista di principi, i suoi profeti, i suoi devoti seguaci», tanto da apparire molto presto simile «a ogni vecchia religione».
Ricapitolando: dobbiamo metterci alle spalle Voltaire, che sosteneva che «se Dio non ci fosse, bisognerebbe inventarlo», perché l’invenzione di Dio non ha aiutato più di tanto la specie umana dal punto di vista morale. E dobbiamo dimenticare anche Dostoevskij, che riteneva che «senza Dio tutto è permesso», perché con o senza Dio la morale di homo sapiens continua a basarsi, nelle sue caratteristiche più rilevanti, su una morale ‘animale’ risalente ad almeno dieci milioni di anni fa. Ma, poiché non vi sono evidenze che tale morale possa evolvere in qualcosa di molto diverso, anche le etiche non religiose sono destinate allo stesso scacco. Lo scetticismo di De Waal, come si può notare, è notevole, tanto da condurre a una totale impasse: sappiamo che la morale non discende da Dio, ma sappiamo anche di avere pochi margini di manovra per godere di vite morali migliori di quelle odierne.
Tale insolubile difficoltà affliggerebbe dunque nella stessa misura credenti e non credenti. Ma stanno realmente così le cose? Forse la difficoltà è soprattutto dei credenti, che si trovano a dover far fronte a un intero castello ideologico in macerie e a una consolidata abitudine a vivere secondo una morale preconfezionata da qualcun altro. Come se non bastasse, l’inadeguata propensione a mettere mano ai problemi è amplificata dal fatto che le concezioni problematiche sono ritenute «sacre» e, pertanto, difficilmente modificabili. Non è dunque un caso che i credenti siano largamente estranei al dibattito che è stato già avviato negli ultimi anni (si vedano, per esempio, i contributi riportati in coda a Primati e filosofi dello stesso De Waal). I non credenti partono infatti avvantaggiati: cercare di risolvere un problema ritenuto insolubile è una sfida impegnativa, fors’anche utopica, ma più facile da affrontare da parte di chi non ha da rimuovere macigni dogmatici, non ha autorità morale a cui sottomettersi, ed è abituato a creare autonomamente il senso da dare alla propria vita.
Nell’ultimo capitolo di Uscire dal gregge abbiamo riconosciuto che anche una comunità di non credenti (come qualunque comunità umana, fosse anche una bocciofila!) può andare incontro a derive come quelle paventate da De Waal. I non credenti sembrano però disporre di migliori anticorpi: sono infatti più propensi dei credenti ad ammettere che anche il proprio gruppo può correre certi rischi, e sono più abituati – in quanto più laici, in quanto più abituati a ragionare sulla base di evidenze – ad ascoltare le tesi altrui, cogliendo quanto di buono possono offrire per sviluppare ulteriormente le proprie. Sono qualità che non necessariamente sono precluse ai credenti, ovviamente: lo sono però per coloro che appartengono a comunità di fede in cui sono assenti «semplici e praticabili modalità di ingresso e di uscita, democrazia interna, circolazione delle informazioni, riconoscimento delle differenze, spazi per introdurre cambiamenti, la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero anche quando è critico nei confronti della dirigenza».
Caratteristiche di questo tipo non sono utili soltanto alle società: sono utili anche agli individui, e non solo per sviluppare una morale. Del resto, il fine ultimo di confronti di questo tipo non è certo l’imposizione di una morale unica: è semmai quello di creare società che diano strumenti e spazi affinché ognuno si crei la propria, con una propria concezione del bene, all’interno di un quadro minimo di regole condivise e da rispettare. Per farlo, non c’è dunque affatto bisogno di lunghe liste di dogmi, di nuovi profeti, di devoti seguaci di nuove e vecchie ideologie ritenute inattaccabili.

Questo articolo è apparso il 15 novembre 2010 su http://www.uaar.it

Wednesday, 10 November 2010

Mark Penn: Obama deve trovare quel "momento giusto", come Clinton dopo l'attentato di Oklahoma

di Scott Creighton

Penn lavorò per il presidente Clinton come sondaggista per 6 anni (dalla fine del ’94 fino al 2000). Durante questo periodo divenne uno dei più importanti ed influenti consulenti del presidente. Nel 2000, il Washington Post concluse in una sua analisi che nessun sondaggista era mai diventato “così profondamente integrato nella formazione dei programmi politici di un'amministrazione presidenziale come lo era stato Penn” – l'attentato ad Oklahoma City avvenne nell'aprile del 1995

L'ex consulente di campagna elettorale per Hilary Clinton e presidente della lobby di propaganda Burson-Marsteller, Mark Penn, ha ventilato che ciò di cui ha bisogno Obama adesso per “riconnettersi” con gli elettori e per ricostruire il suo inesistente consenso, è un altro attacco terroristico in stile Oklahoma City. Ha fatto quest'affermazione in diretta nel talk show Hardball, con Chris Mathews e a quanto pare Chris non gli ha vomitato addosso, non lo ha preso a schiaffi né se n'è andato via dal set, come certe donne avevano fatto nello show The View.
Non mi riesce di vedere che cosa abbia fatto Chris mentre quel viscido pallone gonfiato faceva questo commento.

In una sua recente apparizione televisiva, l'ex consulente di campagna elettorale per Hilary Clinton e attuale executive di pubbliche relazioni Mark Penn ha suggerito che il presidente Obama ha bisogno di un altro momento “simile” al tragico attacco terroristico al palazzo federale di Oklahoma City, per “riconnettersi” con gli elettori.
“Ricordiamoci che il presidente Clinton riuscì a riconnettersi grazie a Oklahoma, d'accordo?” ha detto Penn nella su apparizione a Hardball giovedì scorso su MSNBC’s Hardball. “E il presidente in questo momento sembra distante. Fu solo dopo quel discorso [in séguito all'attentato] che [Clinton] entrò in sintonia con gli americani. Obama ha bisogno di un tipo di — un simile… Sì.” Qui l'articolo

Mathews non ha battuto ciglio quando questo campione della propaganda ha detto queste parole, ed è persino arrivato a chiedere a Penn se pensava se “le parole funzionerebbero” per salvare Obama dallo scarso indice di approvazione. Penn naturalmente ha detto di no, a meno che Obama non riesca a “trovare il momento giusto”. Nel caso di Bill Clinton, stando a Mark Penn, quel “momento giusto” arrivò al prezzo di 168 vite 19 delle quali erano bambini. Considerando che ci sono parecchi indizi che puntano al fatto che l'attentato di Oklahoma fosse stato un po' di più del solito “pazzo solitario” con un'arma, e considerando la stretta collaborazione di questo tizio con i Clinton e con la più grande agenzia di propaganda del mondo, questo piccolo lapsus la dice lunga già da sé. Così come la mancanza di reazione da parte di Chris Mathews.
Guardate pure qui sotto il grasso zombi della propaganda. Mi fa venire il voltastomaco soltanto scriverne. Poi magari leggete Lessons from Oz
Com'è quel detto? “L'uomo è l'artefice della propria fortuna?” L'articolo su Raw Story sembra giungere alla stessa conclusione, sebbene in modo leggermente differente.

L'affermazione di Penn farà sicuramente drizzare le orecchie a certi complottisti di destra che insistono che agenti federali aiutarono l'attentatore di Oklahoma City Timothy McVeigh per conto dell'amministrazione Clinton. Questo è ancora più probabile se visto alla luce dell'analogia evidenziata da Bill Clinton ad aprile, quando paragonava l'irrazionale rabbia dei membri del Tea Party con quella del movimento di estrema destra che, secondo molti, avrebbe influenzato McVeigh. Qui l'articolo

Vediamo: un attentato false flag studiato per radunare il paese dietro a un leader impopolare e al suo programma altrettanto impopolare e per marginalizzare un crescente movimento dissidente.... immagino che questo non sia mai successo nella storia dell'umanità, giusto?
Ricordiamoci che nel novembre del 1994 Bill Clinton perse il controllo della Camera in una sconfitta durante le elezioni di metà mandato, e che Mark Penn era presente per "consigliare" il presidente Clinton su come rimettere in carreggiata il suo indice di approvazione. Dopodiché il 19 aprile 1995, solo 5 mesi dopo, arrivò il “momento giusto” di cui ci ha appena parlato Mark Penn, l'attentato di Oklahoma City. Bill Clinton poté così far passare la sua impopolare legge anti-terrorismo – un Patriot Act ante litteram – e secondo Mark Penn il suo consenso aumentò.
Anzi, dal ’94 al 2000, Mark Penn ha continuato a essere il consigliere del presidente Clinton.
Hmmm. Allora, cominciamo a vedere che tipo di mentalità ha quest'uomo?

L'articolo è apparso il 6 novembre 2010 su:
http://willyloman.wordpress.com/2010/11/06/mark-penn-obama-needs-to-find-that-right-moment-like-clinton-did-with-the-oklahoma-city-bombing/

video

Saturday, 6 November 2010

Urge un Tea Party anche per Silvio

di Rinaldo Francesca

Seriamente, aldilà di rinnovati incoraggiamenti a deturpare l'ecosistema per la gioia dell'industria petrolifera - con trionfali slogan à la Drill Baby Drill [1] – l'auspicare che si insegni nelle scuole a diffidare della teoria dell'evoluzione (il mondo fu fatto in sei giorni, bambini) [2], e il delizioso ethos secondo cui criticare il grande business per il suo operato (ivi compresa la BP per le sue recenti prodezze) è inaccettabile in quanto “anti-americano” [3], che cosa scriveranno gli storici di quell'accozzaglia di psicotici invasati, nota come Tea Party?
Una cosa si spera non sfugga ai posteri – sebbene sembri essere misteriosmente elusiva per la maggior parte dei nostri contemporanei: l'episodio storico a cui è ispirato questo marchio – Boston Tea Party – se la memoria non ci inganna, si riferisce a un atto di sabotaggio perpetrato da coloni del Massachussetts camuffati da nativi americani. La parola chiave qui è camuffati, come si cercherà di rendere più chiaro in séguito.
Prima però, ci sia concesso un momento di auto-celebrazione.
Quasi un anno fa (come vola il tempo quando ci si diverte!) in questa nostra raccolta di sparpagliati, innocenti pensieri si dedicava un pezzo all'ex ministro degli esteri britannico David Miliband e alla sua ambizione di ricoprire il ruolo di alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza nell'àmbito della Comunità Europea. In men che non si dica, non solo le suddette ambizioni venivano pietosamente infrante tre giorni dopo, ma il desolato Miliband vedeva anche sfumare ogni chance di realizzare il suo piano B – la leadership del suo partito – rimanendo con un pugno di mosche [4]. Sigh!
Successivamente, appariva su queste pagine un temino dedicato al generale Stanley McChrystal, ex comandante delle forze Nato in Afghanistan e – neanche a farlo apposta – tre mesi dopo McChrystal veniva rimosso dall'incarico in imbarazzanti circostanze [5]. Oops.
Ora, pensate ciò che volete di questa nostra improvvisa illusione d'onnipotenza, ma qui al Quartier Generale di Àp0ti siamo risoluti a vedere di più della semplice coincidenza in questo inquietante legame tra la scelta delle personalità di cui parliamo e la rovinosa fine della loro carriera.
Ed è con l'intenzione di mettere alla prova questa affascinante teoria che ci apprestiamo speranzosi a dedicare il pezzo che segue al premier più amato dagli italiani: Berlusconi Silvio.
Non promettiamo nulla, OK? Se son rose fioriranno...
No no, non parleremo di quest'ultima, torbida vicenda di ragazzine, che ha contribuito a piantare l'ennesimo chiodo sulla bara della discesa in campo del Cav. Berlusconi: troppe sono le maniere più produttive di impiegare il tempo (toh, ad esempio, osservare le luci di un semaforo cambiare dal verde al rosso, passando per il giallo, etc etc).
No, ritorniamo piuttosto con la mente al periodo che senza dubbio i futuri cronisti della storia universale del nostro pianeta etichetteranno come Il Pre-Bunga-Bunga: poco meno di un mese fa, infatti, un preoccupato premier – con la fronte corrugata nei limiti consentiti dai facelifts – spiegava in una conferenza stampa: “Bisogna dare alla gente un nuovo sogno. Possiamo farlo con una cosa simile ai "Tea party" americani” [6].
Il Pensatore di Arcore – si sa - resta fedele alla sua tradizione di prendere in prestito le strategie dei politici americani e trapiantarle in Italia, memore di come anche quest'altro genere di “trapianti” sia solitamente un successo (qualcuno ricorderà infatti le sospette similitudini tra il concetto di Contratto Con Gli Italiani e il Contract With America, lanciato dai Repubblicani negli USA sette anni prima) [7].
Orbene, vediamo se riusciamo a seguire il ragionamento; quasi un mese fa, nell'incessante tentativo di regalare agli italiani un nuovo sogno, il premier stava probabilmente seguendo un filo di pensieri che ipotizziamo qui sotto:
“Se solo avessi anch'io uno strumento per la raccolta di nuovi elettori, come il Tea Party negli USA: una sorta di partito-che-non-è-proprio-un-partito. Proprio come il Tea Party, dovrebbe essere finanziato da miliardari, ma al tempo stesso dovrebbe essere pubblicizzato in modo tale da raccogliere consensi proprio in quei ceti della popolazione che si appresterebbe a distruggere. Dovrebbe sembrare un movimento grassroot, di quelli che si originano dal basso, per mascherare abilmente la sua natura di strumento delle lobby industriali e finanziarie. Basterebbe dargli una verniciatina di temi sacri agli italiani, come il non voler pagare le tasse, la xenofobia, la pizza, il razzismo, le belle donne, l'omofobia, la mamma, et voilà! Non ci sarebbe nemmeno bisogno di fondarlo in maniera pseudo-democratica, con congressi e tutte quelle menate, ma piuttosto con la fondazione qua e là di vari club – ecco, club, questa è la parola giusta – sapientemente camuffati per farli sembrare spontanei, generati dall'indignazione – ma al tempo stesso dall'entusiasmo - del cittadino medio, bla-bla-bla...”
OK, stiamo pensando tutti la stessa cosa?
Silvio, gioia, ci ricordi un personaggio di una sitcom che dice cose come: “Se solo riuscissi a trovare il mio cappello”, fino a che qualcuno gli fa educatamente notare: “Lo stai portando in testa”.
Risate pre-registrate. In stile Antonio Ricci.
Ebbene sì, Presidente-Siamo-Con-Te: il tuo Tea Party lo hai a disposizione da sedici lunghi anni: non te n'eri accorto?
La fondazione di Forza Italia era stata per l'appunto caratterizzata dalla formazione “spontanea” di club (a proposito, prima che ci sfugga di mente: lo sapevate che siete ancora in tempo per fondarne uno tutto vostro nella vostra circoscrizione? Non perdete quest'opportunità! Affrettatevi su http://www.club.forza-italia.it/club.htm); per essere più precisi – e volendo citare le parole del Maestro (toglietevi il cappello, prego): “Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell'operazione è la costituzione di un club (di natura rotariana per l'eterogeneità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori, imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati nonché pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di 30 o 40 unità”. Chiaro? Poi d'accordo, le cose sono un po' sfuggite di mano, ma il concetto base era fondamentalmente quello. D'altronde neanche il Maestro, nei lontani anni Ottanta, poteva sperare che il suo “apprendista muratore” sarebbe arrivato alla presidenza del consiglio [8]. Giusto?
D'altronde, chi siamo noi per dissuaderlo? Se il premier sente un disperato bisogno di recycling – pardon, restyling – faccia pure, no? Che diamine, se vuole, può avere non uno, ma due Tea Parties – come ci ha ghiottamente preannunciato Il Giornale, parlando di “un'ipotesi concreta di una sorta di partito ombra: la creazione di un ufficio politico con quattro-cinque componenti [e] già circola qualche nome, da Lupi alla Carfagna passando per la Santanché. ” [9]
OK, al diavolo l'imparzialità, lo confessiamo: il nostro cuore va con la caparbia Mara Carfagna, e Àp0ti batte le manine dall'emozione al solo pensiero che sia a Mara che il Cavaliere metterà in mano il testimone della leadership di questo mini-Tea Party (è così che si chiama adesso: “testimone”).
La logica da sola dovrebbe suggerire questa soluzione strategica: in fondo, la candidata più popolare del Tea Party USA è pur sempre Sarah Palin, la quale non si tirò mai indietro quando si trattava di rappresentare il suo paese indossando un bikini, avendo concorso a Miss Alaska '84. Cominciate a vedere i paralleli?
E poi ammettiamolo, a differenza di Sarah Palin [10], Mara Carfagna sa – per esempio - che l'Africa è un continente e non un paese; credo.
Insomma, più ci si pensa, più risulta chiaro che Mara, dal Cavaliere definita “donna con le palle” [11], merita a pieni diritti la leadership di questo mini-tea-party-ombra-quello-che-è – che speriamo vivamente il premier le conferisca, ricordando quel giorno in cui lei gli mostrò di avere tutte le carte in regola per dirigere il Ministero delle Pari O Dispari, o qualcosa del genere (e vi è chi si domanda se il premier, in quell'occasione, le fece almeno la cortesia di offrirle un cuscino per le ginocchia).
E allora via, per un'altra emozionante avventura! Come si chiamerà questa nuova creatura? Forza Silvio? Avanti Italia? Bunga-Bunga Per Crescere?
Che importa! Basta che continuino a essere presenti la grinta e l'entusiasmo di sempre, ché “a me mi caricano, agli italiani gli caricano, viva l'Italia, viva Berlusconi”. [12]

[1] Nico Pitney: 'Drill, Baby, Drill' Champions Silent On Gulf Oil Spill, The Huffington Post, 29 aprile 2010, reperibile su:
http://www.huffingtonpost.com/2010/04/29/drill-baby-drill-champion_n_558014.html
[2] Amanda Read: Coons vs. O'Donnell: Does questioning evolution violate U.S. Constitution?, The Washington Times, 24 ottobre 2010, pubblicato su:
http://communities.washingtontimes.com/neighborhood/not-your-average-read/2010/oct/24/coons-vs-odonnell-first-amendment-evolution/
[3] Rand Paul: Obama BP criticism 'un-American', Associated Press, 21 maggio 2010, disponibile su:
http://www.msnbc.msn.com/id/37273085/
[4] Nicola Boden: Ed Miliband crowned Labour leader, beating brother David into second, The Daily Mail, 26 settembre 2010, reperibile qui:
http://www.dailymail.co.uk/news/article-1315165/Labour-leadership-Ed-Miliband-beats-brother-David-job.html
[5] Toby Harnden: McChrystal's sacking shows Obama is boss, The Daily Telegraph, 23 giugno 2010, pubblicato qui:
http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/northamerica/usa/barackobama/7850345/Analysis-McChrystals-sacking-shows-Obama-is-boss.html
[6] Claudio Tito: E ora Berlusconi vuole un Tea party, Repubblica, 14 ottobre 2010, reperibile qui:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/10/14/ora-berlusconi-vuole-un-tea-party.html
[7] The Contract With America, disponibile su:
http://www.house.gov/house/Contract/CONTRACT.html
[8] Berlusconi: non è demerito essere piduista, Corriere della Sera, 7 marzo 2000, pubblicato su:
http://archiviostorico.corriere.it/2000/marzo/07/Pietro_orrore_Berlusconi_non_demerito_co_0_0003075958.shtml
[9] Adalberto Signore: Berlusconi è pronto a fondare un nuovo partito, Il Giornale, 4 novembre 2010, reperibile su:
http://www.ilgiornale.it/interni/berlusconi_e_pronto_fondare_nuovo_partito/04-11-2010/articolo-id=484538-page=0-comments=1
[10] Anne Barrowclough: Sarah Palin 'did not know Africa was a continent', say aides, The Sunday Times, 6 novembre 2008, pubblicato su:
http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/us_and_americas/us_elections/article5095495.ece
[11] Berlusconi a Mara Carfagna: «Bella, intelligente e con le palle», Il Messaggero, disponibile qui:
http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=27461&sez=ELEZIONI2010&npl=&desc_sez=
[12] Vedere qui per la comica dichiarazione:
http://www.youblob.org/2009/10/07/queste-cose-qua-a-me-mi-caricano-agli-italiani-gli-caricano/

Monday, 1 November 2010

Mai dubitare!

di Rinaldo Francesca

Quando ci decideremo una volta per tutte a ficcarci nella testa che la Minaccia del Terrore è reale e credibile, e nient'affatto un conveniente spauracchio che continua a riapparire all'orizzonte ogni qualvolta c'è l'urgente bisogno di ammansuetirci e riportarci docilmente all'ordine?
Beh, possiamo dire che gli eventi degli ultimi giorni hanno sicuramente chiuso il becco a un buon numero di maleducati e impiccioni che – ammettiamolo francamente – stavano cominciando a rilassarsi un po' troppo e a diventare anche spavaldi. L'ardire!
Qualche esempio? Beh, sembra soltanto ieri quando i portavoce dei nostri saggi padroni ci spiegavano pazientemente che i continui attacchi aerei contro il Pakistan, pur con le loro centinaia di morti fra i civili negli ultimi due anni [1] erano necessari perché vedete, il perfido nemico stava tramando un attacco contro l'Europa da far impallidire quello di Mumbai due anni fa: un attacco in grande stile, contro i nostri valori, le nostre tradizioni, la nostra libertà, e tutta quella roba lì, capite? Ed era proprio grazie a queste operazioni che noi, popolo scettico e ignorante, continuavamo a rimanere protetti da questa invisibile minaccia, come gli esperti non mancavano di ricordarci puntualmente, all'indomani di ogni nuovo bombardamento [2].
Niente da fare, il cinismo sembrava avere la meglio su simili accorati argomenti, anche quando, rincarando la dose, il governo USA avvertiva il suo protettorato europeo di stare in campana - ché il male non dorme mai, sapete – e di aspettarsi un attacco imminente a un qualche aeroporto, o aereo di linea [3], e gli scettici spavaldi di cui sopra pereguitavano con quella loro arrogante aria di sfida: giù la Germania a dire che “non esisteva alcuna concreta indicazione di un attacco imminente” [4], seguiti da altri non meglio identificati diplomatici europei a dirsi “irritati che gli USA spargessero storie del genere senza prima verificare le loro informazioni” [5], e bla-bla-bla...
Irritati. Capite l'arroganza?
A niente era servito spingere sul palcoscenico il capo dei servizi segreti britannici John Sawers giovedì scorso, perché ci regalasse un commuovente discorso sulla realtà di attacchi presenti e futuri, e sulla necessità di non abbassare mai la guardia [6].
Niente. Si continuva a rimanere irritati.
Beh, diciamo che quanto è accaduto in questo weekend ha sicuramente dato una sonora lezione a questi irritabili signori, no?
Un bombarolo, pensate un po', che tramite posta aerea spedisce negli USA due plichi esplosivi dallo Yemen – il paese del momento per quanto riguarda il settore del terrore, con buone potenzialità di espansione sul mercato; i plichi tempestivamente intercettati in due aeroporti (ta-dah! come volevasi dimostrare), quelli di Dubai e Gran Bretagna, grazie a una soffiata – ça va sans dire – dei servizi americani.
A ben guardare, non si sarebbe potuto sperare in un episodio più clamorosamente provvidenziale di questo, a dimostrazione che questi allarmi erano ben fondati, nemmeno se lo si fosse pianificato a tavolino!
Provvidenziale è anche stato questo evento per chiudere il becco al presidente del consiglio di amminisrazione della British Airways Martin Brughton che, come ci fa notare Yvonne Ridley [7], aveva criticato le autorità aeroportuali britanniche, proprio 24 ore prima dello sventato attacco (guarda tu la coincidenza!), per essersi sottomesse agli ordini d'oltre-oceano e sottoporre i passeggeri a estenuanti, eccessivi e irrilevanti controlli agli aeroporti [8].
Altro problemino risolto.
E, in men che non si dica, le autorità incaricate di vegliare sulla nostra sicurezza hanno prontamente identificato l'ideatore di questo diabolico complotto – dopo, a onor del vero, l'immancabile arresto e pronto rilascio di una persona totalmente innocente [9]: il suo nome (quello del vero colpevole) è Ibrahim Hassan al-Asiri. Perfetto!
Per aiutarci a capire, la BBC ha frettolosamente allacciato contatti con vari giornalisti ed esperti, intervistati per noi sul suo servizio internazionale Newshour. Il 30 ottobre, per esempio, Lyse Doucet ha intervistato il giornalista Mohamed Al-Qadi, corrispondente di The National, giornale degli Emirati Uniti. Ecco alcuni estratti dell'intervista:

MaQ: “[il presidente dello Yemen, Ali bdullah] Saleh ha detto che non esiste alcuna conferma, né da Dubai, né dal Regno Unito, che questi due plichi contenessero materiali esplosivi.

Che maniere! Come si permette questo cosiddetto giornalista di mettere in dubbio ciò che i nostri media ci hanno rivelato? Fortunatamente Lyse Doucet mette sùbito in riga un recalcitrante al-Qadi:

LD: Per chiarire, il presidente, quando ha parlato, ha detto eccome che le autorità in Gran Bretagna e Dubai avevano confermato che c'erano degli esplosivi nei pacchetti reperiti.
MaQ: Ha detto di no, che erano soltanto speculazioni, che non avevamo alcuna conferma da nessuno dei due lati che vi fossero esplosivi.

Ah, ma allora sei proprio cocciuto, Mohamed al-Qadi? Pronta a redarguirti, Lyse Doucet prosegue:

LD: Perché qui in Gran Bretagna ci sono state dichiarazioni da parte della Metropolitan Police, che ha detto di avere adesso informazioni secondo le quali c'era, come ce l'ha spiegato, una “bomba credibile”, ed era progettata per esplodere durante il volo.

Tsk, speculazioni. Come osi, al-Qadi? Certa gente non si può più invitare.
Poi, se hai difficoltà a riconciliare il fatto che i famigerati plichi fossero indirizzati, a quanto pare, a delle sinagoghe di Chicago [10], con il fatto che le “bombe credibili” erano comunque programmate per non essere mai recapitate, ma piuttosto per esplodere durante il volo (il che renderebbe piuttosto insensato darsi il disturbo di scrivere sulle buste degli indirizzi così precisi), beh ascolta, quello è un problema tuo. Usa un po' l'immaginazione, no?
Possibile che bisogna insegnargli tutto, a 'sti ignoranti?
Altrettanto interessante è il servizio su Newshour del 31 ottobre, dove un perplesso Julian Marshall fa i conti con il professor Peter Neumann e la disinvoltura con la quale smonta la credibilità della tesi secondo cui questo Ibrahim Hassan al-Asiri sarebbe “considerato tra i più fanatici aderenti di al-Qaida” [11], raccontando semplicemente che:
“[...] se si guardano le pubblicazioni che sono state diffuse da al-Qaida nella penisola araba, [Ibrahim Hassan al-Asiri] non è noto per aver pubblicato alcunché, né dal punto di vista di strategie, né di ideologia o di interpretazioni religiose di jihad” e che i suoi ordigni “hanno impressionato l'Occidente per la loro sofisticazione” e per l'esplosivo utilizzato, praticamente impossibile da ottenere.
A meno che, naturalmente, non si abbiano le connection giuste.
Non sta a noi fare nomi...
Queste interviste sono - ancora per un po' - reperibili in podcast sul sito della BBC/Newshour:
http://www.bbc.co.uk/podcasts/series/newshour
Buon ascolto.

[1] Peter Bergen e Katherine Tiedemann: Pakistan drone war takes a toll on militants -- and civilians, CNN, 29 ottobre 2009, disponibile su:
http://edition.cnn.com/2009/OPINION/10/29/bergen.drone.war
Per quanto riguarda quest'anno: Cyril Almeida: Civilian deaths in drone attacks: debate heats up, News Dawn, 9 maggio 2010, reperibile su:
http://news.dawn.com/wps/wcm/connect/dawn-content-library/dawn/the-newspaper/front-page/19-civilian-deaths-in-drone-attacks-debate-heats-up-950-hh-11
[2] Richard Norton-Taylor e Owen Bowcott: Mumbai-style raids on UK and France foiled by drone attacks, The Guardian, 29 settembre 2010, pubblicato su:
http://www.guardian.co.uk/world/2010/sep/29/terror-attack-plot-europe-foiled
[3] Nick Childs: Terror alerts sow travel confusion, BBC News, disponibile su:
http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-11473242
[4] Ed Pilkington e Richard Norton-Taylor: UK and US alerts raise fears of al-Qaida offensive in Europe, The Gurdian, 3 ottbre 2010, reperibile su:
http://www.guardian.co.uk/world/2010/oct/03/al-qaida-terror-attacks-fears
[5] Richard Norton-Taylor: British intelligence denies US terror warnings sparked by new info, The Guardian, 3 ottobre 2010, pubblicato su:
http://www.guardian.co.uk/world/2010/oct/03/europe-commando-terror-attack-us
[6] Il discorso di John Sawers è disponibile qui:
http://www.guardian.co.uk/uk/2010/oct/28/sir-john-sawers-speech-full-text
[7] Yvonne Ridley: US Intelligence Trades On Fear, reperibile qui:
http://www.informationclearinghouse.info/article26728.htm
[8] Peter Hutchins: Airport security checks are completely redundant, BA chairman says, The Daily Telegraph, 27 ottobre 2010, pubblicato su:
http://www.telegraph.co.uk/travel/travelnews/8089096/Airport-security-checks-are-completely-redundant-BA-chairman-says.html
[9] Sean Rayment, Patrick Hennessy e David Barrett: Yemen cargo bomb plot: female student arrested, Daily Telegraph, 31 ottobre 2010, pubblicato su:
http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/terrorism-in-the-uk/8099617/Yemen-cargo-bomb-plot-female-student-arrested.html
[10] Chicago synagogues warned to watch for suspicious packages, CNN, disponibile su:
http://www.cnn.com/2010/US/10/29/illinois.jewish.warning/index.html
[11] Chris McGrel: Ibrahim Hassan al-Asiri: the prime bombmaking suspect, The Guardian, 31 ottobre 2010, pubblicato su:
http://www.guardian.co.uk/world/2010/oct/31/ibrahim-hassan-al-asiri-bombmaking-suspect