Thursday, 30 December 2010

I satelliti vegliano

di Rinaldo Francesca

Non temete, bambini del Sudan: la vostra incolumità è assicurata. Fintanto che continuerà a esistere una comunità di coscienziosi VIP e stelle di Hollywood a vegliare su di voi, motivata dal suo ben noto spirito di abnegazione, non avrete nulla di cui aver paura.
Non sfrigolate dall'eccitazione al pensiero che un Brad Pitt, tazza di caffè alla mano e occhi pesti da una nottata passata a osservare il monitor, dica cose come: “Tutto tranquillo sul quadrante sud-orientale”, mentre offre una sigaretta a - che ne so - un'Angelina Jolie in tacchi a spillo, appena arrivata fresca-fresca per rilevarlo dalla postazione?
Ma qui si procede troppo in fretta: una cosa alla volta, per carità.
Il Sudan meridionale, come saprete, voterà il mese prossimo in uno storico referendum che deciderà le sorti di quella regione, ovvero se l'area sud del paese continuerà a rimanere parte del Sudan o se piuttosto si staccherà dal paese, diventando così uno stato indipendente. Il timore di molti è che, trovandosi l'ipotetico confine su alcuni dei più grandi giacimenti petroliferi del continente, le provocazioni e gli attacchi che già hanno cominciato a verificarsi contro villaggi a sud del confine possano trasformarsi in un conflitto come quello nel Darfur.
Sta dunque alla Fratellanza dei Famosi dissipare queste nostre paure, con questo loro ultimissimo endorsement nel campo della sorveglianza globale. Reggetevi forte, perché questa potrebbe essere la madre di tutte le notizie sui VIP (e adesso schiattate d'invidia Chi, Novella 2000, etc etc): ebbene sì, nientepopodimeno che George Clooney in persona – con la stessa adorabile nonchalance con cui ci sbologna spumanti e macchine da caffè – ha personalmente apposto il suo regale sigillo d'approvazione [1] su un progetto chiamato Satellite Sentinel Project, assieme peraltro ad altri membri del suo circolo di peacekeepers globali, tra cui Don Cheadle, Matt Damon, Brad Pitt (ci manca a questo punto il fiato dall'emozione), al quale circolo è stato dato l'appropriato nome Not On Our Watch (che alcuni accademici traducono approssimativamente come: Non Fintanto Che Vegliamo Noi).
Beh, ci sembra di sentirvi domandare pieni di aspettative, che cosa sarebbe 'sto Satellite Sentinel Project? Pazientate bambini, e tutto sarà rivelato.
Il progetto è una sorta di joint venture tra l'onnipresente, onnisciente Google, l'agenzia ONU Operational Satellite Applications Programme e la Harvard Humanitarian Initiative, e si occuperà di trasmettere immagini di quella regione via satellite in tempo reale, perché, come un fighissimo George ha personalmente dichiarato: “Vogliamo far sì che potenziali perpetratori di genocidi e altri crimini di guerra sappiano che li stiamo osservando, che il mondo li sta osservando”. [2]
Sì, d'accordo, capiamo la vostra preoccupazione: visto che si parla di “crimini di guerra” voi temete che esista il pericolo che un brutto giorno si decida di puntare questi satelliti anche sui territori occupati militarmente a Gaza e in Cisgiordania – vai a sapere - magari nell'idea che sia meglio prevenire un crimine di guerra, piuttosto che dibatterne all'ONU mesi dopo, quando è ormai un po' troppo tardi per salvare le vittime delle bombe al fosforo bianco – sempre che il mondo abbia imparato qualcosa dall'Operazione Piombo Fuso. [3]
Non preoccupatevi però: non che qui si voglia assumere il ruolo di profeti, ma una semplice occhiata alle organizzazioni che sostengono questo progetto (Harvard University in primis) ci spinge a prevedere che un simile, perverso uso di questi satelliti non sarà mai contemplato. E sia per sempre bollato d'antisemitismo chiunque osi proporlo. Il nostro amico Izzy, lo staterello con la stella, non ha nulla da temere, a nostro parere.
Sia come sia, George Clooney ha continuato: “I criminali di guerra prosperano nell'oscurità. È molto più difficile commettere atrocità di massa alla luce dei riflettori dei media”.
Quindi, capite, sarà sufficiente passare periodicamente un comunicato nei media sudanesi – immaginiamo a ore pasti – che suoni come: “Se sei un criminale di guerra e/o hai intenzione di commettere atrocità , sappi che ci sono decine di satelliti puntati su di te”, o qualcosa del genere. Eh sì perché, come diceva Dr. Strangelove: “Lo scopo di un deterrente va a farsi benedire se non ne fai parola con nessuno”.
Ora, vi sentiamo ansiosi di sapere come funziona questo Satellite Sentinel Project. Pazientate però perché, a rischio di confondervi un po' le idee, dobbiamo adesso introdurre una nuova organizzazione – di cui peraltro avrete forse sentito già parlare: Enough Project, un'organizzazione con un occhio puntato sull'Africa, e in particolare Sudan, Uganda e Repubblica Democratica del Congo.
Sul sito di Enough potete trovare, tra le altre cose, le classifiche dei buoni e dei cattivi fra le maggiori compagnie di elettronica per quanto riguarda i minerali utilizzati, provenienti o meno da zone di conflitto (una sorta di Corporate Watch e Ethical Consumer con l'obiettivo puntato su quella regione africana). Per rovinarvi la sorpresa, sappiate da sùbito che i primi della classe sembrano essere quelli della HP, mentre i più birichini quelli della Toshiba. Il che, qualcuno potrebbe pensare, dimostrerebbe quanto lungimiranti siano state le squadre di marketing/corporate lobbying alla HP, che hanno persino pensato di piazzare le loro persone di fiducia a lisciarsi quelli della Enough. Non noi, per carità, ma qualcuno potrebbe pensarlo.
Aprendo una parentesi: chiamateci old fashioned, ma noi riteniamo rispettosamente che il modo migliore di comportarsi con queste compagnie sia di boicottarle tutte. Non vediamo ragione di acquistare un nuovo gadget ogni anno, o di non farlo durare dieci, quindici – perbacco – vent'anni. Chiusa parentesi.
È un estasiato Jonathan Hutson, direttore delle comunicazioni per il progetto Enough, che racconta come funziona questo progetto a un reporter della BBC [4] (il quale misteriosamente dimentica di chiedergli quale sia, nella classsifica dei buoni e dei cattivi sul sito di Enough, il punteggio delle compagnie che producono 'sti satelliti): “L'obiettivo del progetto è di fermare una guerra prima che inizi, e di fare ciò formando un nuovo tipo di collaborazione tra varie organizzazioni e istituzioni. Quello che stiamo facendo, essenzialmente, è raccogliere immagini satellite, con relative analisi, e con queste immagini, che sono migliori e più veloci, miriamo a migliorare il pronto intervento [rendendolo] efficiente e più rapido nelle crisi, come crimini di guerra, e potenzialmente genocidi”. Per quanto riguarda i dati più tecnici “l'ONU ha un progetto chiamato UNOSAT a Ginevra: si tratta di un progetto di immagini satellitari, per la tutela dei diritti umani, che acquisisce immagini da vari satelliti commerciali. In ogni istante, una dozzina di satelliti potrebbe trovarsi a sorvolare un paese qualunque nel mondo – come per esempio il Sudan – e questi satelliti catturano immagini ad alta risoluzione, che sono disponibili ad essere acquistate nel mercato, da chiunque possa permetterselo”.
Sì esatto:avete letto bene.
“Stiamo parlando di costi”, continua Hutson “che si aggirano attorno ai duemila dollari americani per una singola immagine”; aah, non so voi, ma con questa rivelazione, qui ad Àp0ti ci sentiamo tutti molto più rassicurati, ora che sappiamo che l'accesso a quelle immagini è limitato solo a chi può permettersi di spendere quelle cifre. Molto più rassicurati.
Nessuno con quel genere di budget può mai essere animato che dalle migliori intenzioni per il bene dell'umanità e dal desiderio di rendere il mondo un posto migliore.
Pace a tutti, e i migliori auguri per un anno migliore.
Soprattutto in Sudan.

Rinaldo Francesca

[1] George Clooney launches satellite monitoring system in Sudan, The Telegraph, 28 dicembre 2010, pubblicato qui:
http://www.telegraph.co.uk/culture/film/film-news/8228810/George-Clooney-launches-satellite-monitoring-system-in-Sudan.html
[2] Faith Karimi: Clooney, U.N., Google team up to monitor Sudan using satellite, CNN , 29 dicembre 2010, reperibile su:
http://edition.cnn.com/2010/WORLD/africa/12/29/sudan.vote.satellite/index.html
[3] Vedere disponibile il rapporto di Amnesty International Israel/Gaza. 'Operation Cast Lead': 22 Days of Death and Destruction, disponibile qui:
http://israelpalestinenewscompiler.files.wordpress.com/2009/08/02_07_09_gaza_report.pdf
[4] Il podcast che contiene l'intervista sarà scaricabile fino alla fine di gennaio 2011:
http://downloads.bbc.co.uk/podcasts/worldservice/globalnews/globalnews_20101229-0338a.mp3

Tuesday, 28 December 2010

Gesù l'Eroe

di Rinaldo Francesca

Mito: parliamo un po' di Mito, dài, quello con la “M” maiuscola.
La scrittrice inglese Salley Vickers, intervistata dal Guardian il 3 novembre 2010, ci ha offerto una sbirciata – per così dire – alle sue considerazioni e riflessioni su quelli che lei ritiene siano gli elementi che rendono longevo un Mito, mantenendolo tramandabile di secolo in secolo.
“Il Mito rende espliciti – in forma narrativa – quei tipi di fissazioni permanenti che appartengono agli umani” ci racconta Salley Vickers nel video (vedi sotto) “e si potrebbe dire che ciò è più o meno vero attraverso il tempo, la cultura, la storia: [e cioè] che esiste una sorta di ricorrenza di certe problematiche. La nascita, ovviamente, il sesso, il rapporto con i genitori, o con i propri figli, la morte: questi sono i temi che continuano a riaffiorare continuamente nel Mito. [Il Mito] ha una sorta di sopravvivenza evolutiva: quello che intendo dire è che se certi Miti funzionano, è perché continuano ad avere un fascino, continuano a essere ripresi da artisti di ogni tipo”.
video
In altre parole, un Mito ha buone chances di perdurare darwinianamente attraverso le epoche a patto che contenga un buon numero di quegli elementi fissi, se così si possono chiamare, radicati nella psiche collettiva del genere umano; e fin qui, nulla di particolarmente sconvolgente.
Allora, tenendo bene a mente che la longevità di un Mito non ha nulla a che vedere con l'essere o meno basato su fatti reali, e che – sempre in vena di fare ulteriori, scioccanti scoperte d'acqua calda – un Mito potrebbe perdurare anche per due millenni, pur narrando “fatti” mai accaduti e inventati di sana pianta (vediamo chi intuisce dove si vuole andare a parare)...
Perché non passare a raggi X il Buon Maestro Gesù? Così, giusto per vedere se la longevità di questa leggenda non sia più dovuta al suo corrispondere all'identikit di un Mito “fatto-per-durare”, rispetto all'immarcescibile interpretazione che costantemente sentiamo uscire dalla bocca di apologisti di vario genere – part-time e a tempo pieno, professionisti e dilettanti – e cioè che “insomma, se perdura ancora oggi, dopo duemila anni, vuol dire che qualcosa di vero deve pur esserci, no?”
Ora, da dove si comincia quando ci si mette a caccia di questo fantomatico identikit? La difficoltà infatti qui non sta tanto nella carenza di materiale, quanto nella sua sovrabbondanza: che si tratti di polverosi accademici interessati all'essenza del Mito per sé (Károly Kerényi balza in mente), o di psicologi alla ricerca di un distillato per classificare le emozioni e i comportamenti umani (gli archetipi di Otto Rank, o Carl Jung), quanti sono stati, nel corso dei secoli, gli studiosi che si sono cimentati a setacciare il tessuto mitologico dei cinque continenti, alla ricerca di denominatori comuni?
In particolare, rivolgendoci alle trame dei Miti, è notevole l'impulso che è stato dato a questa ricerca nell'àmbito della sintesi di quegli elementi essenziali che, con le dovute variazioni, si trovano in tutte le trame di successo, che siano tragedie, commedie, film, romanzi, etc; questo è di solito avvenuto sotto la spinta del voler istituire corsi di scrittura creativa (Come Diventare Romanzieri di Successo in 36 Pratiche Lezioni), o creare software algoritmici che consentano a un computer di scrivere l'intera trama di un film partendo da zero. Solitamente, per stringare il più possibile la lista di possibili combinazioni – e con una strizzata d'occhio a psicologi come Robert Plutchik o Paul Ekman, campioni delle “otto emozioni primordiali” - l'interpretazione più frequente è che esistono essenzialmente otto trame basilari, e che ogni storia che sia mai stata concepita dal genere umano vi si adatta, più o meno, con contaminazioni e “migrazioni” di certi elementi da una trama all'altra.
Chi ha frequentato uno di questi corsi per sceneggiatori vi dirà probabilmente che queste 8 trame basilari sono:

1 – Cenerentola: la virtù non riconosciuta al principio è premiata alla fine
2 – Achille: una debolezza del protagonista porta a tragiche conseguenze
3 – Orfeo: quello che succede quando un bene è sottratto all'eroe
4 - Romeo e Giulietta: storia d'amore con ostacoli (non deve necessariamente finire in tragedia)
5 – L'eroe: il protagonista deve superare prove e ostacoli, trionfando alla fine della storia
6 – Circe: l'eroe viene a sua insaputa attratto in una trappola tesa dal “cattivo”
7 – Tristano: un ménage à trois
8 – Faust: un contratto con un'entità malvagia – che prima o poi andrà onorato

Ecco, penso di poter dire senza timore di essere smentito che nel caso di Gesù, pur ammettendo elementi attinti dalle altre sette trame, è sulla numero cinque che conviene da sùbito concentrarsi.
Quali sono allora gli elementi che suggeriscono quanto lungimirante fosse il marketing team dietro ai Vangeli?
Procediamo: per restringere il campo degli aspetti del tipico “eroe che supera prove e ostacoli” (quello fatto per durare attraverso i secoli), propongo di limitarci a due scuole di pensiero: la Campbell-Vogler e la Lord Raglan.
Joseph Campbell [1] è sicuramente un ottimo punto di partenza, come George Lucas converrebbe.
Fu il mitologo Campbell a concepire, nel 1949, l'idea di diciannove necessari passaggi nell'evoluzione di un archetipico eroe, pubblicando l'ormai classico L'Eroe dai Mille Volti, risultato di un estenuante studio comparato del patrimonio mitologico occidentale e di centinaia di leggende tribali e di racconti prelevati dalle più svariate culture e dai periodi storici più diversi.
Il libro di Campbell piacque molto a George Lucas, al punto di fargli decidere di adottarlo praticamente alla lettera per il suo Guerre Stellari (1977), come vedremo in séguito.
Successivamente, lo sceneggiatore disneyano Christopher Vogler, costantemente alla ricerca della “ricetta segreta” per la sceneggiatura di successo, fece la conoscenza de L'Eroe dai Mille Volti e non riuscì più a scrollarselo di dosso: amore a prima vista.
Dopo aver ridotto questi diciannove punti a dodici, per amore di semplificazione, Vogler concepì nel 1985 la struttura definitiva su cui d'ora in poi si sarebbe basato ogni sceneggiatore alle dipendenze della Walt Disney; è appunto questa struttura in dodici punti che andiamo adesso a esaminare.
Allora, tenendo a mente che questi dodici punti non devono necessariamente seguire un ordine cronologico prestabilito, siamo pronti a vedere come se la caverebbe Gesù nei panni di un eroe in stile Walt Disney? Tenere pop corn a portata di mano.

1 – Il Mondo Ordinario

Qui l'eroe è visto nel suo elemento iniziale, l'avventura deve ancora cominciare (preferibilmente l'eroe è ancora un ragazzino). Eppure... eppure si vede già da sùbito che il nostro eroe è diverso dagli altri: un qualche genere di tensione è chiaramente visibile.
In Matrix, Neo si trova come un pesce fuor d'acqua nella vita che conduce di giorno, timbrando il cartellino in una società d'informatica, e così passa le notti a cercare di contattare il cyber-criminale Morpheus.
In Guerre Stellari Luke detesta la sua vita sul desertico pianeta Tatooine, e vorrebbe arruolarsi all'accademia per poter andare il più lontano possibile.
Anche Gesù, dal canto suo, non perde certo tempo, insegnando a sacerdoti e scribi il loro mestiere già dall'età di dodici anni, per non parlare di impressionanti giochi di prestigio come la trasformazione dell'acqua in vino ai matrimoni.

2 – Il Richiamo all'Avventura

Ovvero la conferma che l'eroe è molto di più di quanto si credesse, o che esiste un percorso a ostacoli che lo aspetta, o una mèta definita (una ricompensa, un regno, un tesoro, etc) alla fine di questa “missione”.
Così, nel caso di Re Artù, la Dama del Lago consegna all'eroe la spada Excalibur, informandolo che è arrivato il momento di abbracciare il suo destino. O magari Rubeus Hagrid, nel primo libro di Harry Potter, si presenta a casa dell'eroe e gli annuncia che la sua nuova vita da stregone lo attende.
Nei Vangeli, simbolicamente, questo primo passo è rappresentato dal battesimo, che Giovanni Battista amministra a Gesù (vedere anche punto 5). Qualcuno ricorderà infatti che è proprio a questo punto che la voce di Dio annuncia a Gesù, davanti a tutti i presenti: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto” (Luca, 3:22).

3 – Il Rifiuto all'Appello

Sì, talvolta, anche se non è sempre obbligatorio, questo appello è rifiutato dall'eroe (inevitabilmente mi càpita di pensare a Bilbo Baggins, ne Lo Hobbit di JRR Tolkien, e al suo impanicato rifiuto di seguire Gandalf nella sua missione, così come a Ulisse nell'Iliade, che si finge pazzo per non andare in guerra); oppure un tentativo viene fatto da agenti esterni di sbarrare la strada all'eroe (come, in Guerre Stellari, nel caso dello zio Owen, che trattiene Luke Skywalker con sé nella fattoria dove si coltivano ortaggi blu).
Con un po' d'immaginazione si possono vedere le tre tentazioni di Gesù da parte del diavolo (nei Vangeli secondo Matteo, Marco e Luca) come un impedimento a seguire l'appello. Sono tuttavia più propenso a inserire le tentazioni al punto 7. Per il momento, accontentiamoci della celeberrima e controversa citazione “Padre mio, se è possibile, trapassi da me questo calice” (Matteo, 26:39).

4 – L'Incontro con il Maestro

Sì, naturalmente un mentore ci vuole, non può mancare. Il Maestro, è bene sapere da sùbito, onde evitare di affezionarsi, è in genere sacrificabile: diciamo che non deve a tutti i costi morire, ma insomma, se muore è meglio.
È inoltre obbligatorio il cliché dell'allievo che supera il maestro, come è consigliabile ritrarre il Maestro come una persona che ha passato la vita a preparare la strada per l'avvento dell'Eroe.
Inutile dire che, nel caso di Guerre Stellari, Obi-Wan Kenobi è il Maestro per eccellenza (muore), come nel caso dei Vangeli questo ruolo di preparatore/precursore è affidato a Giovanni Battista (che muore).
Se si vuole parlare dei miti classici, si può menzionare Chirone il centauro, che alleva Giasone. Personalmente memore di certe pacchianate hollywoodiane di fine Ottanta, vorrei però aggiungere per la cronaca che i miei mentori cinematografici preferiti restano sempre Brian Brown in Cocktail, con Tom Cruise, uscito nel 1988 (un altro mentore che muore), e la sua controparte Sam Elliot in quel film con Patrick Swayze, uscito un anno dopo (essenzialmente un Cocktail per buttafuori), il “capolavoro” Roadhouse (esatto: muore anche Sam Elliot).

5 – L 'Attraversamento della Prima Soglia

Questo “è l'atto di volontà con cui l'eroe si dedica all'impresa anima e corpo, confrontandosi con il problema e cominciando ad agire. Questa fase richiede grande coraggio da parte dell'eroe. E' un passaggio da cui non si torna indietro, il salto va fatto con fede, con la fiducia che in qualche modo si cadrà in piedi.”, scrive Stephen Roberts [1]. Si pensi a Jonathan Harker, e al primo treno che prende da Londra, nel suo lungo viaggio in treno che lo porterà fino al Castello di Dracula, o a Perseo che, nella sua missione di uccidere Medusa, arriva nella grotta delle Graie, come un detective a caccia d'informazioni. Per Gesù, l'equivalente è senz'altro rappresentato dai quaranta giorni passati nel deserto a digiunare e meditare, in preparazione della missione (Matteo e Luca, capitolo 4; Marco, capitolo 1); in Guerre Stellari, questo posto è Mos Eisley, il locale dove si servono drink verdastri e una band suona sempre la stessa canzone.

6 – Prove, Alleati e Nemici

Obbligatoriamente, siamo qui al momento in cui sul cammino dell'eroe si fanno vivi vari personaggi, alcuni dei quali si riveleranno amici, altri nemici. La prima prova dell'eroe infatti potrebbe essere proprio questa: saper distinguere da sùbito gli uni dagli altri (ma questa è una variante). Nelle leggende tradizionali, questa è la fase in cui si costituisce una squadra, che si tratti degli Argonauti di Giasone, dei Merry Men di Robin Hood, degli apostoli di Gesù, o di Luke Skywalker, Han Solo, Chewbacca e Obi-Wan in Guerre Stellari.

7 – L'Avvicinamento alla Caverna Più Segreta

Joseph Campbell chiamava questa fase “Il Ventre della Balena”, con riferimento metaforico al personaggio che viene inghiottito da qualcosa di molto più grande di lui – oltre a quello letterale di Giona, da Il Libro di Giona nella Bibbia e, ovviamente, Pinocchio. Sia come sia, questo è il momento in cui il protagonista si trova intrappolato da qualche parte e impossibilitato ad agire o, in varianti molto gettonate, a dover affrontare la cosa che teme di più, una sua nemesi, una prova finale che lo temprerà e preparerà per la sua missione. Di solito questa “cosa più temuta al mondo” è interpretata come una proiezione dell'inconscio o una manipolazione ad opera di un personaggio che sembra conoscere troppo bene il protagonista (La stanza 101 per Winston Smith in 1984; Luke Skywalker che combatte sé stesso in una caverna ne L'Impero Colpisce Ancora - una scena poi riproposta in modo simile da Terry Gilliam in Brazil). In molti casi invece si tratta di un evento molto più prosaico, come il semplice arresto dell'eroe. Gesù, non per niente lo chiamano il Maestro, passa attraverso entrambe le versioni di questa dura prova: l'affronto dei demoni dell'inconscio (letteralmente, con le tentazioni nel deserto) e l'arresto.

8 – La Prova Suprema

Nella 'Prova Suprema' l'eroe deve morire, o sembrerà morire, per poter rinascere e ritornare cambiato, trasformato. Sì, tutta la via crucis di Gesù è una Prova Suprema, questo va da sé. Però, a ben guardare, anche Sansone nella sua fase di declino, accecato e tenuto prigioniero dai filistei, può considerarsi un eroe morto – che naturalmente risorgerà, per poi morire “con tutti i filistei”. La morte apparente rende bene al cinema, con innumerevoli esempi, da ET a Conan il Barbaro. È però con la resurrezione che si conquista il pubblico (vedi punto 11).

9 – Il Premio

Non si muore – nê si affronta un passaggio simile alla morte – così, tanto per sport: dev'esserci una ricompensa alla fine della sofferenza. Evidentemente, nei Vangeli questo succede quando Gesù si ricongiunge con il Padre Eterno (“Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” - Luca, 23:46) e, andando in paradiso, ottiene la sua ricompensa per aver salvato il mondo intero – meglio di quanto possa offrire qualsiasi gioco della X Box! Il vello d'oro, il Santo Graal, i tesori archeologici rincorsi da Indiana Jones, questi sono tutti esempi di ricompense.

10 – La Via del Ritorno

Questo è il ritorno dell'eroe al suo mondo ordinario – che in qualche modo è stato salvato, pur essendo spesso ingrato o ignorante, dalle sue scelte e dai suoi sacrifici. Inutile dire che “il ritorno” non è che una finta fine, per ingannare il lettore/spettatore cullandolo in un senso di falsa tranquillità. Chi ha dei dubbi a riguardo non ha che da rileggersi l'Odissea!
Purtroppo i Vangeli canonici non documentano il viaggio di ritorno dell'eroe Gesù sulla terra, il che, ammettiamolo, rappresenta una meravigliosa opportunità mancata: immaginate quanto più avvincenti sarebbero stati i Vangeli con un bel viaggio supersonico – tipo Rocketman - attraverso i sette cieli, il firmamento – magari anche sfasciando le ben note “porte-finestre del cielo”, quelle che secondo la Genesi (7:11) e i Salmi (78:23) bisogna spalancare ogni qualvolta si vuol far piovere sulla terra? Magari concludendo con una bella battuta alla Schwarzenegger, di quelle che fanno ruggire dalle risate tutto il pubblico nel cinema, tipo: “Sono tornato, scusate il ritardo”? Invece niente.

11 – La Resurrezione

Aah, ecco finalmente il momento che tutti aspettavamo! La resurrezione: questa è fondamentale. Non è difficile capire da dove provenga il mito della resurrezione – pur senza andare a scomodare i vari dei pagani dell'antichità che morirono e risorsero, come Osiride, Dioniso, Ishtar, Dumuzi, Dalmoxis, etc: dopotutto assistiamo a una resurrezione ogni giorno, con il sole che tramonta puntualmente dopo essere tramontato la sera prima, per non parlare del continuo rinnovarsi del ciclo delle stagioni, e così via. Orbene, anche Gesù, per non essere da meno, risorge e appare ai suoi discepoli, consolandoli del lutto.

12 – Il Ritorno con L'Elisir

Come dice Vogler: "Sta ad ognuno di noi stabilire che cosa sia l'Elisir - saggezza, esperienza, denaro, amore, fama o l'eccitante avventura di tutta una vita. Ma una buona storia, così come un buon viaggio, ci lasciano con un Elisir che ci trasforma, che ci rende più consapevoli, più vivi, più umani, più integri, insomma più parte di un insieme. Il cerchio del Viaggio dell'Eroe è completo".
Perché in fondo, a che serve ritornare al mondo ordinario se non si è in grado di curarlo dal suo male iniziale? Così Gesù ritorna e dona al mondo il suo Elisir – la salvezza, il perdono, l'immunità parlamentare, o qualunque cosa fosse ciò per cui ha patito tutto 'sto calvario.
A dire la verità, mi dichiaro ignorante a riguardo: l'unica spiegazione che mi fu data tempo addietro faceva riferimento al passare un colpo di spugna sul Peccato Originale – sapete, quello contratto da Adamo ed Eva nell'accettare l'offerta del Serpente di abbracciare la conoscenza e rendersi conto di essere nudi, arricchendo così gli stilisti, che avevano pronta la soluzione.
Da allora sono al setaccio delle Sacre Scritture, nella ricerca di un qualche passaggio che spieghi perché mai tutte le generazioni che nacquero prima dell'avvento di Gesù non vennero ritenute meritevoli di un simile colpo di spugna. Per ora nulla di fatto, ma quando lo avrò trovato, abbiate fede, sarete i primi a essere informati.

Sia come sia, ammettetelo, il curriculum di Gesù è di tutto rispetto, ricalcando il percorso ideale dell'eroe secondo Campbell-Vogler quasi alla lettera, con undici punti su dodici. Prima manche ben giocata. E adesso passiamo alla scuola Lord Raglan.

Il Maggiore FitzRoy Richard Somerset, 4º Barone di Raglan – o più semplicemente Lord Raglan, come ci piace pensare fosse scritto sul suo citofono – passò gran parte della sua vita a studiare miti e leggende, come successivamente avrebbe fatto Joseph Campbell. Il suo lavoro differiva leggermente da quello di altri autori alla ricerca di un percorso spiritual-psicologico dell'archetipico eroe. Lord Raglan era piuttosto interessato a elencare i temi ricorrenti, senza necessariamente svilupparli in una qualche sorta di tematica morale. Nel suo libro L'Eroe: Uno Studio di Tradizione, Mito e Dramma (1936), Lord Raglan distillò 22 caratteristiche tra le più ricorrenti nei miti degli eroi indo-europei. [2]
Ecco qui di séguito la famosa lista, con esempi di altri eroi tra mito e realtà (inclusi personaggi storici la cui vita è stata – per così dire – romanzata), e un secco SÌ o NO, a seconda che la vita di Gesù raccontata nei Vangeli presenti o meno l'elemento in questione.

1 - La madre dell'eroe è una vergine di sangue reale (es. Perseo):
2 - Suo padre è un re (es. Eracle):
3 - Spesso suo padre è anche un parente stretto della madre (es. Mitridate VI del Ponto):
4 - Le circostanze del suo concepimento sono insolite (es. Watu Gunung):
5 - Egli è anche ritenuto figlio di una divinità (es. Krishna):
6 - Alla nascita si tenta di ucciderlo (es. Edipo):
7 - L'eroe viene allontanato dal pericolo da un intervento soprannaturale (es. Giasone):
8 - Viene allevato da genitori adottivi in un paese lontano (es. Romolo): NO
9 - Non si sa nulla della sua infanzia (es. Sansone): NO
10 - Raggiunta l'età adulta l'eroe ritorna o giunge per la prima volta nel suo futuro regno (es. Ulisse):
11 - Sconfigge il re e/o un gigante, un drago o una belva feroce (es. Teseo): NO
12 - L'eroe sposa una principessa, spesso figlia del suo predecessore (es. Nyikng): NO
13 - Diventa re (es. Beowulf):
14 - Per un certo periodo egli regna senza che accada nulla di particolare (es. Buddha): NO
15 - Promulga leggi (es. Mosè):
16 - In séguito perde il favore degli dei e/o dei suoi sudditi (es. Krishna):
17 - Viene scacciato dal trono e dalla città (es. Edipo): NO
18 - Muore in modo misterioso o inusuale (es. il profeta Elia):
19 – Spesso muore in cima a una collina (es. Mosè):
20 - I suoi figli, se ne ha, non gli succedono sul trono (es. zar Nicola II):
21 - Il suo corpo rimane insepolto (es. Enoch):
22 – Tuttavia vi sono uno o più luoghi dove si venera il suo sepolcro (es. re Artù):

È il defunto autore Alan Dundes, ex docente di folklore alla University of California, Berkley, a darci il punteggio di Gesù secondo la scala Raglan nel video The God Who Wasn't There [3]: con 19 punti, il Maestro si piazza a un rispettabile terzo posto, battuto solo da Edipo (22 punti) e da Teseo (20 punti), sgominando i vari Romolo ed Ercole (17 punti), Perseo (16 punti), Zeus e Giasone (15 punti), Robin Hood (13 punti) e Apollo (11 punti). Esiste anche uno studio pubblicato dal Monmouth College, Illinois [4], dove il punteggio assegnato a Gesù è di 18 punti. Personalmente, la mia scaletta qui sopra arriva appena a 16: siete invitati naturalmente a essere in disaccordo con me, ogni critica è accettata. Ciò che conta è che il punteggio resta comunque piuttosto altino, al punto da risultare alquanto sospetto.
Quando, più di un secolo fa, si cominciavano a condurre studi nella direzione del mito visto con occhi per la prima volta razionali – con Otto Rank fra gli antesignani – Gesù era deliberatamente lasciato fuori da queste classifiche, in quanto si preferiva fischiettare disinvoltamente e dare per scontato che quanto riportato nei Vangeli era da considerarsi letteralmente vero – parola per parola, contraddizioni e tutto. I tempi sono leggermente cambiati e, tolta anche al cristianesimo questa esenzione, le implausibilità si fanno immediatamente evidenti.
Per citare Jordan Maxwell (autore che peraltro non sempre vedo di buon occhio): “Non vogliamo ferire o offendere nessuno: l'unica cosa a cui siamo interessati sono i fatti”.

Pace,

Rinaldo Francesca

[1] Per una più dettagliata spiegazione:
http://www.rudolfsteiner.it/articolo/16/sono-i-film-di-hollywood-le-nuove-fiabe
vedere anche

http://www.apocprod.com/Pages/Hero/Hero_Main_Page.htm
[2] Vedere:
http://www.in-psicoterapia.com/naranjo2.htm
[3] Vedere:

http://video.google.com/videoplay?docid=696492648668420724#
[4] Vedere:
http://department.monm.edu/classics/courses/Clas230/MythDocuments/HeroPattern/default.htm

Wednesday, 15 December 2010

Non c'è più rispetto!

di Rinaldo Francesca

“Miserrimo re! Miserrima assemblea!” scriveva l'illustre filosofo e politico inglese Edmund Burke nel 1790; “quanto silenziosamente scandalizzata dev'essere quell'assemblea nei confronti di quei suoi stessi membri, che hanno il coraggio di definire un beau jour un simil giorno, in cui il sole sembra essersi spento nel cielo”. [1]
Queste erano le dotte riflessioni sulle prime fasi della Rivoluzione Francese che un indignato Burke regalava ai suoi contemporanei, e che trovarono l'approvazione in quei suoi lettori inglesi a cui certi eventi anti-monarchici d'oltremanica stavano iniziando a provocare un'incontrollabile incontinenza intestinale (nonché verbale): il plauso infatti non mancò tra quegli illuminati intellettuali per i quali nulla esisteva di più sacro al mondo di un re o una regina che annuncia dal suo trono di trovarsi lì, a intascarsi le tasse dei suoi concittadini, perché è questo il volere di un non meglio identificato Dio.
E siccome ogni epoca ha gli intelletti che si merita, lasciateci citare ciò che è stato detto in data 10 dicembre 2010 dalla migliore risposta a Edmund Burke che il nostro secolo sia in grado di offrire – Novella 2000 – sul recente e deplorevole caso di lesa Maestà a Londra: “Ieri sera Carlo e Camilla si stavano recando a un evento di gala quando un gruppo di studenti, che manifestavano per il rincaro delle tasse universitarie, ha preso a calci e a sassate l’auto in cui viaggiava la coppia reale. Molto spavento per i coniugi e un finestrino rotto per la loro Rolls Royce”. [2]
Così singhiozza Rossana Lacala, palesemente con il cuore in gola per l'incolumità dei reali VIP, nostri perenni idoli e fonte d'ispirazione.
Inutile negarlo, il profetico Edmund Burke aveva visto giusto: a 220 anni di distanza, il pernicioso spirito rivoluzionario, come un contagio pestilenziale, sta tentando di piantare le sue velenose radici anche in UK. Ah, in che tempi senza rispetto viviamo, Edmund, in cui gli umili membri della Sacra Famiglia Reale non possono nemmeno recarsi alla Royal Variety Performance – indossando vestiti e gingilli per il valore di un anno di stipendio medio dei loro sudditi - senza che la loro modesta vettura sia shakerata, con rovinose conseguenze per la coiffure di Camilla, da una massa di studenti-mai-contenti – veri tiranni della situazione! E tutto questo perché? Solamente perché, poco tempo prima dell'assalto, i suddetti studenti-tiranni avevano avuto notizia che la coalizione Liberista-Conservatrice al governo, rimangiandosi elegantemente la parola data ai suoi ingenui elettori, aveva pensato bene di permettere alle università del Regno Unito di elevare le loro rette annuali fino a £9.000 – in armonico unisono con tagli alle istituzioni universitarie dell'80%.
Tutto lì? Ah, certo che non c'è più religione, hey? E di questo passo tanto vale dare l'addìo anche a scienze umanistiche, architettura, design, storia dell'arte, conservazione del patrimonio artistico, letteratura inglese, letterature straniere, filosofia, storia antica, medievale o contemporanea... Bye-byeee!
A pochi gradini intellettuali più sotto rispetto a Novella 2000, troviamo su Repubblica un fantasioso Enrico Franceschini che ci dona ulteriori, inquietanti similitudini con la Rivoluzione Francese: “'A morte i reali, tagliamogli la testa'. Sono cominciati così i due minuti probabilmente più lunghi di Carlo e Camilla”. [3]
Queste minacciose esortazioni a mettere alla ghigliottina i reali – a quanto pare – sono state udite solo da Franceschini, visto che non ve n'è traccia sui media britannici: forse, chissà, gli sono state sussurrate in gran segreto? Magari da un'invisibile Tinkerbell, ci piace pensare, seduta su una sua spalla.
Sia come sia, il momento è drammatico.
Davvero, cosa vogliono mai questi studenti, sempre lì a protestare? Gli studenti dovrebbero studiare, no?
Ah già, scusate, eravamo soprappensiero: presto non potranno più studiare, 'sti disgraziati. A meno che, naturalmente, non siano disposti a finire con 50.000 sterline di debito prima di aver concluso il loro corso di laurea. Ma dal resto, che saranno mai cinquanta grand (così si dice da queste parti: grand; da buoni corrispondenti all'estero, ci piace calcare la mano sulla nostra snobistica conoscenza della parlata locale; siamo convinti che Franceschini approverebbe)?
Possibile che nessuno abbia informato questi cosiddetti studenti che cinquanta grand sono noccioline per coloro che hanno votato a favore della legge?
Poi vabe', se proprio noccioline non sono per lo studente medio in UK o per la sua famiglia, quello non è certo un problema del governo, no?
Lo vogliamo capire che i soldi non ci sono più? Dopo che 75 miliardi di sterline del denaro dei contribuenti è stato regalato a sacre istituzioni bancarie quali Royal Bank of Scotland, HBOS, Lloyds e Barclays – i cui investment bankers si sono accaparrati una media di settantamila sterline in bonus a testa, nonostante alcune di queste banche continuassero a essere in passivo fino alla scorsa primavera [4] – i soldi, puff, come per magia, non ci sono più. E la pubblica istruzione, per dirla pulita, può pure andare a fare l'amore con se stessa. Mettetevelo bene in testa, studentelli.
Per cui è inutile che andiate a spaccare i vetri alla Rolls del povero Carlo, il cui adorabile fratello Andrea, per esempio, è solito farsi aviotrasportare ad eventi sportivi, con elicotteri noleggiati per la modica cifra di cinquemila sterline ogni volta (a spese dei sudditi, ovviamente). [5]
No, cercate piuttosto di darvi una ripulita, e soprattutto di vestirvi un po' meglio: prestate ascolto al lamento di quel tale Keith Mitchell, assessore di contea dell'Oxfordshire, a quanto ci è dato capire, il quale ha twittato sgomento alla vista di un comizio di studenti incazzatelli nel palazzo della sua contea: “Il County Hall [è] invaso da una mandria di studenti brutti e malvestiti: Dio ci aiuti, se questo è il futuro!”. [6]
Dio ci aiuti davvero, Keith, anche se – con la morte nel cuore – ci vediamo costretti a contraddirti: il futuro è ben peggiore, sai? Ben presto, questi “brutti studenti” saranno vestiti ancora peggio, visto che, grazie a politici come te, avranno a malapena i soldi per fare shopping nei negozi di beneficienza.
La perla però, consentitecelo, ci è stata regalata dal membro del parlamento David Davis che, all'indomani dell'oltraggioso-mioddìo-inaccettabile attacco, ha accusato d'incompetenza il commissario della Metropolitan Police, Sir Paul Stephenson: “La polizia sa sempre dove si trovi il Principe, per ovvie ragioni di sicurezza”, ci ha spiegato David Davis “Allora perché a degli anarchici professionisti e violenti agitatori è stato consentito di avvicinarsi alla macchina?” [7]
Tsk-tsk, David-Davis-David-Davis, ci meravigli: proprio tu ti metti a fare una domanda del genere – domanda che per molti versi contiene già la sua risposta?
Proprio tu, con tutta la tua esperienza nell'arte delle Pubbliche Relazioni – ovvero la manipolazione della percezione delle masse?
Non fosti forse tu a dare le dimissioni nel giugno del 2008, in “protesta” contro la proposta di legge per estendere i giorni di detenzione senza uno straccio di prova da 28 a 42, contro l'introduzione delle carte d'identità biometriche e contro le onnipresenti telecamere di sorveglianza sul territorio britannico, riciclandoti così come Paladino per la Libertà? Per poi ripresentarti alle elezioni locali con l'appoggio dell'inquietante lobby Andrew Jackson Society, sotto forma di politici neocon del calibro di Edward Vaizy, Michael Gove, Tim Collins? Dettaglio inquietante questo, quando si pensa che i patroni internazionali della Andrew Jackson Society sono i neocon americani Richard Perle, Robert Kagan e William Kristol [8] (che fondarono nel 1997 la spaventosa lobby Progetto per il Nuovo Secolo Americano, o PNAC). Osiamo inoltre dire che alla Andrew Jackson Society se ne intendono parecchio di manipolazione della percezione, di operazioni sotto falsa bandiera, di agents provocateurs, etc, visto che ne fanno parte R. James Woolsey, Jr. (ex direttore della CIA), Sir Richard Dearlove (ex direttore dei servizi segreti britannici MI6) e, dulcis in fundo, il Dr. Irwin M. Stelzer (che, oltre ad essere stato brevemente amministratore delegato della Rothschild Inc. [9], è anche il braccio destro di Rupert Murdoch [10]).
E adesso tu, David Davis, ti aspetti che sia presa sul serio la tua perplessità a che “degli anarchici professionisti” (e qui “professionisti” potrebbe essere una parola chiave che ti sei lasciato sfuggire) siano riusciti ad avvicinarsi alla Rolls di Carlo e Camilla? Avresti potuto semplicemente fare qualche domandina ai tuoi amichetti alla Andrew Jackson Society: magari in una delle varie occasioni in cui i suddetti amici ti pagavano profumatamente per parlare ai loro eventi. Sarebbero stati lieti di spiegarti che, quando è necessario ritrarre il dissenso come folle, motivato da richieste irragionevoli e orchestrato da menti criminali, il modo migliore resta sempre quello di fare sì che i manifestanti si spingano un po' più in là, che compiano qualche atto da cui la maggior parte della popolazione si dissoci inorridita; sai, per poter dare ai media la possibilità d'intonare il familiare motivetto: “Una manifestazione iniziata in modo pacifico si è trasformata in bla-bla-bla (riempire gli spazi secondo esigenze). E non è sempre facile, lo ammettiamo. Ecco perché diventa necessaria una tecnica chiamata kettling.
Vedi, David Davis, il kettle – come tu c'insegni – è un elettrodomestico che serve per bollire l'acqua, intrappolata sotto il coperchio; il kettling della polizia, invece, è una tecnica che consiste nel circondare e intrappolare in una piazza un certo numero di manifestanti pacifici, non permettere loro di uscire, esasperarli bene bene, portarli appunto a ebollizione (il che puntualmente succede, dopo qualche ora), dopodiché permettere che si liberino violentemente e lasciarli liberi di sfogarsi, come una massa non pensante, nel modo più instintivo e selvaggio, preferibilmente vandalizzando un po' di proprietà pubblica, che fa sempre un certo effetto. È a quel punto che si fa vivo il cameraman (per filmare gongolante “l'insensata e gratuita violenza”), si fa vivo il fotografo (Click!), si fa vivo il commentatore che, trapelato e con l'obbligatoria lacrimuccia, bela nel microfono: “Sono momenti che non vorremmo mai vedere... Una manifestazione iniziata in modo pacifico si è trasformata in bla-bla-bla”.
Funziona ogni volta.
Te lo dice uno che ebbe il piacere di vedere con i propri occhi ciò che succede quando un migliaio di persone viene imbottigliato con questa tecnica, in quanto il sottoscritto faceva parte di quei pacifici dimostranti che si presentarono davanti alla Bank of England il primo aprile 2009 [11], per poi ritrovarsi “kettlato” (blindato?) per ore in un miglio quadrato, all'interno dello Stato Sovrano della Privata Corporazione, nota con il nome di City of London. [12]
E allora, al termine di questo trattamento, quando ci venne data l'illusione di essere vittoriosamente riusciti a liberarci con le nostre forze, c'era veramente da stupirsi se alcuni fracassarono le vetrine delle banche nei dintorni (in particolare la Royal Bank of Scotland, che si era appena intascata venticinque miliardi di sterline dei contribuenti [13])?
E tornando a oggi, David Davis, c'è veramente da stupirsi se l'auto dell'ingioiellata coppia fu assaltata da “migliaia, [che] erano stati imbottigliati per ore all'interno di Parliament Square, e impossibilitati ad andarsene” [14], con la palese complicità della polizia che, a quanto tu stesso dici, “sa sempre dove si trovi il Principe, per ovvie ragioni di sicurezza”?
Suvvìa David Davis: cerca di non insultare la nostra intelligenza.

[1] Edmund Burke: Reflections on the Revolution in France, disponibile su:
http://www.constitution.org/eb/rev_fran.htm
[2] Rossana Lacala: Carlo e Camilla assaltati dagli studenti, reperibile qui:
http://www.parrotized.it/fs?url=http://blog.leiweb.it/novella2000/2010/12/10/carlo-e-camilla-assaltati-dagli-studenti/
[3] Enrico Franceschini: Assalto all'auto di Carlo e Camilla quei due minuti di terrore, Repubblica, 11 dicembre 2010, pubblicato su:
http://www.repubblica.it/esteri/2010/12/11/news/carlo_camilla_sabato-10080972/
[4] Philip Aldrick: Can Lloyds and RBS come off the critical list?, The Daily Telegraph, 20 febbraio 2010, disponibile qui:
http://www.telegraph.co.uk/finance/newsbysector/banksandfinance/7281462/Can-Lloyds-and-RBS-come-off-the-critical-list.html
[5] Christopher Leake: Why did Airmiles Andy hire £5k helicopter for 120-mile trip? So he could dash back from racing jolly for ‘vital Royal Household meeting’, The Daily Mail, 2 maggio 2010, reperibile su:
http://www.dailymail.co.uk/news/article-1270368/Why-did-Airmiles-Andy-hire-5k-helicopter-120-mile-trip-So-dash-racing-jolly-vital-Royal-Household-meeting.html
[6] Oxfordshire council leader tweet angers fee protesters, BBC News, 2 dicembre 2010, pubblicato qui:
http://www.bbc.co.uk/news/uk-england-oxfordshire-11897602
[7] Criminal investigation into attack on Charles and Camilla, Channel 4 News, 10 dicembre 2010, disponibile su:
http://www.channel4.com/news/mps-condemn-attack-on-charles-and-camilla
[8] Vedere:
http://www.sourcewatch.org/index.php?title=Henry_Jackson_Society
[9] Vedere biografia di Irwin M. Stelzer, reperibile sul sito di un'altra lobby di cui fa parte, l'Hudson Institute:
http://www.hudson.org/learn/index.cfm?fuseaction=staff_bio&eid=StelIrwi
[10] How to read the newspapers, The Observer, domenica 13 novembre 2005, pubblicato qui:
http://www.guardian.co.uk/media/2005/nov/13/business.theobserver
[11] Un racconto, per quanto parziale e incompleto, si trova qui:
http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_del_G20_di_Londra
[12] Vedere E.C. Knuth, The Empire of “The City”, disponibile qui:
http://www.archive.org/download/TheEmpireOftheCity/empire.pdf
[13] Miles Costello e Patrick Hosking: RBS gets a further £25bn from the taxpayer after record loss, The Sunday Times, 26 febbraio 2009, pubblicata qui:
http://business.timesonline.co.uk/tol/business/industry_sectors/banking_and_finance/article5806650.ece

Sunday, 12 December 2010

Perché le guerre non sono riportate onestamente?

di John Pilger

Sul manuale d'addestramento dell'esercito USA, il comandante americano, generale David Petraeus, decrive quella in Afghanistan come una “guerra di percezione... condotta continuamente usando i mass media”. Quello che ha veramente importanza non sono tanto le battaglie quotidiane contro i Taliban, quanto il modo in cui quest'avventura viene venduta in America, dove “i media influenzano direttamente gli spettatori chiave”.
Leggendo questo, mi è tornato in mente il generale venezuelano che guidò il colpo di stato contro il governo democratico nel 2002. “Abbiamo un'arma segreta”, si vantava. “Abbiamo i media, specialmente la TV. I media bisogna averli!”
Mai prima d'ora così tanta energia speciale era stata impiegata per assicurarsi che i giornalisti colludessero con gli architetti di rapaci guerre che, a quanto dicono i generali in sintonia con i media, sono ormai “perpetue”. Facendo eco a uno dei signori della guerra più logorroici dell'occidente, come l'ex-presidente USA Dick Cheney, fan del “waterboarding”, il quale predicava “50 anni di guerra”, costoro pianificano uno stato di conflitto permanente, che dipenderà interamente dal saper tenere a bada un nemico che hanno paura a nominare: il pubblico.
A Chicksands, nel Bedfordshire, il quartier generale della guerra psicologica del Ministero della Difesa (Psyops), i maestri dei media si dedicano a questo compito, immersi nel loro linguaggio di “information dominance”, “asymmetric threats” e “cyberthreats”. Condividono l'edificio con coloro che hanno insegnato quei metodi di interrogatorio che portarono a un'inchiesta pubblica sulla tortura perpetrata dai militari britannici in Iraq. La disinformazione e la barbarie della guerra coloniale hanno molto in comune.
Naturalmente, solo il gergo è nuovo. Nella scena iniziale del mio film, La Guerra Che Non Vedete, c'è un riferimento a una conversazione privata, pre-Wikileaks, del dicembre 1917 tra David Lloyd George, il primo ministro britannico durante gran parte della prima guerra mondiale, e CP Scott, editore del Manchester Guardian. “Se la gente sapesse davvero la verità,” diceva il primo ministro, “la guerra verrebbe fermata domani. Ma naturalemente non la sanno e non la possono sapere”.
All'indomani di questa “guerra per mettere fine a tutte le guerre”, Edward Bernays, confidente del presidente Woodrow Wilson, coniò il termine “pubbliche relazioni”, come eufemismo per propaganda, “a cui era stata data un'accezione negativa durante la guerra”. Nel suo libro Propaganda (1928), Bernays descriveva le PR come “un governo invisibile che è il vero potere dominante nel nostro paese” grazie alla “manipolazione intelligente delle masse”. Si otteneva ciò attraverso “false realtà” e la loro adozione nei media (uno dei primi successi di Bernays fu di persuadere le donne a fumare in pubblico. Associando il fumo alla liberazione delle donne, riuscì a far pubblicare titoli che lodavano le sigarette come “torce di libertà”).
Cominciai a capire tutto questo quando ero un giovane reporter durante la guerra nel Vietnam. Nel primo posto in cui venni inviato, vidi i risultati del bombardamento di due villaggi e dell'uso del Napalm B, che continua a bruciare sotto la pelle; molte delle vittime erano bambini; gli alberi erano decorati con frattaglie umane. Il lamento che “queste sono le inevitabili tragedie che capitano durante una guerra” non spiegava perché praticamente tutta la popolazione del Vietnam del Sud fosse a rischio di attacco da parte del loro dichiarato “alleato”, gli Stati Uniti. Termini PR come “pacificazione” e “danno collaterale” divennero la nostra valuta. Quasi nessun reporter usava la parola “invasione”. “Coinvolgimento”, e in séguito “pantano” divennero le pietre miliari del vocabolario dei notiziari, che riconoscevano l'uccisione di civili semplicemente come dei tragici errori e raramente mettevano in discussione le buone intenzioni degli invasori.
Sulle pareti degli uffici delle maggiori agenzie stampa americane a Saigon erano spesso appese orripilanti fotografie che non venivano mai pubblicate e che raramente inviate perché si diceva che avrebbero “sensazionalizzato” la guerra scioccando lettori e spettatori e quindi non erano “obiettive”. Il massacro di My Lai del 1968 non fu riportato dal Vietnam, anche se un buon numero di giornalisti ne era a conoscenza (come di altre, simili atrocità), ma da un freelance negli Stati Uniti, Seymour Hersh. La copertina della rivista Newsweek la definì una “tragedia americana”, volendo indicare che gli invasori erano le vittime: un tema catartico ripreso entusiasticamente da Hollywood in film come Il Cacciatore e Platoon. La guerra era tragica e sbagliata, ma la causa era essenzialmente nobile. E in più fu “persa” per colpa dell'irresponsabilità dei media ostili e senza censura.
Nonostante fossero l'opposto della verità, queste false realtà diventarono le “lezioni” imparate dagli architetti delle guerre di oggi e da gran parte dei media. Nel riportare il Vietnam, l'uso di giornalisti embedded divenne la prassi bellica centrale su entrambi i lati dell'Atlantico. Con illustri eccezioni, ciò fu un successo, specialmente negli Stati Uniti. Nel marzo 2003, circa 700 embedded reporters e cameramen accompagnarono le forze d'invasione in Iraq. Guardate i loro emozionati servizi, e sembra di essere tornati alla liberazione dell'Europa. Gli iracheni sono distanti, effimere e irrilevanti pedine: John Wayne è tornato.
L'apogeo fu il vittorioso ingresso a Baghdad, e le immagini televisive di folle esultanti attorno all'abbattimento della statua di Saddam Hussein. Dietro a questa facciata, una squadra americana di Psyops era riuscita con successo a manipolare quello che un negletto servizio dell'esercito USA descrive come un “circo mediatico [con] tanti giornalisti quanti iracheni". Rageh Omaar, che si trovava lì per conto della BBC, riportò queste parole sul telegiornale principale della sera: “La gente è arrivata qui per dare il benvenuto [agli americani], facendo il segno della V come vittoria. Queste immagini si stanno ripetendo in tutta la capitale irachena”. In realtà, quelle che non venivano riportate, e che stavano avendo luogo in tutto l'Iraq, erano la sanguinosa conquista e la distruzione di una società, che prendevano progressivamente piede.
Ne La Guerra Che Non Vedete, Omaar parla con ammirevole franchezza. “Non avevo fatto bene il mio lavoro,” dice “avevo alzato le mani e mi ero detto che non si potevano toccare i tasti più dolenti”. Descrive come la propaganda dell'esercito britannico riuscì a manipolare con successo le notizie della caduta di Bàssora, che News 24, della BBC, riportò essere caduta “17 volte”. Questo reportage, dice, fu come trovaarsi in “un immenso studio insonorizzato”.
Non c'era posto nei notiziari per l'immensità della sofferenza degli iracheni in questo massacro. Stando davanti al numero 10 di Downing Street, Andrew Marr, l'allora editore politico della BBC, dichiarò: “[Tony Blair] aveva detto che sarebbero stati in grado di prendere Baghdad senza spargimenti di sangue e che alla fine gli iracheni avrebbero festeggiato, e su entrambi questi punti si è visto che aveva decisamente ragione”. Ho chiesto un'intervista a Marr, ma non ho ricevuto risposta. In studi condotti dall'Università del Galles, a Cardiff e da Media Tenor sui servizi televisivi [dall'Iraq], si è concluso che i reportage della BBC riflettevano enormemente la linea governativa, mentre i servizi sulla sofferenza dei civili erano relegati. Per quanto riguarda il tempo dedicato a parlare dell'opposizione alla guerra, Media Tenor ha messo all'ultimo posto tra i media occidentali la BBC e l'americana CBS. “Sono perfettamente aperto all'accusa che fossimo stati ingannati”, ha detto Jeremy Paxman, parlando delle inesistenti armi di distruzione di massa in Iraq ad un gruppo di studenti l'anno scorso. “Ovviamente, lo siamo stati”. Da speaker professionista, pagato profumatamente, ha dimenticato di spiegare perché si era lasciato ingannare.
Dan Rather, che fu lo speaker al telegiornale della CBS per 24 anni, è stato meno reticente. “C'era una paura in ogni redazione in America,” mi ha detto “una paura di perdere il lavoro, di sentirsi etichettati come anti-patriottici, o qualcosa di simile”. Rther dice che la guerra “ci ha resi tutti stenografi” e che se i giornalisti avessero messo in discussione l'inganno che aveva portato alla guerra in Iraq, invece di amplificarlo, l'invasione non avrebbe avuto luogo. Questa è un'opinione ormai condivisa da parecchi veterani del giornalismo che ho intervistato negli USA.
In Gran Bretagna, David Rose, i cui articoli sull'Observer avevano giocato un ruolo importante nel collegare falsamente Saddam Hussain con al-Qaida e l'undici settembre, mi ha concesso una coraggiosa intervista, in cui ha detto: “Non ho scuse... Quello che è successo [in Iraq] è un crimine, un crimine su larga scala...”
“Significa questo che i giornalisti furono complici?” gli ho chiesto.
“Sì... inconsapevoli forse, ma sì”.
A che cosa servono dei giornalisti che si comportano in questo modo? La risposta ci è fornita dal grande reporter James Cameron, il cui coraggioso e illuminante reportage sul bombardamento del Vietnam del Nord, fatto con Malcom Aird, fu censurato dalla BBC. “Se noi, che dovremmo essere quelli il cui compito è di scoprire che cosa stanno combinando i bastardi, se noi non riportiamo ciò che scopriamo, se non rompiamo il silenzio” mi ha detto, “chi riuscirà a impedire che questa sanguinosa faccenda si ripeta di nuovo?”.
Cameron non avrebbe potuto immaginre un fenomeno moderno come Wikileaks, ma avrebbe sicuramente approvato. Nell'attuale valanga di documenti ufficiali, specialmente quelli che descrivono le macchinazioni segrete che conducono alla guerra – come l'ossessione americana sull'Iran – il fallimento del giornalismo appare raramente. E forse la ragione per cui Julian Assange sembra scatenare una simile ostilità tra i giornalisti che servono una varietà di “lobby”, quelli che una volta un addetto stampa di George Bush definì “complici facilitatori”, è che Wikileaks, e la sua diffusione della verità, li fa vergognare di se stessi. Perché il grande pubblico ha dovuto aspettare che ci fosse Wikileaks per sapere come funziona il grande potere? Come rivela un documento di 2000 pagine del Ministero della Difesa, i giornalisti più efficaci sono considerati dai centri di potere non come embedded, o adatti per far parte del “club”, ma sono visti come una minaccia. Questa è la minaccia della vera democrazia, la cui “valuta”, come diceva Thomas Jefferson, è “la libera circolazione delle informazioni”.
Nel mio film ho domandato ad Assange come si è dovuto comportare Wikileaks nei confronti delle draconiane leggi sulla segretezza per cui è famosa la Gran Bretagna. “Be',” ha detto “quando guardiamo documenti su cui è apposto il sigillo dell'Official Secret Act, teniamo a mente che è un reato conservare l'informazione ed è un reato distruggerla, cosicché l'unica possibile soluzione è di pubblicare l'informazione”.
Questi sono tempi straordinari.

L'articolo originale è apparso il 10 dicembre 2010 su:
http://www.guardian.co.uk/media/2010/dec/10/war-media-propaganda-iraq-lies

The War You Don't See uscirà nei cinema e in DVD il 13 dicembre, e verrà trasmesso su ITV il 14 dicembre alle 22:35

Thursday, 9 December 2010

Sbarazzarsi dei Testimoni di Geova con 5 semplici domande

di Rinaldo Francesca

Non sia mai detto che Àp0ti sia incline a tirarsi indietro dall'oneroso ma gratificante cómpito di dispensare pratici consigli di quotidiana sopravvivenza per l'Homo (e per la Mulier) Sapiens dallo spirito libero e dalla mente inquisitiva; anzi, chissà che questi nostri sparpagliati e innocenti pensieri non possano un giorno trovare maggior respiro in un manuale di sopravvivenza, magari con allegato – perché no – un ricettario. In fondo, parliamoci chiaro, gli anni '10 hanno un disperato bisogno di un ritorno alla post-retro-kitsch-pseudo-contro-cultura, magistralmente espressa in irrinunciabili capolavori quali The Anarchist Cookbook, Steal This Book, e tanti altri. Chi dunque meglio di Àp0ti potrebbe candidarsi a raccogliere un simile, illustre testimone? Avete visto il nostro logo? Cioè, scusa, no, dico: avete. Visto. Il nostro. Logo? Detto tutto.
Orbene, visto che da qualche parte bisogna pur cominciare, perché non esordire con qualche semplice dritta che vi consenta di mettere in difficoltà – e successivamente in fuga – i solerti impiegati della Società Torre di Guardia, facendo sì che la vostra dimora sia sulle loro mappe tattiche segnalata, una volta per tutte, con un maiuscolo NON FATEVI APRIRE QUELLA PORTA?
Sì, d'accordo, vi sarà chi sosterrà che certe rappresaglie – similmente agli stunt che applaudiamo in film come Jackass - andrebbero lasciate ai professionisti; qualcuno tra voi avrà infatti visto in quella performance dell'adorabile idolo delle mamme Fabio Volo (il cui video riportiamo qui sotto)
video
una sorta di sogno bagnato, un contrappasso dantesco, se vogliamo, ma niente di più. Sicuramente non qualcosa da emulare.
La nostra interpretazione è però leggermente diversa, se ce lo consentite.
Per carità, il video farà sicuramente esultare in spontanei commenti à la 'ben-gli-sta' quanti vorranno impiegare tre minuti e mezzo della loro vita a guardare Fabio Volo mettersi in strada alle sette del mattino, armato di nientemeno che un presepe umano e della sua suadente voce da chierichetto, che farebbe umettare dall'eccitazione anche le labbra del Santo Padre, con il solo scopo di, ehm, spaccare i testicoli (se ci si perdona la triviale eppur calzante iperbole) a non meglio identificati Testimoni di Geova, suonando al loro citofono e presentandosi come 'un cattolico'.
Certo, perché no; ma si ha come l'impressione che se il Volo (per l'anagrafe Bonetti) avesse avuto la sventura di incappare in una persona in vena di un dibattito teologico la quale, vedendo il suo bluff, lo avesse invitato a spiegare dettagliatamente l'essenza della Trinità, passando magari per la transustazione secondo Tommaso d'Aquino, il nostro eroe avrebbe potuto replicare poco più di qualche balbettìo confuso.
Ed è proprio qui che sta l'essenza dell'arma a disposizione di chi apre la propria porta ai venditori di fede: la domanda. In fondo che male c'è a volerne sapere un po' di più sulle motivazioni che hanno portato quei due teneri credenti in giacchetta a trascinare la loro borsa a tracolla fino alla vostra porta? Tenete presente che il solo conversare con persone (voi) che rischino di far riflettere i Testimoni sulle loro follie dottrinali può portare i TdG alla “disassociazione” - o scomunica, nel loro mondo.
Bene, siete pronti?

1. Allora, a quando la fine del mondo?

Eh sì, per chi non lo sapesse, quel buontempone di Charles Taze Russell, fondatore della Società della Torre di Guardia (Watchtower Bible and Tract Society) basò tutto il suo sistema dottrinale su un unico, indiscutibile dogma: il mondo stava per finire. Ah, e anche il fatto che lui, Charles Taze Russell, fosse l'unico mortale nella storia del genere umano in grado di interpretare correttamente la Bibbia... per ragioni che, ahimé, non si premurò mai di spiegare, a parte il riversare le sue interpretazioni in una serie di Studi delle Scritture (6 volumi), unico strumento per poter leggere la Bibbia senza rischiare di rimanere nel buio spirituale.
La fine del mondo però – o Armageddon, per gli amici – era veramente il suo primo amore e cavallo di battaglia; al punto che Russell vendette il suo business per dedicarsi a tempo pieno alla professione di menagramo, coltivandosi all'uopo “una barbaccia ispida e cespugliata” da iettatore. [1]
Inutile dire che Russell, come ogni persona affetta da quelli che nell'àmbito della psichiatria vengono chiamati disturbi deliranti, non si era solo accontentato di fare previsioni a casaccio, ma le aveva anche arricchite di date precise, con eventi biblico-paranoici da far invidia all'altro, grande visionario, Giovanni evangelista, autore dell'Apocalisse.
Brevemente: nel 1799 era cominciato il Tempo della Fine, nel 1874 Gesù era atterrato nuovamente sul nostro pianeta (in forma invisibile, si badi bene), e nel 1914 il mondo sarebbe finito. Tutte queste date erano ovviamente confermate da certe misurazioni geometriche nelle piramidi d'Egitto (e dove sennò?)
Nella dolorosa delusione di constatare che – arrivato e passato il 1914 – tutto il genere umano era ancora in vita, Russell decise di modificare la data, e postporla al 1915...
Niente. Ritenta: sarai più fortunato.
D'accordo, allora forse il 1918?
Macché, niente da fare.
Charles Taze Russell morì nel 1916, senza nemmeno la consolazione di vedere avverato il sogno della sua vita, e cioè di essere testimone dell'orribile e truculenta morte nonché giudizio universale di milioni di peccatori che non avevano voluto credere alle sue profezie. Un vero peccato.
Questo non significa che gli eredi spirituali di Russell fecero tesoro di questa lezione: ah no, il suo successore, un tal avvocato Joseph Franklin Rutheford – sebbene fosse convinto di essere un giudice e nessuno riuscisse a fargli cambiare idea – decise che avrebbe superato il suo predecessore in profezie da baracconi; diciamo che perlomeno Rutheford riuscì a farci qualche soldino in più, come vedremo.
Nel corso degli anni, altre date vennero considerate come possibili Giorni del Giudizio Universale: la data del ritorno di Gesù in versione Invisible Man fu spostata con discrezione al 1914; il 1925 venne dato per certo come il nuovo Armageddon (anno in cui sarebbero anche resuscitati Abramo, Isacco e Giacobbe; per supervisionare la cosa, nel caso ve lo steste chiedendo); quando questo non accadde, brevemente, venne considerato il 1957 (perché no? In fondo era l'anno dello Sputnik) e successivamente il 1975, in una famosa “profezia” fatta nel 1966. Oggi i Testimoni di Geova preferiscono discretamente farci notare che, secondo la profezia, il mondo “sarebbe potuto finire” nel 1975. Capite, un verbo servile cambia tutto. [2]

2. Dove sono gli Immortali?

Per dimostrare al mondo di essere in grado di battere persino il suo predecessore in fatto di insanità mentale, Rutheford pensò bene di profetizzare nel 1920 che milioni di persone, in vita durante il ritorno invisibile di Gesù, non sarebbero mai morte. Un concetto preso in prestito dal Vangelo secondo Matteo (24:34), che Rutheford usò come titolino leggermente sensazionalista per un suo pamphlet, atto a reclutare milioni di fedeli con una confusa profezia rivolta a coloro che si fossero convertiti entro 6 mesi, i quali avrebbero avuto comode rate a interessi zero per i primi 36 mesi, più un apriscatole in omaggio... o forse stiamo facendo confusione.
Sia come sia, nel 1925 venne appunto varata con successo la “campagna del milione”, che consentì a Rutheford di farci su un bel gruzzoletto col quale acquistare un villa a San Diego, e nominarla Beth Sarim (Casa dei Prìncipi). Non abbiamo bisogno di dirvi che questa immensa proprietà, con dieci camere da letto e una piscina, fu in effetti intestata a nientepopodimeno che ad Abramo, Isacco & Giacobbe (in arte: Israele): sì, Rutheford era solo, come dire, il custode di Beth Sarim, nell'attesa che tornassero i patriarchi biblici (i quali – si sa – amano schizzettarsi un po' nell'acqua di una piscina, mentre contemplano i vari modi di distruggere il pianeta e ardere vivi tutti i peccatori). Lo stesso dicasi per le due Cadillac V-16, ovviamente acquistate anch'esse per scorrazzarci i patriarchi.
Nell'attesa però, il buon Rutheford si faceva portare in giro per la California dal suo autista – quando non era occupato a viaggiare per l'Europa con i proventi derivati dai neo-convertiti – e passava i suoi inverni a Beth Sarim. Questo fu il suo stile di vita anche durante e dopo la Depressione del '29, qundo la stragrande maggioranza dei suoi compatrioti faceva la fame.
La domanda è dunque questa: quei milioni di neo-convertiti che dovrebbero essere ancora in vita...ehm, dove sono? Attenzione, stiamo parlando di milioni di Testimoni che, nel 1914, dovevano avere perlomeno la maggiore età, e che dovrebbero quindi avere adesso 117 anni come minimo. Se ne sa niente di quelli lì? Dov'è che li tenete nascosti? Neanche un trafiletto su una delle vostre pubblicazioni?

3. Gesù non se n'è accorto?

Per coloro che si stessero ancora torcendo dall'intollerabile suspense del non sapere perché mai Gesù avesse deciso di tornare sulla terra in forma invisibile nel 1914, e per fare cosa, etc etc, ecco la risposta.
Gesù, nella piena consapevolezza che il mondo stava per essere distrutto di lì a poco – secolo più, secolo meno – aveva deciso di giungere personalmente sulla terra per esaminare ogni singola scrittura di ogni singola religione che fosse mai stata concepita dopo la sua morte (capite, per aggiornarsi un po', ma senza essere disturbato da cacciatori di autografi). Inutile dire che, alla fine del suo ponderoso studio, intorno al 1919 o giù di lì, il Buon Maestro era giunto alla conclusione che l'interpretazione della Società della Torre di Guardia era l'unica degna di aggiudicarsi il suo sigillo d'approvazione (l'Uomo del Monte ha detto sì, per così dire).
Orbene, è possibile ritenere che Gesù, durante la sua ricerca da topo di biblioteca (ci riesce a questo punto difficile scrivere, a causa dei familiari dolori agli addominali che sempre giungono quando si ride troppo di gusto; ma ci asciughiamo le lacrime e continuiamo, solo per voi!), abbia anche dato un'occhiata al tomo The Finished Mystery, pubblicato dalla casa editrice della sua religione preferita nel 1917?
Vedete, come nel caso di Jimi Hendrix e più recentemente Michael Jackson, la morte di un artista non impedisce a coloro che ne incassano i diritti d'autore di continuare a pubblicare, anno dopo anno, materiale inedito, di solito convenientemente reperito all'ultimo momento, 1-2 mesi prima del Santo Natale.
Così anche per Charles Taze Russell, la sua morte non impedì alla Società Torre di Guardia di pubblicare il cosiddetto settimo volume dei suoi Studi delle Scritture, intitolato appunto The Finished Mystery. In questo libro si legge a chiare lettere che la fine del mondo sarebbe cominciata nella primavera del 1918, che era il caso di prepararsi spiritualmente, e magari cancellare anche l'appuntamento con il parrucchiere. Come sappiamo, però, il mondo ha continuato a esistere per altri 92 anni. Niente Apocalisse – sigh!
I casi sono dunque due: o Gesù, nel selezionare i TdG come unici detentori della verità, era disposto a chiudere un occhio su questa piccola svista (???) o semplicemente non se n'era accorto?
Rispondete, miei buoni Testimoni...

4. Una scioccante e sbagliata traduzione, obsoleta ed erronea?

Sì, d'accordo: lo sappiamo tutti che l'intera Bibbia, in qualunque lingua moderna la si legga, è fondamentalmente “una scioccante e sbagliata traduzione, obsoleta ed erronea”. Questo è evidente già dal primo versetto della Genesi! “In principio gli Dei crearono il cielo e la terra” sarebbe una traduzione più accurata rispetto alla versione che ci inflissero al catechismo, visto che, fino a prova contraria, la parola per “Dio” nel testo originale - Elohim, o אֱלהִים - è plurale!
Ma anche volendo soprassedere, nessuna traduzione può nemmeno sognarsi di competere in fatto di bizzarre, arbitrarie e fumettistiche interpretazioni da psicopatici con la campionessa assoluta: la Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture – unica versione riconosciuta dai TdG.
E a dirlo non siamo noi, ma lo stesso accademico citato dalla Società Torre di Guardia come massima autorità sugli originali testi sacri: il prof. J. R. Mantey.
A quanto pare, la Società Torre di Guardia avrebbe scelto Mantey come testimonial della Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture; il problemino è che quando Mantey lo venne a sapere – decenni fa – rischiò un colpo apoplettico, e si premurò di dichiarare: “Dopo aver studiato la loro erronea traduzione in centinaia di versetti del Nuovo Testamento, si è chiarita in me la convinzione che quando la Scrittura era in disaccordo con i loro particolari insegnamenti, essi deliberatamente l'hanno tradotta in modo erroneo oppure hanno alterato il testo al punto tale che potrebbe sembrare che ci sia qualche apparente sostegno per le loro opinioni non scritturali (…). Ma ciò che è di gran lunga peggio, (...) si sono resi colpevoli di deliberato inganno: Ciò rende la loro traduzione detestabile” [3]
In altre parole, miei buoni Testimoni: credete veramente alle vostre scritture, anche quando persino coloro che pensate le approvino, sono in realtà i primi a definirle “detestabili”?

5. Non vi converrebbe cercare almeno di scoprire se avete una speranza?

Ecco un'altra spassosa curiosità sui nostri amici con la borsa a tracolla: doveste farvi venire l'idea di convertirvi, vi verrebbe affidato il rango di pecorelle di seconda classe. Eh già, la religione dei TdG divide infatti i suoi fedeli in prima e seconda classe.
Quelli della prima classe – gli “unti”, se preferite, o משיח – sono quelli cui è consentito prendere la comunione, quelli che avranno sempre un contatto diretto con Dio: solo loro avranno diritto a prendere posto in paradiso alla fine dei tempi. E naturalmente il loro numero è limitato a 144.000 (ecco che ritornano quei dolori agli addominali), un numero che è menzionato tre volte nell'Apocalisse.
E quelli della seconda classe?
Beh, questo “altro gregge” (Vangelo secondo Giovanni, 10:16) sarà destinato a rimanere sulla terra per l'eternità, a meno che – così dice l'interpretazione del momento, salvo improvvisi cambiamenti d'idea dell'ultimo minuto da parte del Corpo Direttivo dei TdG, come tradizione vuole – a meno che, dicevamo, non riesca a totalizzare un numero sufficiente di convertiti da permettergli di diventare pecorelle di prima classe.
Ora, la domanda, come diceva il poeta, nasce spontanea: prima di affaccendarvi a bussare di porta in porta, miei graziosi Testimoni, non varrebbe la pena informarsi se abbiate effettivamente una qualche speranza? No, perché si ha come l'impressione che, essendo il numero degli “unti” in vita in questo momento (o “schiavi fedeli e discreti," come amano definirsi) approssimativamente 10.800 [4], ed essendo possibile che questo numero sia rimasto più o meno stabile – con decessi e nuovi acquisti ogni anno - potrebbe forse essere che dal 1879 ad oggi i rimanenti 133.200 posti, con una media di un migliaio di nuovi "unti" ogni anno, siano già stati assegnati tutti? Io una ricerchina la farei, se fossi in voi.

Bene, la nostra missione per oggi è compiuta, fratelli cari. Speriamo di avervi dato oggi uno strumento in più, ricordando sempre ciò che diceva lo spietato Nietzsche: È falsa ogni verità che non destò almeno una risata!

Pace.

[1] Luigi Pirandello: La Patente, disponibile su:
http://www.classicitaliani.it/pirandel/novelle/03_040.htm
[2] Vedere:
http://www.watchtowerinformationservice.org/dates/the-1975-prophecy-and-its-impact-among-dutch-jehovahs-witnesses/
[3] J.R. Mantey, Citato da A. Aveta, Analisi di una setta, pagg. 30, 31. Vedere anche video:
http://www.youtube.com/watch?v=3GIGMiSzmw8
[4] Annual report, Yearbook, Watch Tower Bible & Tract Society, 2010.

Thursday, 2 December 2010

Ian R. Crane: BP, sostanze tossiche, decisioni inspiegabili e morti sospette

Verso la fine di agosto 2010, Bianca Finkler, presentatrice del programma olandese Nightfall Project, ha intervistato l'autore inglese Ian R. Crane a proposito del disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. Data la sua pluridecennale esperienza nell'industria del petrolio e i contatti che tuttora conserva, Crane è nella rara posizione di avere accesso a gran parte delle informazioni che sono state tenute fuori dai mass media principali.
Quello che segue è un lungo estratto dell'intervista, approssimativamente al minuto 29' del podcast.

IAN R. CRANE: Mentre una volta, credo, ci vantavamo di come il nostro sistema d'istruzione insegnasse ai nostri giovani ad essere intellettualmente curiosi, oggi il sistema d'istruzione non ha niente a che vedere con la curiosità intellettuale. Il sistema d'istruzione di oggi, particolarmente negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, serve a creare i confini dell'ortodossia. Serve per dire alla gente ciò che è e ciò che sarà, e per insegnarle i confini entro i quali pensare: chiunque osi pensare al di fuori di questi confini è immediatamente considerato un pericolo per la società.

BIANCA FINKLER: O totalmente ridicolizzato.

IRC: Sì, o un complottista. O qualcosa di malato, comunque. E questi termini sono usati nei media, effettivamente, per demonizzare pensatori critici, perché i media mainstrem creano la narrativa di ciò che deve essere la realtà, ed esigono che nessuno la metta in discussione; mentre un pensatore critico dirà sempre, come dico io nelle mie conferenze, 'per amor di Dio, non prendete tutto quello che dico per oro colato, non vi serve a niente!'
Tutto quello che faccio è “piantare i semi” e incoraggiare la gente a verificare queste cose per conto proprio, perché in finale la gente deve arrivare alle proprie conclusioni di ciò che è reale, la verità, e ciò che è fantasia, narrativa. Non puoi dirglielo, devono arrivare loro a questa realizzazione.
Penso che quello che sta succedendo in questo momento, riguardo a ciò di cui stiamo parlando, cioè il disastro della BP, in un certo senso questo faccia il nostro gioco, perché ci aiuta a dimostrare che le cose in realtà non stanno come sono ritratte nei media.
Quello che vediamo in questo momento è che nel Regno Unito, da quasi due mesi, ci sono questi scandalosi articoli che asseriscono che il petrolio “non c'è più”, “era tutta un'esagerazione”, “era tutto un piano per demonizzare la BP e permettere all'industria petrolifera americana di comprare assetti della BP”.

BF: Beh, in fondo è pur sempre British Petroleum!

IRC: Esatto. Come se pensassero: 'li abbiamo vinti nella guerra d'indipendenza, e adesso troveremo un sistema per controllare le loro compagnie'. Beh, la morale è che John Brown, il precedente amministratore delegato della BP, si sarà pure fatto molti nemici quando era a capo della BP, non c'è assolutamente dubbio, anche se aveva molti agganci, e credo certamente che – in parte – l'agenda fosse anche di spezzettare la BP e fornire opportunità a compagnie americane come la Exxon di tornare a essere la maggiore produttrice globale di petrolio. Per cui quello che vedremo nei prossimi mesi sarà sicuramente una maggiore quantità di assetti della BP acquistata da compagnie statunitensi: quindi probabilmente vedremo Exxon impossessarsi dell'oleodotto in Alaska, dell'Alaskan North Slope dalla BP Amoco, e probabilmente anche le operazioni nel Golfo del Messico. Quello è l'aspetto industriale. Ma diamo un'occhiata nel Golfo, nonostante i media britannici cerchino di dirci che l'olio è sparito: prima di tutto cerchiamo di capire dove possa essere sparito. Per prima cosa, la BP ha disseminato un eccesso di 41.500 ettolitri di un solvente chimico estremamente pericoloso, noto come Corexit; per essere precisi, hanno usato una varietà particolarmente tossica, che si chiama Corexit 9527A. La ragione per cui hanno utilizzato quel tipo era perché sapevano che non avrebbero mai più avuto l'occasione di usarlo, quindi questa era l'opportunità per immetterlo nell'oceano e far pagare il conto a qualcun altro.

BF: Sì, volevano darci a bere, dopo aver riversato milioni di ettolitri di petrolio nell'oceano, che questo casino si poteva rimediare con sostanze chimiche?

IRC: Effettivamente, ciò che fa questo Corexit è spingere il petrolio sotto la superficie [del mare]: lo relega sott'acqua. Così da un punto di vista cosmetico può anche sembrare che l'olio sia sparito: in realtà non è andato da nessuna parte.

BF: O mio Dio!

IRC: In effetti, la sua azione è di creare uno strato morto. Per cui quello che abbiamo adesso – e puoi trovare molto di ciò che ne è stato scritto sulla rete […] – è qualcosa come 22 miglia [cubiche] di petrolio diluito che si trova sotto la superficie; e il fatto che siano in grado di misurare 22 miglia potrebbe suggerire che in realtà siano molte di più, perché il Corexit in effetti spezzetta il petrolio: lo rende quasi invisibile, ma è sempre lì, a creare questo strato, che oltretutto ha anche l'effetto di impedire alla luce solare di penetrare le acque profonde, quindi sta anche uccidendo il plancton e molti pesci che vivono nei livelli più profondi del Golfo.
La situazione che abbiamo adesso è che, nonostante alcune zone di pesca siano state riaperte, sono i pescatori che stanno praticamente dicendo: 'no, è scandaloso': perché nessuno ha effettivamente fatto dei test all'acqua, o ai pesci, così sono gli stessi pescatori a frenarsi e a dire: 'non andremo a pescare in quelle acque': perché nessuno le ha testate. È molto probabile che i pesci siano tossici e, nonostante questo, la EPA – Environment Protection Agency – li sta incoraggiando ad andare laggiù, pescare, e immettere quei pesci nella catena alimentare – nessun problema!
Beh, questo fa parte della loro agenda: perché sai, stiamo già adesso ricevendo notizie di gente – dico adesso, ma in realtà ci sono notizie del genere da settimane – di gente tutt'attorno al Golfo del Messico che si sta sentendo molto male. E una caratteristica del Corexit, se le persone ne vengono a contatto persino sulla pelle, è che può addirittura penetrare il corpo, creando lesioni sulla pelle e, quando arriva agli organi interni, attacca le cellule del sangue. Infatti uno dei primi sintomi d'intossicazione da Corexit è che la persona comincia a sanguinare dall'ano. Però quando si arriva a sanguinare dall'ano vuol dire che si hanno già dei problemi, perché significa che il Corexit sta già attaccando gli organi interni. Tutte queste informazioni sono soppresse, non vengono diffuse dai media.
Una delle cose che ho spiegato in un mio DVD è che uno degli aspetti di questa situazione era che nessuno negli USA aveva intenzione di andare nelle vicinanze del Golfo del Messico in vacanza: si vede bene su alcuni video su YouTube. Le spiagge in Alabama e in Louisiana, che in questo periodo dell'anno sono sempre state piuttosto affollate, sono ora completamente vuote. Quello che sta succedendo però è che, siccome alla gente in Gran Bretagna e in Europa in generale viene detto che il petrolio se n'è andato, è stato tutto ripulito, era tutta un'esagerazione, non c'è problema, etc etc, ci sono decine di migliaia di turisti britannici ed europei che stanno andando in Florida – probabilmente per passare una settimana, che ne so, visitando gli Universal Studios, Orlando, o per vedere il nuovo Harry Potter Theme Park e tutta quella bella roba, e magari andranno anche in una di quelle zone costali. Beh, l'ironia è che la costa est della Florida – naturalmente la più lontana da questo incidente – è in realtà più a rischio, per via delle correnti, la costa orientale da Miami in su, insomma, è più a rischio di avere acque contaminate dal Corexit rispetto alla costa occidentale, che è dove non arrivano le correnti. Ora, questo non significa che le acque contaminate dal Corexit arriveranno alle spiagge: diciamo semplicemente che non lo sappiamo, perché non si sta facendo alcun tipo di test. Quindi la situazione è questa: decine di migliaia di turisti andranno in Florida, credendo innocentemente che il problema sia risolto, che non ci sia più niente, arriveranno lì e ciò che prevedo, Bianca, è che nei prossimi mesi ci saranno casi di persone in Europa che andranno dal loro medico perché staranno male, inspiegabilmente, e non sapranno perché; e una causa che non verrà considerata, perché non sarà ritenuta determinante, il denomintore comune sarà che tutte queste persone sono andate in Florida per le loro vcanze estive.

BF: E il medico dirà che si tratta di una reazione allergica, prescriverà delle pillole...

IRC: Esattamente.

BF: Malati cronici.

IRC: Precisamente. E quello è il primo stadio. Predico anche che, verso la metà dell'estate l'anno prossimo, vedremo un aumento allarmante di malformazioni congenite attorno all'area costale del Golfo, negli Stati Uniti. E questi sono ancora, se vuoi, gli effetti immediati della prossimità ed esposizione del mix petrolio/Corexit. Ora, il petrolio è di fatto una tossina a 11 parti su un milione; il Corexit è una tossina già a 1,2 parti su un milione. E in alcune zone in Alabama, dove qualche test sulle spiagge lo hanno perlomeno fatto, hanno trovato una concentrazione di Corexit nell'acqua di undici parti su un milione! In altre parole, dieci volte il suo livello accettabile di tossicità.
Quindi capisci, dire che il problema non c'è più non è solo irresponsabile: è totalmente scandaloso.
Però, sai com'è, aiuta certe persone a mettere in atto la loro agenda, clandestinamente perché sai, nessuno sta tracciando – o è propenso a tracciare – il collegamento che esiste. Così 'non sappiamo quale sia la causa, non si può risalire a noi', sai, non è come sganciare direttamente un bomba addosso a una parte della popolazione.
Ad ogni modo ora, un secondo aspetto di tutto ciò, che fa parte dell'agenda a lungo termine, è che il Golfo del Messico è un affluente della Corrente del Golfo: è per questo che si chiama Corrente del Golfo! Quindi con la stagione degli uragani, che è cominciata il primo di giugno, il Golfo del Messico è dove si originano cicloni tropicali e uragani e, particolarmente verso settembre e ottobre, quando vedremo questi uragani originarsi sulla costa settentrionale degli Stati Uniti, acqua piovana contaminata di Corexit andrà a depositarsi sul Messico settenrionale, forse perfino giù in Belize, Honduras, forse fino in Guatemala; ma certamente attraverso gli Stati Uniti del sud-est. Quindi tutta quell'area degli Stati Uniti, dalla Florida fino alle Carolinas, Atlanta, Oklahoma, tutte queste zone avranno inevitabilmente acqua piovana contaminata di Corexit depositata sulla testa nelle prossime settimane e nei prossimim mesi.
Ora, stiamo già ricevendo notizie di danni alle colture fin su in Minnesota. Naturalmente, questo nei media viene presentato come un 'inspiegabile danno alle colture'. Beh, diamo semplicemente un'occhiata a quello che sta succedendo: 41.500 ettolitri di Corexit riversati nel Golfo; le correnti del Golfo che sono una sorgente di cicloni tropicali e uragani; naturalmente parte di questa roba viene trasportata nell'atmosfera, attraversando grandi distanze; e poi viene depositata sul terreno sotto forma di pioggia, causando danni alle colture; un'altra parte di questa roba verrà risucchiata in quella parte della Corrente del Golfo che attraversa l'Atlantico, che trasporta le acque fino in Europa occidentale. Quindi, io penso che vedremo, potenzialmente, danni molto severi alle colture e alle terre coltivabili nei prossimi mesi, che certamente pregiudicheranno i raccolti in Europa nella prossima stagione. E sai, già adesso... voglio dire, i russi sono molto perspicaci e sono naturalmente completamente indipendenti dalle narrative, menzogne e inganni dei media occidentali; e la Russia ha già annunciato che non esporterà cereali quest'anno. Ora, ovviamente, ci sono varie ragioni per cui parlano di questa decisione: hanno avuto un anno molto caldo, siccità...

BF: Hanno già i loro casini, no?

IRC: Esattamente. […] Però ascolta, credo che sia una mossa molto astuta perché penso, so, che i russi hanno i loro analisti, i loro commentatori, che sono molto più perspicaci di chiunque abbiamo noi in Europa occidentale, perché nell'Europa dell'ovest abbiamo sistemi politici [che si occupano] di stronzate, concentrandosi solo sul breve, immediato termine, per mantenere l'attuale base di potere, e quindi non guardiamo ai fatti in profondità. Per cui il pericolo è che, mentre la Russia sarà perlomeno preparata per ciò che accadrà l'anno prossimo, in Europa occidentale non se ne sta nemmeno parlando; non solo non se ne sta parlando, [queste informazioni] sono deliberatamente soppresse.

BF: Riguardo a questo, ecco una cosa di cui volevo parlare con te: dopo il disastro della piattaforma petrolifera, c'era stata un'ovvia fuga di notizie nei media più importanti in Europa. Molti di noi sapranno la storia secondo cui la BP avrebbe acquistato parti del dominio Google per rendere praticamente impossibile agggiornarsi su quello che stava succedendo laggiù...

IRC: Lo stanno facendo. Ancora adesso.

BF: Sì. E dopo qualche mese, come ho detto, [quest'informazione] è completamente scomparsa dalle notizie: niente sulla televisione tedesca, niente qui in Olanda; e guardo anche un sacco di TV russa: non se ne parla più neanche lì. D'accordo, hanno i loro problemi in questo momento, ma durante questo disastro – ed è ancora un disastro – tu hai viaggiato in Europa e in America: come hai vissuto tu il modo in cui circolavano le informazioni?

IRC: Beh quello che è interessante è che io ero in effetti fuori dal paese: ero in Perù per le prime tre settimane di giugno, praticamente tutto giugno, e non sono tornato in Europa fino al quattro di luglio. Ad ogni modo, quando ero in Perù facevo esclusivamente affidamento sui miei informatori intorno al Golfo del Messico per aggiornamenti; ero quindi estremamente bene informato, a dire la verità. Poi, quando sono ritornato in Gran Bretagna – nel frattempo avevo pubblicato due, forse tre newsletter sul sito mentre ero in Perù, basate sulle informazioni che avevo ricevuto, e che ero stato in grado di corroborare, quando avevo a disposizione una connessione internet, ma le fonti di queste informazioni erano i miei contatti – beh, quando sono tornato in Gran Bretagna, ero molto interessato a vedere in che modo i media britannici riportavano questo continuo disastro nel Golfo del Messico. Beh, ero scioccato – non ci crederai Bianca – penso che fosse venerdì, il tre di luglio, o il due, non ricordo ma, ad ogni modo, quel primo weekend di luglio, atterrando un venerdì, nel tardo pomeriggio, e ho preso un po' una rassegna stampa di giornali britannici. E sai cosa? Sono dovuto arrivare fino a pagina 51 del Times per trovare qualcosa sulla situazione della BP; e ho dovuto scorrere fino a pagina 37 di un tabloid – che era il Daily Mail – e persino lì si trattava di un articolo completamente oltraggioso, dove si proponeva di mettere una limitata carica nucleare e farla esplodere per sigillare il pozzo! Il che è completamente oltraggioso: i russi l'avevano fatto negli anni Sessanta con un pozzo di gas, e non dovrebbe sorprenderci il fatto che non ci hanno mai più provato! Quindi questa era una cosa scioccante, e per tutto giugno e luglio i media hanno essenzialmente tentato di minimizzare; e sono convinto che la ragione era fondamentalmente che le compagnie aeree e l'industria del turismo rischiava di implodere se le migliaia di passeggeri che dovevano partire per la Florida per le loro vacanze estive avessero cambiato i loro piani. Quindi si trattava essenzialmente di mantenerli in uno stato di beata ignoranza. Fortunatamente so che alcune persone – molto poche, nel grande schema delle cose – ma quelle poche persone che leggevano le mie newsletter, persone che incoraggiavo sempre a verificare indipendentemente i fatti, cambiarono effettivamente i loro piani per le vacanze. Ma la maggior parte delle persone sono andate laggiù in totale, beata ignoranza, grazie ai media britannici.

BF: Parliamo un po' di più delle persone che sono dietro a questo disastro. Uno degli uomini della compagnia BP sulla piattaforma ha assolutamente rifiutato di testimoniare davanti a un pannello federale che sta investigando il caso. Non so se posso menzionare il suo nome, forse dovrei lasciare a te [la decisione]. Quest'uomo invece si appella al Quinto Emendamento, per evitare l'auto-incriminazione. Potresti spiegare ai nostri ascoltatori che cosa hai scoperto su quest'uomo, e che cosa potrebbe essere che deve nascondere al pubblico?

IRC: OK, beh, immagino che, per evitare di trascinare la tua stazione radio in una battaglia legale, non menzionerò il suo nome. Ho menzionato il suo nome nel mio DVD e l'ho menzionato negli articoli che ho scritto, perché il nome è di dominio pubbllico; ma questo individuo... quello che mi preoccupa è che questo individuo praticamente non sarebbe dovuto essere sulla piattaforma fin dall'inizio. E ciò che non riesco a capire – e a cui non è ancora stata data una risposta soddisfacente da nessuno – è come sia stata manipolata la situazione in modo che l'uomo della BP più anziano ed esperto, che nominerò, visto che è completamente senza colpa...

BF: Io penso che non sia un problema menzionare il nome di chiunque, non per me, e sicuramente non per il mio progetto, perché noi in ogni caso diciamo sempre la verità.

IRC: OK, faremo tutti i nomi allora: la persona che davvero non c'entra niente, e deve essere traumatizzato da quello che è successo, il nome di quest'uomo è Ronald Sepulvado, ed era stato allontanato dalla piattaforma quattro giorni prima che esplodesse il pozzo. Ora, quest'uomo aveva esperienza, probabilmente tra i più esperti dell'intera flotta BP, ed era stato rimosso dalla piattaforma il sedici di aprile per frequentare, a quanto dicono, un corso a Lafayette in Louisiana; e il corso doveva essere un corso di aggiornamento su come usare e applicare correttamente un particolare dispositivo denominato blowout preventer. Beh, insomma, la realtà è che questo tizio era stato allontanato dalla piattaforma nel preciso istante di questa storia in cui questo blowout preventer era in procinto di fare ciò per cui è progettato – oppure no. E, come ben sappiamo, [il blowout preventer] non ha fatto il suo lavoro.
Ma perché questo tizio è stato rimosso dalla piattaforma il sedici? Per essere sostituito da un individuo che Matthew Simmons – un tizio di cui parleremo tra un minuto – ha definito “un punk trentaduenne”. Il nome di questo “punk trentaduenne” è Robert Calusa. Ora, a dire la verità, non sappiamo molto di questo tizio: a quanto pare aveva lavorato, come uomo della BP, su un'altra piattaforma. Però quello che dobbiamo ricordare qui è che la Deepwater Horizon lavorava ai limiti della tecnologia occidentale per quanto riguarda l'estrazione del petrolio; quindi, in teoria, ognuno su quella piattaforma sarebbe dovuto essere il migliore che ogni compagnia, e la BP, avesse a disposizione. Beh, credo sicuramente che questo fosse vero nel caso di Sepulvado; ma successivamente quest'uomo è stato allontanato dalla piattaforma, ed è stato sostituito da un altro che, per usare un termine comune nel campo petrolifero quando si parla di un giovane che crede di sapere tutto, era 'pieno di piscio e aceto'.
E l'abbiamo visto molte volte: arriva un giovane rampante, arrogante, fa un sacco di soldi, vuole farsi un nome, pensa di sapere tutto, etc.
Ma in questo caso credo che la cosa vada ancora più in là, perché Calusa sembra quasi essere responsabile di un atto di sabotaggio. E c'erano state alcune persone che avevano messo in discussione certe sue decisioni e, per farla semplice, la risposta che avevano ricevuto era stata che o si faceva a modo suo, o dovevano andarsene.
Voglio dire, questo era un tizio che era sulla piattaforma da quattro giorni: normalmente un uomo della compagnia che si trova sulla piattaforma da soli quattro giorni, specialmente quando sa di avere a che fare con i migliori che compagnie come Halliburton e Schlumberger possano offrire, se si comporta così, è veramente incredibile. Di conseguenza, secondo me, questo individuo avrà da dare risposte a domande molto, molto difficili, non solo per quanto riguarda il suo comportamento sulla piattaforma, ma anche, io credo, per quanto riguarda i suoi legami al di fuori della piattaforma: a chi rendeva conto? Chi gli aveva dato le istruzioni che stava mettendo in atto? Perché io credo che ci sia qualcosa di molto più profondo di quanto si vede superficialmente.
Ora, come abbiamo detto, Bob Calusa si è appellato al Quinto Emendamento, la BP ha di fatto rimosso, è riuscita a rimuovere tutte le fotografie di Bob Calusa da internet, così come per la sua controparte.

BF: Lo stavo cercando oggi...

IRC: Non riesci a trovarlo, vero?

BF: No.

IRC: Infatti, non si trova niente. Lo stesso per quanto riguarda la sua controparte. La sua controparte è un tizio che si chiama Donald Vidrine. Ora, Vidrine era l'uomo che si alternava a rotazione con Sepulvado e io non credo che Vidrine sia direttamente coinvolto in qulche modo. Anzi, Vidrine si è sentito male: ha rifiutato, o semplicemente, a quanto sappiamo, non ha potuto testimoniare alle prime udienze perché stava male. Beh, non mi sorprende che si sia sentito male: penso che questo tizio abbia visto quello che stava succedendo, il che, comprensibilmente, lo ha fatto ammalare gravemente. Non credo che a Donald Vidrine sia piaciuto ciò che ha visto; non credo che abbia necessariamente capito quello che stava vedendo. Non credo che abbia capito il comportamento di Robert Calusa e, di conseguenza, riesco completamente a capire perché il mondo gli sia di fatto crollato addosso e sia in questo momento ammalato.
Ora, l'altro fattore è che, se i miei sospetti su Calusa sono corretti, allora ovviamente verranno fatti tutti gli sforzi per tenere Calusa ben lontano da una sbarra dei testimoni; e la BP – ne sono sicuro – cercherà con discrezione di far sparire questo tizio, così come forse faranno altri che hanno un interesse in questa storia.
Voglio dire, Sepulvado ha testimoniato, ma che cosa può dire? Può solo descrivere lo stato delle cose fino al 16 aprile. Tutte le decisioni e azioni importanti hanno avuto luogo dopo il 16. Io penso che Sepulvado sia completamente scosso da quello che è successo, devastato dal fatto che undici dei suoi uomini siano morti in quel modo e vorrebbe conoscere la verità; ma non arriveremo neanche vicini alla verità fino a che tutti coloro che hanno giocato un ruolo non saranno portati alle udienze – con mandati di comparizione, o quello che è – e verranno fatte loro le domande difficili.
Quello che sta succedendo adesso Bianca, è il classico caso di quello che nel campo petrolifero si chiamava CYA (Cover Your Arse): tutti si stanno parando il culo. Perché persone che dovrebbero testimoniare non stanno facendosi avanti.
Per esempio, come ho detto, ho passato diciannove anni [a lavorare] per la Schlumberger.
Quelli della Schlumberger si trovavano sulla piattaforma il giorno dell'esplosione. Erano lì per eseguire quello che si chiama Cement Bond Log. Il CBL è il test finale d'integrità della cementificazione; la cementificazione era stata fatta dalla Halliburton.
Ora, quelli della Halliburton, secondo i documenti ufficiali, avevano messo in discussione alcune delle decisioni che stavano prendendo quelli della BP proprio riguardo alla cementificazione. E questo è davvero strano perché, in circostanze normali, sarebbe il sub-appaltatore – Halliburton – assunto per occuparsi della cementificazione e, come ho appena detto, Halliburton doveva avere i suoi più competenti cementificatori, quelli con maggiore esperienza. E quindi il fatto che quelli della BP si fossero messi a discutere le proposte della Halliburton è veramente impensabile. Eppure sappiamo che questo è ciò che è successo.
Ora, al tribunale, o piuttosto alle udienze a Houston, c'è stato uno scarica-barile perché quelli della BP hanno detto che sarebbe stato moralmente inimmaginabile per la Halliburton di continuare il lavoro se non erano soddisfatti con le decisioni e le informazioni fornite dagli uomini della BP. Però sai, questo è un classico caso di scarica-barile perché in finale tutti sanno che sono gli uomini della compagnia proprietaria della piattaforma a cui spetta la decisione finale.
La Schlumberger era arrivata a bordo per fare un test; ma uno dei test era effettivamente per determinare se il pozzo era stabile. E, attraverso il processo di logging, quelli della Schlumberger erano in grado di affermare con certezza che il pozzo era instabile, che stava “scalciando” - in altre parole c'erano gas, o idrocarburi, ma più specificatamente gas, che stavano spingendo quello che viene chiamato production casing (tubo di rivestimento) lontano dalla parte geologica e cementificata. E quindi sappiamo che gli uomini della Schlumberger hanno a quel punto detto all'uomo principale della BP – che supponiamo essere stato Calusa – che il pozzo stava “scalciando”, che era instabile, e che bisognava chiuderlo. E Calusa ha rifiutato il loro consiglio. Ora, questo è totalmente, totalmente inaccettabile. Perchè la Schlumberger è la crema della crema. È costosa, ma paghi quei soldi perché sai che stai assumendo i migliori del settore. E quando uno della Schlumberger ti dice che il pozzo è instabile e va chiuso, tu non ti ci metti a litigare! Lo chiudi, punto e basta. Invece si sono sentiti dire che non c'era niente da fare, e questi tizi si sono spaventati. E a questo punto abbiamo due versioni degli eventi, perché la versione ufficiale della BP è che gli uomini della Schlumberger se ne sono andati con l'elicottero che era previsto li portasse via alle undici del mattino. Invece, la versione che ho io dalle mie fonti è che non c'era nessun elicottero previsto per quella mattina, ma gli uomini della Schlumberger erano talmente spaventati dall'arroganza dell'uomo della compagnia [BP], e dal rifiuto del loro consiglio di chiudere il pozzo, che hanno chiamato il loro manager a New Orleans (ogni manager a Schlumberger è un ingegnere, per cui sa esattamente di cosa parlano i suoi uomini sulla piattaforma), il quale ha mandato un elicottero alla piattaforma per andare a prenderli. E siamo tutti d'accordo che questi signori hanno lasciato la piattaforma alle undici del mattino. E naturalmente quello che sappiamo è che dieci ore più tardi il pozzo è esploso.

BF: Recentemente quest'uomo, Matthew Simmons, che era il fondatore della Ocean Energy Institute, è stato trovato morto nel suo bagno. Questo è successo l'otto di agosto, quasi tre settimane dopo che aveva parlato di Robert Calusa come di un punk su Bloomberg TV. Questa è veramente una strana coincidenza. Io non credo più alle coincidenze. Hai altre informazioni sulla sua morte?

IRC: Beh, non ho specifiche informazioni sulla sua morte, voglio dire, tu hai già riportato i fatti noti, e cioè che Matthew Simmons – il quale era stato un energetico critico della BP nelle ultime settimane, culminando in quell'intervista su Bloomberg TV, credo il 21 luglio – beh, in quell'intervista Matthew Simmons aveva rivelato che Calusa era naturalmente la persona a cui bisognava fare particolare attenzione [nelle indagini]; e, come ho detto, rimarchevolmente, anch'io ero arrivato alla stessa ipotesi. Quindi ci si siamo arrivati da angoli completamente diversi, con moli di informazioni completamente diverse, però entrambi conoscevamo abbastanza bene il mondo dell'industria del petrolio da essere in grado di determinare che questa era la persona su cui bisognava concentrarsi.
Ora, poco dopo quell'intervista, Matthew Simmons rivelava un' altra eccezionale informazione: quest'informazione che sto per condividere con te adesso non è nel mio DVD. Ma quello che Matthew aveva identificato era [una cosa accaduta] dopo il 23 di luglio. Il 23 luglio era una data molto significativa... non solo perché stavo incidendo la mia presentazione su DVD! Ma anche perché in quella data la navigazione era stata interrotta in tutto il Golfo del Messico per via dell'arrivo immminente della tempesta tropicale Bonnie. Quindi per circa ventiquattr'ore non erano passate navi per il Golfo. Poi la tempesta non si è concretizzata, e così intorno a venerdì o sabato, la navigazione è ripresa.
Ora, quello che Matthew Simmons aveva capito era che, durante tutta questa farsa, la BP aveva una telecamera puntata sulla “testa pozzo”, che trasmetteva immagini in tempo reale, OK?
Ora, dopo il 23, coincideva con il momento in cui la BP stava calando quello che chiamavano il “cappello a cilindro”, che veniva calato per poter effettivamente – stando a quello che dicevano – raccogliere il 90% di ciò che stava fuoriuscendo.
Beh, le immagini in tempo reale, dopo il 25 di luglio, mostravano – o così sembrava – che il pozzo era stato tappato con successo. Ed era stato quello il momento in cui i media britannici si erano messi a dire “grande”, “missione compiuta”, “tutto fatto”. Però, quello che Matthew Simmons aveva notato – ed è stato provato che aveva assolutamente ragione – è stato che la telecamera a questo punto era puntata su un altro pozzo. La telecamera non era più puntata sul pozzo che stava perdendo olio. La telecamera era stata spostata a un altro pozzo che era stato scavato in precedenza e poi richiuso. E questo era facile da determinare, perché si potevano vedere le coordinate geografiche in cima al video. Quindi Matthew Simmons aveva assolutamente ragione quando diceva che la BP stava mentendo, visto che quello che stavano mostrando – come pozzo tappato, o che comunque non stava perdendo – non era più lo stesso pozzo che perdeva in precedenza. Avevano messo la telecamera su un pozzo vecchio.
Inoltre Matthew Simmons, fino a pochi anni fa, era il beniamino dell'industria petrolifera.
Perché Matthew Simmons era uno di quelli che avevano contribuito a perpetuare la leggenda del picco petrolifero (o picco di Hubbert n.d.t.), cioè l'ipotesi secondo la quale stiamo per terminare il petrolio. Ora, questo è assolutamente falso: più o meno tutti quelli che lavorano nell'industria del petrolio sanno che non è vero. La realtà però è che, se si riesce a creare questa leggenda, allora come conseguenza, si può perpetuare la leggenda di scarsezza artificiale, e quindi si crea una situazione nella psiche di massa, che prepara le persone a pagare un prezzo alto perché pensano sia una risorsa scarsa. E infatti ne parlo, molto più in profondità nel DVD che ho prodotto tre anni fa, chiamato: Peak Oil: Myth or Reality? E avevo prodotto quel DVD prima che il prezzo del petrolio raggiungesse lo zenith nel luglio 2008, quando aveva superato i $147 il barile. Ora, in quel momento Matthew Simmons era il campione della levitazione del prezzo del petrolio, perché era quello che diceva: “Il petrolio raggiungerà i $200, forse anche $300 il barile”. Il che naturalmente non sarebbe mai potuto succedere, perché non è sostenibile; ad ogni modo, il prezzo del petrolio è poi cominciato a scendere – e in modo drammatico, perché dopo essere salito fino a $147 il barile nel luglio del 2008, a novembre era sceso fino a $35 il barile, e adesso naturalmente si è stabilizzato circa $75-80 il barile. Ma, per essere onesti, Matthew Simmons si è reso conto, un paio di anni fa, che tutta l'ipotesi del picco petrolifero non stava in piedi, una volta esaminata. Ma Simmons, a onor del vero, aveva già deciso di non voler continuare il suo ruolo di banchiere, investitore nell'industria del petrolio, perché voleva veder sviluppare delle sorgenti di energia alternative. Così ha fondato la Ocean Energy Institute, e la sua motivazione principale era di stabilire dei parchi eolici, inizialmente davanti alla costa del Maine. E così, da quel momento in avanti Matthew Simmons, invece di essere un campione dell'industria del petrolio è piuttosto diventato un antagonista. Ora, tanto per rendere le cose più interessanti, Matthew Simmons era anche membro di un “club”; e quel “club” è il Council for the Foreign Relations. E in quanto membro di un club, quando hai a disposizione delle informazioni riservate, la regola del gioco è che non devi condividere quelle informazioni, non le devi rivelare. Quindi penso che Matthew Simmons stesse cominciando a diventare un pericolo per il CFR e, per coincidenza, e con un tempismo molto conveniente, affoga nella vasca da bagno!
Cioè, l'abbiamo già visto in passato, per esempio quando Benazir Bhutto fu assassinata; e per noi è in effetti possibile individuare l'esatto momento in cui Benazir Bhutto divenne di fatto un obiettivo. Ed è il momento dell'intervista che fece con David Frost, in cui disse categoricamente che Osama bin Laden era morto.
Ora, lo sappiamo tutti che Osama bin Laden è morto: Osama bin Laden è una leggenda perpetuata dai media per poter continuare la guerra al terrore, che è basata sulla paura: e come si fa a continuare la guerra al terrore se il tuo cattivo principale è morto?
Ma Benazir Bhutto, cioè, anche David Frost è uno “all'interno”; e come lo sappiamo? Beh, il primo indizio è che David Frost, essendo l'intervistatore comsumato che è – voglio dire, questo è l'uomo che intervistò Nixon e che in pratica lo indusse ad ammettere il suo ruolo in Watergate – nel momento in cui Benazir Bhutto aveva detto che Osama bin Laden era morto, David Frost avrebbe dovuto dire: “Come, scusi? Può ripetere? Ha appena detto che Osama bin Laden è morto?” ma non l'ha fatto. Ha invece lasciato che questo gli passasse sopra la testa, nella speranza che non lo notasse nessuno.

BF: Nessuna sorpresa, eh?

IRC: Benazir Bhutto, essenzialmente, aveva infranto la regola n.1: aveva vuotato il sacco, e da quel momento in poi era diventata un obiettivo.
E qui uguale: abbiamo Mathew Simmons, membro di un club, che diventa un po' una spina nel fianco, anzi, una grossa spina nel fianco della BP. Stava diventando una spina nel fianco dell'industria del petrolio, perché era là, nei media, a fare previsioni, come le facevo io, sulle implicazioni a lungo termine di ciò che stava accadendo nel Golfo. La differenza è che io non sono membro di alcun inner sanctum, o di alcun club segreto, o società segreta: opero in modo completamente indipendente, e quindi conservo la sovranità, sono off-limits.

L'intervista completa è disponibile in podcast su:
http://www.nightfall-project.com/3/post/2010/09/interview-with-ian-r-crane-bp-population-reduction-and-the-end-of-an-age.html