Sunday, 30 December 2012

Il 'Chi?' Errante - parte 6

Eccovi la sesta parte di un'intervista che ho fatto all'amico, musicista, pensatore e attivista Gilad Atzmon a settembre dell'anno scorso (peraltro già apparsa sul suo sito).

A breve – tempo permettendo – una versione sottotitolata.




Wednesday, 26 December 2012

La “strage del pane a Natale”: contraddizioni e mancanza di prove nei video dell’opposizione‏

di Marinella Correggia

È troppo chiedere ai media di analizzare le denunce e i materiali video che ricevono, facendosi le classiche domande: chi, come, se, perché, cui prodest eccetera? Non lo hanno fatto, né in Italia né all’estero, di fronte alla cosiddetta “strage del pane” ad Halfaya, Siria, 23 dicembre: “Mig di Assad uccidono trecento persone mentre in mille facevano la fila per il pane”.
Gli oppositori dell’Osservatorio siriano per i diritti umani basato a Londra e dei Comitati di coordinamento locali hanno diffuso video che proverebbero un bombardamento dell'aviazione siriana (Mig russi) contro mille civili in coda per il pane ad Halfaya. Perché? Per ritorsione contro l’avanzata dell’opposizione armata, sostengono i media.
Mandare un aereo a massacrare per ritorsione persone inermi affamate e per di più intorno a Natale, sarebbe non solo un atto diabolico ma anche suicida. Quel che ci vuole per tirarsi addosso l’ira armata del mondo, alienandosi anche chi continua a sostenere il negoziato anziché interventi militari.
Tanto più che in Siria e dunque nel mondo infuria quel che l'emittente Russia Today ha definito guerra chimica delle parole (con governo e gruppi armati a reciprocamente accusarsi dell’uso di armi vietate; ma solo le accuse dei gruppi armati sono tenute per buone). E tanto più che nello stesso giorno arrivava a Damasco l’inviato dell’Onu Lakdar Brahimi per parlare con il presidente Assad.
Eppure le notizie e i video sul 23 dicembre sono ripresi da tutti i media internazionali – e italiani – esattamente nella versione proposta dall’opposizione, senza avanzare dubbi di natura giornalistica sulle “prove video” le quali mostrano molte contraddizioni e nulla rivelano sui colpevoli, né sulla dinamica.
L’unica cosa certa, come per tantissime immagini e notizie su questa orrenda guerra fomentata, è che ci sono morti.

LA GUERRA MEDIATICA NON SI CHIEDE “CHI COSA COME PERCHE

Madrina della “notizia” è stata la tivù satellitare saudita al Arabiya, con la cifra di 300 uccisi che ha rotto ogni argine nella diffusione della notizia. La tivù saudita non è nuova agli exploit: nel febbraio 2001 un suo twitter lanciò la enorme e tragica bufala dei “diecimila morti in Libia”, una strada senza ritorno. Nel poco tempo in cui l' Ansa ha dato per certo il numero di 300 morti la notizia – poi ridimensionata, questa è stata posta in testa alla home page del sito, dopo il ridimensionamento è tornata in una posizione meno visibile. Poche ore dopo, l’emittente qatariana al Jazeera metteva in evidenza la denuncia di “attivisti” di Homs per i quali sette persone sarebbero morte per aver inalato un gas sconosciuto.
In questi giorni (è una coincidenza?) i paesi del Golfo si sono incontrati e hanno parlato anche di Siria. Inoltre, nei giorni festivi o prefestivi ci sono meno notizie, addirittura mancano i quotidiani (a ferragosto e natale), le agenzie staccano almeno per qualche ora completamente. Quindi le notizie hanno una "persistenza" molto maggiore. Insomma una notizia in un giorno del tipo ferragosto, Natale, capodanno, può avere un impatto molto superiore a una notizia analoga uscita in un giorno feriale qualsiasi.
Oltre a ciò i media, non solo italiani, prendono per buone le denunce dell’opposizione senza cercarne le prove.
Per il Tg3: “Novanta morti secondo fonti ufficiali, oltre 300 secondo il canale satellitare al Arabiya”. Per il Tg3, dunque, “ufficiale” è la fonte dell’Osservatorio siriano di Londra.
Surreale anche il Fatto quotidiano (versione stampata) del giorno 24 dicembre: “Nessuno si aspettava che lo spietato regime siriano avrebbe fermato i suoi jet carichi di bombe e il lancio di scud, per concedere ai cittadini siriani di fede cristiana di prepararsi al Natale” (eppure, come tutti sanno, i cristiani in Siria sono nel mirino non dei Mig e degli Scud ma dei gruppi armati dell’opposizione islamista). Il Fatto online cita l’emittente saudita, con le sue fonti: testimoni oculari e attivisti anti-regime dei comitati locali (Lcc) e dall'Osservatorio per i diritti umani.
Qualche richiamo internazionale. Dall’agenzia Reuters: “Decine di persone uccise e molte altre ferite in un attacco aereo governativo contro una panetteria, domenica, secondo gli attivisti” (…); “se confermato, l’attacco ad Halfaya, presa dai ribelli la settimana scorsa, sarebbe uno degli attacchi aerei più mortali nella guerra civile in Siria”. Come prova si citano i video e un “attivista” locale: “Quando sono arrivato sul posto c’erano pile di corpi a terra, e fra questi donne e bambini” (NB. L’attivista non parla di aerei) (…) “I residenti di Halfaya parlano di 90 morti, l’Osservatorio di Londra di 60”.
Cifre in libertà anche sulla CNN (che almeno fin dal titolo precisa che è una denuncia dell’opposizione): secondo i Comitati di coordinamento locale – che riforniscono di notizie l’Osservatorio a Londra – “sono state uccise oltre 100 persone ma il numero è destinato a salire; un attivista ha visto la sepoltura di almeno 109 persone”. (…) L’attivista locale – sono sempre chiamati attivisti anche gli armati – spiega che “gli addetti dell’ospedale hanno dichiarato che l’area del panificio non era raggiungibile” (NB. Come mai se Halfaya è nelle mani dei gruppi armati?). Subito dopo lo stesso attivista sostiene che “gli ospedali non riescono a curare tutti i feriti”.
Ma le contraddizioni sarebbero state molto maggiori se i media si fossero dati la briga di analizzare per bene i video portati come prova…
 
LE SMENTITE IGNORATE

Naturalmente quasi nessuno riporta la smentita del governo di Damasco, veicolata dalla agenzia Sana. Eccola, per un po’ di par condicio: “Gruppi terroristi hanno attaccato la cittadina di Hilfaya e commesso crimini contro la popolazione (…) per poi girare video in modo da accusare l’esercito siriano di questi crimini. Residenti di Hilfaya hanno accusato i gruppi armati di aver attaccato il dispensario e la municipalità” (NB. Un video mostra armati trionfanti sui tetti di questi edifici). “Gli abitanti hanno detto di aver chiamato l’esercito il quale ha affrontato i terroristi eliminandone un gran numero”. La Syrian TV ha analizzato i video sottolineando le incongruità nelle denunce verbali che accompagnavano le immagini e le non corrispondenze fra lo stato e il numero dei corpi (e l’essere questi tutti uomini) e la denuncia di un massacro per via aerea su una folla enorme di donne e bambini.

ANALISI DEI VIDEO. COSA E’ SUCCESSO DAVVERO AD HALFAYA, E NON SOLO?

Gruppi di persone sparse in diversi paesi (Siria inclusa) si sono permesse il lusso di ignorare entrambe le versioni (essendo esse di parte) e di studiare i video. Tutte le loro versioni – e il buon senso – concordano nel dire che a) i video non sono credibili perché sono contraddittori, b) i video non portano alcuna prova sul colpevole e sulle circostanze.
Ci soffermiamo su questi due link:
http://www.youtube.com/watch?v=-wO9fGIQdqA#t=09m41s
e
https://www.youtube.com/watch?v=SpFyiom7Nog
Rileviamo quanto segue.
- Non c’è traccia di passaggio di aerei e nessun segno che possa indicare chi ha sparato e in quale circostanza e contro chi.
- Non ci sono donne e bambini fra gli uccisi, i quali ultimi sembrano meno numerosi di quanto denunciato.
- Nessun indizio per capire che si tratti di un panificio, anzi… un particolare mostrerebbe la messinscena: nel video un uomo depone per terra un pane tondo tradizionale, sul sangue. Per mostrare al mondo che si trattava di una panetteria? Poco dopo un’altra mano raccoglie il pane. Ma come ha tradotto il Tg1 della Rai sul suo sito? "Uno scatto fra gli altri testimonia la strage, quello di un ribelle che raccoglie una tradizionale pita, il pane siriano, da una pozza di sangue". A conclusioni simili sono arrivati anche gli attivisti europei di Mediawerkgroep Syrië
Ed ecco l’analisi del sito siriano Syriatruth che non è governativo né sostiene l’opposizione armata: “Anche volendo trascurare la solita "coincidenza" tra la strage e l'arrivo di Brahimi a Damasco, da una prima analisi dei filmati emergono alcune incongruenze rispetto alle notizie poi diffuse:
- non si vedono donne o bambini, eccetto una donna e un ragazzo, forse solo dei passanti; e tutte le vittime sono uomini adulti.
- Il numero massimo delle vittime dovrebbe essere tra i 20 e i 30 (cifra ben distante dai 90 di cui si parla, figuriamoci dai 300!).
Se i primi due elementi possono ridimensionare la tragedia, ma non diminuirne la gravità, il terzo sembra più significativo:
- dalle immagini non risultano macerie tali da far pensare a un bombardamento aereo, non ci sono tracce dell'impatto della bomba o missile lanciato dal presunto Mig, ma solo un foro sull'edificio e rovine di piccola entità, più facilmente riconducibili a un ordigno di modesta portata. Questo particolare genera un altro quesito: da dove arrivano le macerie visibili sotto l'edificio? Non certo dall'unico foro che sembra visibile.
- Ulteriore interrogativo: se, come si racconta, sono state colpite delle persone in fila per il pane, perché si vedono solo corpi al di fuori della struttura e l'interno non è quasi inquadrato? E come mai è ancora quasi perfettamente integro?
- Un altro particolare riguarda la data: in un video più volte si ribadisce che è sabato 21 dicembre; mentre in un altro si parla del 23 dicembre.
- Il luogo, poi, è pieno di gruppi armati, alcuni in uniforme, altri in abiti civili, ma comunque armati (in una scena è chiaramente visibile che uno di loro toglie un kalashnikov dalle mani di un cadavere)”.
Non si sa dunque cosa sia successo. Le ipotesi sono diverse e nessuna per ora verificabile, ma la più assurda è proprio che un Mig bombardi sotto gli occhi del mondo mille persone in fila per il pane. Le vittime potrebbero essere come in altri casi (ad esempio il “massacro di Tremsheh”), membri di gruppi armati utilizzati per creare un altro possibile casus belli contro il governo siriano. Il sito potrebbe in effetti essere stato bombardato dall’esercito, negli scontri che avvengono quotidianamente con l’opposizione armata, in ambito anche urbano, là dove la guerra è stata portata. Poiché non ci sono prove che fosse un centro per la distribuzione del pane al momento della tragedia, potrebbe essere stato uno spazio preso dai gruppi armati pe r fabbricare esplosivi ed essere esploso. C’è poi chi (come la radio Irib) sostiene che potrebbe essersi trattato di un colpo portato da una delle fazioni dell’opposizione all’altra, piazzando un ordigno in piena città.
Non si sa. Quel che è certo è che a causa della guerra, delle sanzioni, dei furti il pane scarseggia.
Abbondano invece le “notizie” di bombardamenti aerei su file per il pane e panifici: il Consiglio nazionale siriano, un po’ detronizzato dalla neonata Coalizione di Doha, denuncia alla tivù satellitare saudita un attacco a Homs con dieci bambini morti; e i Comitati di coordinamento di Homs parlano di un bombardamento aereo a Talbise, anche lì colpito un panificio (e un ospedale da campo) con vari morti fra cui bambini e donne. Anche lì, sul “chi, come, se, perché” non ci sono prove.
La disinformazione legittima l’ingerenza anche militare e quest’ultima aumenta la guerra e i morti, in un perfetto circolo vizioso.

CASI PRECEDENTI: GLI AEREI DI GHEDDAFI E IL MERCATO DI SARAJEVO

Ricordiamo en passant che la guerra Nato in Libia dovette molto, nella fase di preparazione anche mediatica, alle denunce senza prove circa i Mig governativi che massacravano manifestanti pacifici. Tutto falso, si è scoperto. Ben presto, ma troppo tardi.
Ricordiamo anche alcuni episodi a Sarajevo negli anni 1990. Citando Michel Collon, giornalista belga da tempo attivo sulle “menzogne di guerra”:
“Il 27 maggio 1992 una bomba uccide almeno sedici persone che facevano la coda davanti a una panetteria a Sarajevo; un centinaio i feriti. Subito vengono accusati gli assedianti serbi. Il Consiglio di Sicurezza Onu decreta sanzioni economiche contro quel che rimane della Jugoslavia, ovvero Serbia e Montenegro, accusata di appoggiare i serbi di Bosnia. Un’inchiesta sui responsabili, effettuata in seguito all’Onu, non verrà mai pubblicata. Il giornale britannico The Independent spiegò in seguito: ‘I responsabili delle Nazioni Unite e alti funzionari occidentali ritengono che alcuni dei peggiori massacri a Sarajevo, e anche la strage del pane, siano stati compiuti dai musulmani, difensori della città, e non dagli assedianti, per forzare un intervento militare occidentale’. (…) I due attentati che colpirono il mercato di Sarajevo nel febbraio 1994 e nell’agosto 1995 si possono far risalire alla stessa strategia. Il primo arrivò giusto per far fallire il piano di pace proposto dagli europei di fronte all’intransigenza degli Usa e del leader musulmano della Bosnia, Izetbegovic (la percentuale degli statunitensi favorevoli a un attacco armato contro i serbi passò d’un colpo da un terzo a oltre la metà). Il secondo legittimò i massicci attacchi contro le postazioni serbe intorno a Sarajevo”. Aggiungiamo che mesi dopo la prima strage di Markale, 5 febbraio 1994, Jasushi Akashi, delegato speciale ONU per la Bosnia, dichiarò alla Deutsche Presse Agentur che un rapporto segreto Onu aveva attribuito da subito ai musulmani la paternità della strage, ma che il Segretario Generale Butrous Ghali non ne aveva parlato per ragioni di opportunità politica. Poco tempo dopo Akashi venne rimosso dall'incarico.

Link dell'articolo originale:
http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1240


Sunday, 23 December 2012

UK Column: propaganda di regime sulla Siria‏

La seguente trascrizione è un estratto dal programma UK Column.
Brian Gerrish e Mike Robinson in studio, discutono gli ultimi sviluppi in Siria con Patrick Henningsen in collegamento.

Patrick Henningsen: C'è molto da discutere per quanto riguarda la Siria, ma ci sono stati alcuni cambiamenti nella scorsa settimana di cui vale la pena parlare: il primo è che Washington – il presidente Obama, tramite i suoi portavoce a Washington – conferma di stare dalla parte dell'opposizione, ma questa volta la qualifica, precisando che ci sono “buoni ribelli”e “cattivi ribelli”, ammettendo che ci sono anche i cattivi (che sono difatti piu numerosi dei buoni ribelli, e sono in realtà quelli che Washington e i loro alleati NATO e nei paesi del Golfo hanno sostenuto fin dall'inizio): quindi, cerchiamo di leggere tra le righe della propaganda, che originalmente cercava di instillare nel pubblico la nozione che ci fosse un movimento di riforma democratica in Siria, e che questo fosse il tema della ribellione: la verità è che questo “movimento di riforma” è tutto fuorché un movimento democratico, ma un movimento di guerriglia militarizzato sponsorizzato dall'esterno e sostenuto a molti livelli dalla NATO e dai loro alleati, i quali vogliono replicare ciò che avevano ottenuto in Libia: senonché è molto più difficile intervenire nello stesso modo utilizzato in Libia – che richiederebbe una No-Fly Zone, seguita da massicci bombardamenti per indebolire le strutture di sicurezza dello stato in Siria. Un'altra cosa interessante è che le voci sulle armi chimiche sono adesso in primo piano: si possono vedere i vari video che sono apparsi su YouTube: i terroristi dell'Esercito Siriano Libero che mostrano queste armi chimiche, implicando la loro intenzione di utilizzarli – con conseguenze devastanti. Ma se c'è mai qualcuno intenzionato a usare queste armi, non sarà certo il governo siriano – quello sarebbe un suicidio, perché darebbe all'Occidente il pretesto per un'invasione: ci sono poi dei rapporti che puntano al fatto che alcune di queste armi chimiche nelle mani dei guerriglieri ribelli siriani potrebbero provenire dalla Libia, e ci si dovrebbe domandare come siano arrivate dalla Libia fino in Siria: facevano parte dell'arsenale di Gheddafi? Inoltre, in scala più ampia, abbiamo parlato di Putin e Lavrov: io credo che la posizione della Russia sia stata molto coerente tutto questo tempo, e un fatto importante che Lavrov ha evidenziato è che nel regime di Assad, le minoranze etniche e religiose hanno sempre goduto di protezione nel paese, senza essere soggette a intimidazioni da parte di dottrine estremiste islamiche, come si è visto invece in altri paesi all'indomani della Primavera Araba: gli ebrei a Damasco sono stati protetti per parecchi decenni sotto il regime di Assad, cosi come i cristiani, i curdi e molti altri, quindi la Siria è (o era) una nazione-stato, prima ancora di essere altre cose - come “nazione islamica”, un califfato e così via: ma il piano dell'Occidente è di rovesciare il regime di Assad e rimpiazzarlo con regimi islamisti più estremi, il che garantirà disordini interni per molti decenni a venire. E se guardi il curriculum della Siria, per quanto riguarda i paesi confinanti (Israele per esempio), è un curriculum praticamente immacolato: la Siria ha onorato i trattati di pace per quanto riguarda le alture di Golan, per esempio; quindi, tutta questa campagna per dipingere Bashar al Assad come un dittatore di latta non ha funzionato molto bene, nonostante sia stata messa in moto attraverso i soliti canali di propaganda: il suo curriculum non mostra questi fatti, e nelle sue interviste viene fuori come molto forbito. Quello che sta succedendo, credo, è che stiamo vedendo un ritorno alle politiche di potere della Guerra Fredda – molto differenti da quelle della narrativa della Guerra al Terrore che hanno indirizzato le politiche estere dell'Occidente negli ultimi decenni: è una nuova arena quella in cui stiamo incappando

Mike Robinson: Vorrei evidenziare quest'ultimo articolo sul New York Times: sembra che [i media] siano sempre più disperati per trovare qualcosa contro Assad: ora lo stanno accusando di usare missili scud contro i ribelli; ufficiali del dipartimento di stato hanno dichiarato: “Abbiamo visto il regime siriano usare missili scud contro la sua stessa gente”: senonché, naturalmente, i ribelli – per la maggior parte - non sono esattamente la sua stessa gente.

Brian Gerrish: Vorrei solo aggiungere a tutto ciò un mio commento su una cosa che trovo molto interessante, e cioè che che non ci viene mostrata alcuna forma di materiale probatorio per sostenere queste dichiarazioni fatte nei media, che si tratti di media americani, britannici o intenazionali: considerando che gli americani dispongono di un'eccezionale sistema di sorveglianza, fotografia satellitare o sul territorio, sarebbe piuttosto semplice mostrare autentiche prove per corroborare le loro dichiarazioni: quindi, se effettivamente missili scud sono lanciati contro la popolazione, allora vorrei vedere le prove perché, ovviamente, adesso sappiamo che tutte le informazioni che furono a suo tempo utilizzate per giustificare l'invasione in Iraq erano corroborate da dossier di intelligence: per quanto completamente fittizi e adulterati fossero questi dossier, perlomeno qualcuno si era dato la pena di mettere insieme delle false prove e di diffonderle. Qui invece tutto ciò che abbiamo è un gruppo di media che spargono queste affermazioni, scopiazzate da dichiarazioni di vari portavoce . È per questo che io sono molto sospettoso quando li sento parlare di armi chimiche, di missili scud, di questo e di quest'altro senza alcun materiale corroborante.

Patrick Henningsen: Bisognerebbe ricordare quando, poco prima della Risoluzione 1973 sulla No-Fly Zone in Libia, ci fu l'ambasciatrice americana all'ONU Susan Rice – una posizione piuttusto in alto nella gererchia, direi – che faceva affermazioni al Consiglio di Sicurezza, secondo le quali Gheddafi stava distribuendo pillole di Viagra ai suoi soldati, incitandoli ad andare in giro a stuprare libici e libiche. Ora, tutto questo potrà sembrarti ridicolo adesso, ma quella storia era in sostanza ripetuta da tutti i media mainstream: quel tipo di menzogne ha il potere di influenzare l'opinione pubblica, che le storie siano ridicole o meno: permettono al pubblico di abituarsi a certe idee, cosicché, quando arriva il grande annuncio su una No-Fly Zone, o che si stanno per mandare truppe sul territorio, non c'è tutto quell'oltraggio da parte del pubblico come ci sarebbe senza quel background. Menzogne del genere ne abbiamo viste molte, soltanto l'anno scorso abbiamo visto la “storia-dei-bambini-strappati-dalle-incubatrici 2.0”, adattata alla Siria, e io ne aveva scritto a suo tempo: il livello di disinformazione è incredibile: per fortuna non ci sono soltanto i media mainstream, ma anche media un po' piu sani, che fanno un gran lavoro di debunking. Persino la BBC era stata colta con le mani nel sacco, cioe nell'atto di usare fotografie di massacri - attribuiti al regime di Assad - ma che in realtà erano state scattate in un altro paese e molto tempo prima.

L'intero programma si trova a questo link:

Friday, 14 December 2012

Chi ha diffuso il falso documento sul nucleare iraniano?

Il 27 novembre, la Associated Press ha pubblicato un dossier che avrebbe dimostrato che l'Iran stava sviluppando una bomba nucleare. L'agenzia stampa affermava che quasta indiscrezione era l'ultima di una serie di simili fughe di notizie ai media da parte di “ufficiali di un paese critico nei confronti del programma nucleare iraniano”. Tuttavia, l'autenticità del documento, contenente un diagramma che calcolava la forza esplosiva di una bomba nucleare, èadesso fortemente messa in dubbio. Un'analisi del documento trapelato, apparsa sull'ultimo numero del Bulletin of the Atomic Scientists lo ha definito estremamente grossolano oppure uno scherzo progettato da dilettanti. Il Bulletin, una pubblicazione specializzata fondata da fisici coinvolti nel Manhattan Project, ha dichiarato “poco probabile la realizzazione del documento da parte di ricercatori scientifici impiegati a livello nazionale”. La domanda ovvia a questo punto è chi abbia fatto trapelare il documento in questione e perché. Un articolo sul giornale britannico The Guardian cita anonime fonti tra “ufficiali nell'Occidente” i quali affermano che il diagramma, così come varie precedenti indiscrezioni di simile provenienza, sarebbe stato diffuso da Israele in un tentativo di suonare l'allarme e attirare pressioni internazionali su Tehran. Se così fosse, gli autori di questa “soffiata” si sarebbero dati la zappa sui piedi, al punto di aver messo in discussione la credibilità dell'inchiesta sul programma nucleare condotto dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA). In particolare perché il documento trapelato faceva parte di un dossier di informazioni segrete sul programma nucleare iraniano, messo insieme dalla IAEA, il quale formava a sua volta un insieme di informazioni atte a giustificare una nuova serie di penali e sanzioni imposte all'Iran dagli Stati Uniti e dall'Unione Europea a novembre del 2011. La domanda che molti ufficiali delle Nazioni Unite si stanno ora ponendo è, se questo documento dovesse effettivamente essere uno scherzo, come potrà a questo punto la IAEA garantire sulla veridicità degli altri documenti nel suo dossier iraniano. E Israele, con il suo un interesse personale nel convincere il mondo che il programma nucleare iraniano rappresenta una reale minaccia per i paesi confinanti, è costantemente attivo nel fornire simili falsificazioni alla IAEA? Un non meglio identificato diplomatico UE che ha rilasciato una dichiarazione al Guardian ha assicurato il quotidiano che il documento “è solo un piccolo fotogramma di ciò su cui la IAEA sta lavorando, nonché parte di una ben più vasta collezione di dati provenienti da multiple fonti”.Il diplomatico ha aggiunto che la IAEA era a conoscenza del “grave errore” in quel particolare documento ancora prima che fosse diffuso nei media. Il giornale, con sede a Londra, cita anche David Albright, un esperto nucleare all'Institute for Science and International Security a Washington, il quale ha affermato che “chiunque [abbia trapelato il documento] ha messo a repentaglio la credibilità della IAEA e le ha reso il lavoro più difficile”.

Originariamente pubblicato il 13 dicembre su IntelNews.org

Saturday, 8 December 2012

Un inquietante video su YouTube mostra ribelli che testano armi chimiche in Siria

Apparso originariamente su Siria Tribune il 7 dicembre 2012.

Mentre il Presidente Obama è tutto impegnato a parlare di armi chimiche in Siria, uno sconcertante video apparso ieri su YouTube mostra ciò che si direbbe un gruppo di ribelli nell'atto di testare delle armi chimiche su due conigli in un laboratorio, minacciando poi di usarli contro civili siriani in un contesto settario.
All'inizio del video (vedere qui) si vedono delle scene che mostrano diversi contenitori etichettati Tekkim (la Tekkim è una compagnia chimica turca) e materiali in un laboratorio, mentre si possono sentire slogan Jihad in sottofondo. Appare poi una bacheca di vetro con dentro due conigli, e dietro c'è un poster appeso al muro con la scritta La Potente Brigata del Vento (Kateebat A Reeh Al Sarsar). Una persona con la maschera mescola sostanze chimiche in una provetta nella bacheca, da cui inizia a uscire un gas. Dopo circa un minuto, I conigli cominciano ad avere le convulsioni e muoiono. La persona dice: “Avete visto che cosa è successo? Questo sarà il vostro destino, Alawiti infedeli, giuro su ALLAH che vi farò morire come questi conigli, un minuto dopo che avrete inalato questo gas”.
A giudicare dalla reazione dei conigli, il gas sembrerebbe un agente nervino. Il numero di contenitori, sempre che non si tratti di un bluff, porta a pensare a una capacità di produrre grandi quantità di questo gas. Il suo utilizzo potrebbe essere attuato tramite un fumigatore in una zona strategica, un'esplosione - magari in una missione suicida - di un'auto “chimica”, oppure usando semplicemente un umidificatore.
Questo allarmante video fa sorgere molte serie: chi sarebbe questa “brigata”? Quale sarà la reazione della NATO se questo dovesse risultare un gruppo ribelle? Verrà utilizzato questo pericolo come falso allarme in un pretesto per giustificare una guerra contro la Siria? E come ha fatto questa “brigata” a procurarsi delle armi chimiche del genere? Ci sarà un commento da parte della Tekkim, o del governo turco? Qual è il legame tra questo fatto e la sconfitta dei combattenti ribelli all'aeroporto? Domande che per il momento non hanno risposta finchè non vedremo lo sviluppo di ciò che minaccia essere un orripilante nuovo capitolo del conflitto siriano.

Il modo sbagliato di esercitare i propri diritti

di Rinaldo Francesca
 
In un fulgido esempio di leadership nell'impegno per il rispetto e la promozione dei Diritti Civili e Politici, gli Stati Uniti sono riusciti a passare una Risoluzione sulla Libertà di Riunione e Pacifica Associazione al Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra il mese scorso.
D'accordo, il titolo di per sé è un po' lunghetto; tuttavia, alla luce di sviluppi attuali in quello che è comunemente noto come il mondo reale, c'era ancora spazio per una piccola clausula che, francamente, si ha l'impressione non avrebbe stonato; magari qualcosa come: A Meno Che, Naturalmente, Non Si Tratti Del Tipo Di Riunione e Pacifica Associazione Che Non Ci Piace Molto.
Prendete il leader del partito pachistano Pakistan Tehreek-e-Insaf (Movimento per la Giustizia) Imran Khan, che ha cercato di organizzare una marcia nel Waziristan del nord all'inizio di ottobre, ed è stato recentemente punito dagli Stati Uniti per aver tentato di esercitare proprio quel diritto fondamentale.
Avere l'ardire di protestare gli attacchi dei droni in territorio pachistano, una tattica che è finora costata la vita a 248 persone solo nel 2012 – stando a stime arrotondate per difetto era destinato a diventare duro da mandar giù per le autorità statunitensi: la punizione riservata a Khan è stata celere.
In rotta verso gli Stati Uniti la scorsa settimana, è stato prelevato da un aereo in Canada, dopodiché detenuto e interrogato da ufficiali doganali USA – una mossa il cui impeccabile tempismo ha fatto sì che Khan non riuscisse a partecipare a un pranzo organizzato per raccogliere fondi, e al quale avrebbe dovuto partecipare a New York.
Naturalmente, l'allarme delle autorità d'immigrazione statunitensi è stato giustificato dalla portavoce Joanne Ferreira, la quale ha rilasciato una dichiarazione in cui si evidenziava il dovere di “proteggere i nostri confini, la nostra popolazione e i nostri visitatori contro coloro che vogliono farci del male, come terroristi, armi terroriste, criminali e contrabbandieri”.
Ora, considerando che il signor Khan ha una fedina penale pulita, non cercava di
contrabbandare merci su suolo americano e non aveva al séguito “armi terroriste” (da non confondere con armi convenzionali che sono – com'è noto – innocue), questo episodio porta a concludere che deve essere stato considerato un terrorista. Ecco un concetto che vale la pena esplorare.
Secondo alcuni, l'umiliazione inflitta a Khan è stata in parte il risultato di una mossa di PR
da parte di una lobby chiamata American Islamic Leadership Coalition, che aveva scritto una lettera aperta alla Segretaria di Stato Hillary Clinton, facendo pressione a che si desse a Khan una lezione esemplare. Sia come sia, l'AILC ha senz'altro saputo tirare tutti i fili giusti: nella lettera, Khan viene descritto come “anti-americano” e sostenitore sia delle azioni dei Talibani che del comportamento di sfida tenuto dall'Iran – affermazioni a effetto che non falliscono mai nel provocare beate risate. Come tutti ricordano, proprio come l'Oceania è sempre stata in guerra con l'Eurasia, gli USA sono sempre stati in guerra con i Talibani, quindi dimentichiamo per il momento i giorni felici in cui i Talibani erano calorosamente benvenuti a trattare con diplomatici americani nelle negoziazioni per quella famosa condotta per petrolio e gas naturali – finché tutto non crollò nel luglio del 2001.
Ciò che è più interessante al momento è l'anatema dell'appoggio all'Iran – un paese che, per il dispiacere dei governanti USA, a tutt'oggi si rifiuta di mettersi in ginocchio.
La lettera riporta che Khan avrebbe detto: “Confrontare gli Stati Uniti non ci danneggerà.
Guardate l'Iran: che cosa sono riusciti a fare contro l'Iran, un paese che non ha nemmeno
armi nucleari?”
Allora dev'essere questo il problemino.
Non sia mai che il Pakistan riguadagni la propria sovranità nazionale e si metta ad
abbattere i droni. Come se non fosse già abbastanza dover tollerare il comportamento
insolente dell'Iran – un paese che ha la faccia tosta di osar proteggere i propri confini e la
propria popolazione contro possibili attacchi da parte di noi, pacifiche nazioni del Mondo
Libero; o, per citare direttamente il Dipartimento di Difesa americano: “Il programma nucleare dell'Iran e la sua intenzione di tenere aperta la possibilità dello sviluppo di armi nucleari è la parte centrale della sua strategia deterrente[enfasi aggiunta].
Allora avete capito: esercitate i vostri diritti fondamentali ma, se non volete guai con le autorità americane, assicuratevi perlomeno di esercitarli sotto l'insegna indicata.
Link dell'articolo originale:



 
 

 

 
 

 
 

 
 

 

Il 'Chi?' Errante - parte 5


Eccovi la quinta parte di un'intervista che ho fatto all'amico, musicista, pensatore e attivista Gilad Atzmon a settembre dell'anno scorso (peraltro già apparsa sul suo sito).
A breve – tempo permettendo – una versione sottotitolata.




Thursday, 18 October 2012

Mr. Neuer: un PR per Israele che piace e fa sognare


di Rinaldo Francesca

Originalmente pubblicato il 27 settembre 2012
 
Non temete, tribù di Àp0ti: credevate davvero che Vi avremmo lasciati digiuni di aggiornamenti, proprio all'indomani del famoso Tema 7 al Consiglio dei Diritti Umani, qui a Ginevra?

Tema 7 (o Agenda Item 7), per chi fosse curioso, è naturalmente il punto a cui vengono ricondotti tutti i problemi - e relativi sviluppi - attinenti a quella che viene chiamata “La Situazione dei Diritti Umani in Palestina e Altri Territori Arabi Occupati”. Ma nulla di tutto questo dovrebbe far aggrottare le folte sopracciglia dei nostri amici tifosi dello Staterello con la Stella, per carità: infatti Israele – uno stato la cui presenza a queste sessioni sarebbe eventualmente preferibile, trattandosi del perpetratore della suddetta occupazione – ci ha da tempo reso noto quanto consideri irrilevanti simili bazzeccole, boicottando queste ultime due sessioni consecutive del Consiglio e ritirandone i suoi delegati da marzo di quest'anno. Ebbene sì, è in qualche modo difficile scacciare dalla mente l'immagine dei suddetti delegati israeliani nell'atto di sghignazzare beatamente nei loro uffici, mentre al Consiglio dei Diritti Umani 27 Stati Membri, 20 Stati Osservatori nonché 23 ONG si dichiarano costernate, allarmate, indignate etc. a come Israele si pulisca disinvoltamente la suola delle scarpe con i diritti umani dei palestinesi da memoria d'uomo.

Ahi, quante cose abbiamo ancora da imparare!

Prendete l'argomento principale del Tema 7 a questa sessione: “Il Rapporto Goldstone Tre Anni Dopo: E mmo'?” - o qualcosa del genere.

Richard Goldstone, non abbiamo bisogno di ricordarVi, è quel tal giudice che fu tre anni fa a capo di una missione per investigare per conto dell'ONU i possibili crimini di guerra e le violazioni di diritti umani durante l'Operazione Piombo Fuso, in cui le IDF riuscirono a totalizzare un punteggio di circa 1400 morti tra gli abitanti di Gaza, all'immarcescibile insegna dell'autodifesa. Implacabilmente, nel suo rapporto di 575 pagine, Goldstone identificò – fra altre cose - attacchi indiscriminati da parte delle Forze Armate Israeliane, che portarono a perdite e ferimenti di civili (capitolo X), attacchi deliberati contro la popolazione civile (capitolo XI), attacchi sulle fondamenta della vita civile a Gaza (capitolo XIII) e uso di civili palestinesi come scudi umani (capitolo XIV).

Orbene, tre anni son passati e... che ne è stato di tutte le raccomandazioni nel rapporto? In particolare quella al paragrafo 1767, oltremodo comica, e rivolta al pubblico ministero della Corte Penale Internazionale (come se ci si aspettasse sul serio che suddetto tribunale muoverebbe mai un dito contro i suoi migliori amichetti)?

Un bel nulla, cari amici, il che ci illustra quanto ancora abbiamo da imparare: tsk, noi che credevamo che ammazzare del più e del meno un migliaio e mezzo di persone potesse avere delle conseguenze nel mondo reale, indipendentemente dall'assassino! Quale ingenuità.

L'unica conseguenza è stata che Israele si è offeso, e adesso a queste pagliacciate delle sessioni del Consiglio dei Diritti Umani non ci mette più piede. Ben ci sta, là, l'ho detta!

Questo non vuol dire – si badi bene – che la Sala del Consiglio non sia comunque popolata da portavoce, come potremmo dire, non ufficiali, dello staterello con la stella, variopinti uffici di public relations bene o male camuffati da organizzazioni non-governative, etc.

E tocca dunque adesso all'adorabile portavoce di UN Watch Hillel Neuer (foto) il compito di farci sognare, con la sua puntigliosa aria da primo della classe semplicemente irresistibile. Sapete, è confortante sapere che ci sono persone come lui là fuori, che non esitano a prendere il coraggio a quattro mani e parlare a nome del tanto bisfrattato Israele, anche quando Israele stesso se ne strafrega di presentarsi alle sessioni dove è chiamato in causa per i danni che ha combinato. E di coraggio, diciamocelo francamente, ce ne vuole davvero tanto, considerato il rischio reale di coprirsi di ridicolo – che Hillel però, da buon professionista, affronta con non-chalance.

Qui potete apprezzare la performance di Mr. Neuer, nella quale è impossibile non ammirarlo per le dolorose contorsioni che infligge alla più elementare logica, pur di riuscire a spezzare una misera lancia a favore dell'illustre assente.

I più affezionati tra i nostri lettori ricorderanno che poco più di due anni orsono, in occasione del massacro della flottiglia di pace, pubblicammo un articolo in cui ci dilettavamo a esaminare le sopraffine tecniche di questi abili venditori di paccottaglia per passare crimini di guerra e violazioni di diritti umani sotto l'etichetta di “sacrosanto-diritto-di-difendersi-o-qualche-balla-del-genere”. Beh, il copione qui non è molto dissimile e, se Vi va, potrebbe essere questa un'opportunità per un po' di cheap fun. Procediamo.

Hillel debutta ricordandoci per quale motivo Israele non si fa più vedere al Consiglio dei Diritti Umani. Opperbacco – penseranno i suoi piccoli lettori – sarà per caso a causa della palese indifensibilità dell'occupazione (in violazione di un chilo e mezzo di risoluzioni del Consiglio di Sicurezza), o del blocco a Gaza (in violazione dell' articolo 33 della 4° Convenzione di Ginevra), così come degli insediamenti dei coloni ebrei in Palestina (violazione dell'articolo 49 della 4° Convenzione di Ginevra, ultimo paragrafo), o del muro di segregazione in Cisgiordania, dichiarato contrario al Diritto Internazionale dalla Corte Internazionale di Giustizia in un'opinione consultativa risalente al lontano 2004 (quattordici voti contro uno)?

No-no-no signori miei: è perché, secondo Neuer, il Tema 7 si concentra esclusivamente sulle violazioni perpetrate da Israele – per un'intera giornata, si badi bene – mentre al resto del mondo vengono dedicate fugaci sedute durante le varie sessioni del Consiglio; affascinante come non passi nemmeno per lo zerbino del cervello di Mr. Neuer di ricordare che il Tema in realtà concerne i Diritti Umani dei palestinesi (ah già, quelli lì! Vabbe', ma chissenefrega di quelli lì?), che vivono sotto un'occupazione permanente da 45 anni (e in realtà da almeno il doppio, per chi avesse voglia di studiare la Storia): no, a quanto pare quello che proprio non va giù al Neuer è che con il peccato si nomini anche il peccatore: un ragionamento sopraffino.

Successivamente, Hillel passa a prendere a calci il Rapporto Goldstone: perché poi?

Aah, perbacco, ma perché – ci assicura Hillel – lo stesso Goldstone ne prese le distanze un anno e mezzo fa, ritrattandone le accuse principali. Per citare direttamente l'autore (Hillel Neuer, in questo caso, che si mette a fare da ventriloquo per un assente Richard Goldstone): “Se avesse avuto allora a disposizione le informazioni di cui dispone oggi, non avrebbe mai adottato quel rapporto”. E di quali informazioni dispone oggi Richard Goldstone, che gli erano sconosciute allora, Hillel Neuer? Puoi spiegarcelo, gioia?

No, a quanto pare no. E allora tocca ad Àp0ti colmare questo vuoto: se Richard Goldstone solo avesse saputo a quante intimidazioni, pressioni, minacce e calunnie le lobbies sioniste avrebbero esposto lui e la sua famiglia a causa della pubblicazione del rapporto, allora il suddetto Goldstone si sarebbe guardato bene da rimetterci il fegato e la salute, e si sarebbe detto: “All'inferno la giustizia!”. Ecco – per chi se lo fosse chiesto – in quale chiave di lettura suggeriamo di interpretare questa “presa di distanza”. Senza contare che Hillel sa benissimo (anche se spera non lo sappia la sua audience) che in realtà gli autori del rapporto che lui si ostina ad attribuire esclusivamente a Goldstone furono in realtà quattro, e che gli altri tre co-autori (Hina Jilani, Christine Chinkin e Desmond Travers) non hanno preso le distanze da un fico secco. Come la mettiamo, Hillel?

La parte migliore però, come spesso avviene, arriva alla fine, quando un istrionico Hillel Neuer tira fuori dal suo magico cappello lo Special Rapporteur sulla Situazione dei Diritti Umani in Palestina e Altri Territori Arabi Occupati Richard Falk, ricordandoci che si tratta di un cattivone perché a quanto pare non si è bevuto la storiella ufficiale della Commissione sui fatti dell'11 Settembre. Attenzione, non è che la menzione dello Special Rapporteur (o la sua opinione sul 9/11 Report) in questa sede abbia la benché minima attinenza con alcunché, si badi bene: infatti, non solo Richard Falk non era presente a questa sessione del Consiglio (l'ultima volta che lo si è visto da queste parti si era all'inizio di luglio!), ma la sua presenza non era nemmeno prevista!

Eh già, cari Àp0ti, qui siamo ai livelli demenziali che questo mese si erano visti soltanto negli USA, alla convenzione dei Repubblicani in quel di Tampa (Florida), laddove un senile Clint Eastwood si è rivolto a una sedia vuota per un quarto d'orafinché la sedia stessa, esasperata, non lo ha mandato a farsi f*ttere. In questo caso però, questo dénouement è mancato.

Àp0ti da Ginevra: questo è tutto per oggi. Passo e chiudo.

Manifattura del Dissenso: la verità sulla Siria - seconda parte

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Intervento USA sulla Siria... verbale - per ora


di Rinaldo Francesca

Originalmente pubblicato l'11 settembre 2012

È con un po' d'emozione che qui alla redazione di Àp0ti Vi rendiamo edotti di quanto i nostri umettati occhi hanno avuto modo di vedere ieri, alla gloriosa apertura della ventunesima sessione del Consiglio dei Diritti Umani, qui al palazzo dell'ONU in quel di Ginevra.

Tali e tante sono state le perle che ci sono state offerte: toh, per esempio l'intervento dell'Italia, nel quale ci è stato ricordato come per il Balpaese i Diritti Umani non siano solo un imperativo morale, no-no-no, ma anche e soprattutto un motore per cambiamenti sociali – e sarà forse per questo, infatti, che l'Italia non si fa più viva a Palazzo Wilson, da quando ha subìto un cazziatone dal Comitato per i Diritti Umani nel 2005, per via della sua tendenza a far finta di niente quando macellai della Diaz (GE – 2001) ottenevano premiucci e promozioni varie... e adesso a ripresentare un rapporto al suddetto Comitato non ci pensa neanche, tant'è che si trova in ritardo di tre anni...

Alle volte, sapete com'è...

Ma non è di questo che desideriamo parlarVi: a rischio di fare un torto a tutti gli altri pressanti fattarelli in giro per il mondo – e di finire sul ripetitivo – vogliamo qui riaprire una finestra sulla Siria: anche perché, come saprete, qui si stanno preparando risoluzioni e mandati di comparizione alla Corte Penale Internazionale (tramite segnalazione ad Assemblea Generale... ma perché tediarVi con la procedura?)

Orbene, prevedibilmente, l'attuale sessione del Consiglio si è aperta con i riflettori fermamente puntati sulla Siria, con decine di delegati che hanno espresso la loro costernazione agli allarmanti, ultimi sviluppi. Fra tutti però, soltanto uno è l'intervento che meriti veramente a pieno titolo l'appellativo di “capolavoro”, a nostra modesta opinione: quello dell'ambasciatrice americana Donahoe (sorpresa-sorpresa), in parte per quello che ha detto, e in parte per quello che ha accuratamente evitato di dire. Vediamo un po'.

Eileen Chamberlain Donahoe, senza menare tanto il can per l'aia, ci ha rammentato che sì, d'accordo, fa sempre bene ricordare diritti umani e tutta quella roba, stragi e tragedie... a patto però di non dimenticare che cosa c'è davvero a monte di tutto questo: vale a dire “un brutale regime [che] ha scelto di reagire con la violenza e tattiche prive di coscienza contro delle manifestazioni pacifiche”. Questo, per chi avesse difficoltà a leggere tra le righe, significa - e ricordiamocelo bene, come suggerisce la Donahoe – che anche per la Siria è arrivato il momento di un caro, vecchio cambio di regime.

E, a quanto pare, le delegazione USA doveva veramente pensare di avere davanti un pubblico un po' duro d'orecchie, visto che un paio d'ore dopo la stessa ambasciatrice si è presentata anche a un evento ad hoc sullo stesso tema, reiterando nuovamente lo stesso, identico discorso (ho avuto il piacere di partecipare a entrambi gli eventi).

E quindi insomma, per chi non lo avesse capito, qui c'è un regime brutale che va cambiato e, ovviamente, questa è la priorità.

E, in effetti, che i Diritti Umani non fossero in cima alla lista degli USA, in questo caso specifico, lo avevamo anche subodorato: perché, suvvìa, se così fosse, eventualmente – che ne dite – la CIA non starebbe fornendo supporti tattici e logistici ai ribelli già dal mese scorso in via ufficiale (e in via ufficiosa, chissà da quanto tempo), non Vi pare? Quei ribelli, detto per inciso, che stando al rapporto della Commissione ONU, che la stessa Donahoe non smette mai di citare, si sono macchiati di crimini di guerra ed esecuzioni sommarie (paragrafo 60), violazioni dei diritti dei bambini (paragrafi 114-5), violazioni del Diritto Umanitario Internazionale e di tortura (paragrafo 134). No?

E queste, cari amici Àp0ti, sono per l'appunto le cosucce che la delegata USA evita accuratamente di dire. Tanto che, quando tuona contro il clima d'impunità che la comunità internazionale non può permettersi di tollerare, etc. etc., l'ascoltatore è inevitabilmente portato a ritenere che i fantomatici “perpetratori” che gli USA sono risoluti a trascinare di fronte alla Corte Penale Internazionale siano esclusivamente i membri delle forze dell'esercito siriano e paramilitari (Shabbiha), mentre si tace disinvoltamente sui cosiddetti “ribelli”.

E siete altresì pregati di ignorare gli ultimi 11 anni di storia (11 anni esatti, per la precisione), nei quali i portavoce delle ultime due amministrazioni USA in tutto il mondo ci hanno quotidianamente strombazzato l'assoluta priorità di “stanare Al-Qaida”, ovunque si trovasse, e non dare quartiere alle Forze del Male, bla-bla-bla...

Eh sì perché – altro piccolo dettaglio – il sunnominato rapporto della Commissione ONU evidenzia eccome che “il più importante [gruppo ribelle] è il Al-Nusrah Fronte per il Popolo del Levante, un gruppo che avrebbe legami con Al-Qaida, e che ha rivendicato parecchi attacchi, tra i quali attentati suicidi contro forze del governo e alti ufficiali (paragrafo 30).

Che dite, gli sarà sfuggito?

A presto, con nuovi aggiornamenti.

Un abbraccio da Ginevra.

Manifattura del Dissenso: la verità sulla Siria - prima parte

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Qui la seconda parte

Ma cosa v'imparano a squola?



Questa bambina ha già imparato la lezione più importante

 

Vagina Riot? I don't buy it!


di Rinaldo Francesca

Originalmente pubblicato il 6 settembre 2012

Eh già cari amici Àp0ti, mi duole informarVi che, dopo aver passato qualche settimana a non riuscire a visualizzare correttamente un web browser senza trovarmi faccia a faccia con una qualche шлюха in passamontagna, dopo aver letto le eroiche imprese delle PR, rappresentanti del Kollettivo VOINA -Война (арт-група), dallo strillazzare in una chiesa ortodossa, dare un tono un po' più sexy a un museo, inventarsi un nuovo, innovativo contenitore per trasportare i polli, per non parlare del capolavoro artistico (che deve aver indubbiamente sequestrato anni e anni di vita del suo autore, passati a studiare meticolosamente i modelli neoclassici e le proporzioni vitruviane), rappresentato dal dipingere con vernice spray un immenso pene sul ponte di San Pietroburgo, sono giunto alla conclusione che...

delle PR non me ne po' ffrega' dde meno.

Eh sì che conosco un fotografo – che lavora nientepopodimeno che per Reuters – il quale segue il Voina da un bel pezzo, da quando i suoi componenti erano sconosciuti e squattrinati... insomma, per capirci, da prima che misteriosi benefattori internazionali pagassero loro gli avvocati per la difesa al processo. E di tali e tanti benefattori internazionali se ne sono fatti avanti parecchi ultimamente, da Amnesty International, alla Open Society (wow, surprise-surprise), fino alle immancabili celebrità, nostre perenni fonti d'ispirazione e modello di vita, da Madonna a Alicia Silverstone – indimenticabile interprete del capolavoro noir Ragazze a Beverly Hills (1995) e autrice di una esilarante lettera, personalmente indirizzata a Vladimir Putin, nella quale redarguiva il leader russo per non essersi premurato acciocché un menù vegan fosse messo a disposizione di Maria Alekhina (componente delle PR) durante il suo soggiorno nelle patrie galere. 

D'altronde, com'è noto, le adorabili PR si trovavano in custodia cautelare dal lontano febbraio; tuttavia (ma tu guarda un po' il caso!) la stampa internazionale si è sentita in dovere di mostrare la sua santa costernazione all'infame prigionia solo pochi giorni dopo che il parlamento russo aveva passato – quasi all'unanimità – una legge che limitava l'operato delle Organizzazioni Non-Governative che, pur operando in Russia, fossero risultate finanziate dall'estero. Alle volte le coincidenze...

Eppure, onestamente, m'importa sega.

Però giuro, la prossima volta che mi capita di vedere un ignorantone di giornalista o blogger utilizzare pigramente la trita – e totalmente sbagliata – espressione “fighette riottose” (o varianti), è la volta che sbotto sul serio e mi dò anch'io alla Porn-Pop-Kultur-Art post-retro-kitsch (intesa come lotta al sistema, ça va sans dire), cominciando magari dalla defecatio su uno dei terminali pubblici a disposizione qui al Palazzo dell'ONU, dove mi reco quotidianamente (tie', che Ve ne sembra come international exposure?)

Eh no perché ragazzi, dagli ignorantissimi giornalisti mainstream italiani me lo aspettavo anche, quelli che non ne azzeccano una ma neanche per sbaglio (giusto per gradire, l'aggressione contro la Libia a marzo dell'anno scorso – chiamata Odyssey Dawn – venne tradotta in Italia come Odissea all'Alba... non perdiamo mai un'occasione neh?)... Ma dai bloggers – quelli seri perlomeno – no, questo no! Passi l'ignoranza linguistica, ma cerchiamo almeno di fare compitini di storia, no? Vi risulta che quelli che vennero chiamati Bread Riots, ovvero le rivolte per il pane (pensate ai Promessi Sposi, o i Bread Riots negli Stati Uniti, 1710 e 1863, quelli che precedettero la Rivoluzione Francese, fino ad arrivare a quelli globali del 2007), Vi risulta che siano studiati come Le Pagnottelle Riottose?

E Vi assicuro che quando si legge di un prison riot, la prima immagine che viene in mente non è quella di un “carcere riottoso”, ma di una rivolta di galeotti.

Siete pregati di redigere i Vs. appunti alla luce di questa nuova informazione. Àp0ti Ve la dà gratis.

 
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